Vogliamo volare alto ma siamo costretti a indossare maschere | Rizzoli Education

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L’inclusione a scuola nasce dalla didattica quotidiana. PariPasso è il nuovo progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione a scuola e alle pratiche di didattica inclusiva, pensate per supportare insegnanti e studenti in percorsi di apprendimento equi e accessibili. Il progetto promuove una scuola inclusiva che valorizza le differenze e sostiene la crescita cognitiva, emotiva e digitale di tutte e tutti.

Ultimamente, non so voi, ma più passa il tempo, meno le domande che mi sento porre si discostano da: «Hai già un’idea di che facoltà universitaria scegliere?», «Che lavoro pensi di voler fare quindi?», o «E vuoi fare di questo la tua vita, la tua professione?»; al contrario, è sempre più raro sentirsi chiedere: «Quali sono i tuoi sogni?», motivo per cui è sempre più difficile rispondere a questa domanda. Considero entrambe le modalità una dimostrazione di interesse nel comprendere chi si ha davanti, ma per quanto la prima sia concentrata sul futuro concreto e raggiungibile, proprio per questo motivo si basa molto sull’apparenza e confronto con la realtà che ci obbliga a stare con i piedi ancorati al terreno, senza tener conto che sotto di noi il cemento è ancora fresco e tiene intrappolati; la seconda si rivolge più all’astratto, passioni, emozioni, desideri dettati dal nostro vissuto. È ignoto, eppure autentico, e caratterizza la persona che siamo. Eppure, essere concreti è l’unico modo di sopravvivere. Avere prospettive e sogni costa. In un mondo di beni materiali, i desideri sono diventati un intralcio. Cercare risposte su cosa vorremmo fosse la nostra strada è un rischio. «E se puntassi a volare troppo in alto? La caduta farà male?», ci chiediamo senza tenere in considerazione che noi le ali non le abbiamo, e saranno le scale a portarci gradino dopo gradino alla meta più importante: essere noi stessi. Veniamo privati della possibilità di scovare sentimenti in noi, come fossero debolezze. Veniamo privati della possibilità di mostrarci umani e ritrovarci, riconoscerci l’uno nell’altro. Sarà che ho una prospettiva diversa, sarà che sono cresciuta un pochino, ma dal covid, tempi nei quali i social sono esplosi, uno strumento che doveva servire a comunicare è diventato un’apparenza dietro la quale nascondersi e le persone sono diventate ancora più fredde. Si «vive» il presente sempre di più per gli altri, provare emozioni – positive o negative – è un’erbaccia da estirpare. Ci si concentra sul far parte del mondo senza darsi l’opportunità di trovare un proprio spazio in esso per rivelare la propria autenticità. Nascondersi dietro una maschera per paura di essere feriti a pelle scoperta è diventato una necessità e l’apprezzamento degli altri è diventato l’unico obiettivo da poter/voler raggiungere. Ricerchiamo una perfezione che non arriverà mai; ricerchiamo una perfezione inesistente che annulla la nostra storia e identità. È vero, attorno abbiamo un mondo, non sarebbe però un bene ricordarsi che pure noi ne facciamo parte? Desideriamo goderci il momento senza le angosce di non stare dietro alla frenesia del mondo, desideriamo un futuro dove poter trovare noi stessi, desideriamo poterci vivere il presente e sperare in un futuro, e forse l’unico modo per renderlo reale è dare innanzitutto la possibilità a noi stessi di farlo.

Fondazione Bullone

Fondazione Bullone è un Ente del Terzo Settore, fondato nel 2012, che accompagna adolescenti e giovani adulti con esperienze di patologie importanti alla riscoperta della propria identità oltre la malattia, costruendo insieme percorsi di reinserimento nella vita sociale e professionale. Il Bullone, nato a dicembre 2025, è il loro mensile.

Questo articolo è stato pubblicato sul Bullone di aprile 2025.

Puoi scaricare l’ultimo numero de Il Bullone qui.

Recapiti
Andrea Padovan