La forza della diversità delle organizzazioni e delle istituzioni: il futuro di JEOD secondo Massimiliano Vatiero - Euricse

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Economia delle istituzioni, policentrismo e futuro della ricerca: Massimiliano Vatiero, Editor-in-Chief di JEOD, la rivista scientifica pubblicata da EURICSE, accreditata ANVUR e indicizzata in Scopus, delinea la sua visione sul futuro del Journal ispirandosi all’eredità di Carlo Borzaga e rilanciando la centralità delle analisi su diversità istituzionale e organizzativa.

In un tempo che rincorre soluzioni semplici e modelli unici, cosa significa difendere e rilanciare il valore della diversità come condizione di resilienza e innovazione?

Il percorso scientifico e accademico di Massimiliano Vatiero affonda le sue radici nell’economia delle istituzioni e nel dialogo costante tra diritto ed economia. Un itinerario di ricerca maturato anche attraverso l’incontro con Carlo Borzaga, tra i più autorevoli studiosi di cooperazione ed economia sociale, nonché fondatore di EURICSE e della rivista JEOD. «Borzaga non è stato formalmente un mio professore», racconta Vatiero, «ma abbiamo avuto modo di conoscerci, di leggerci e di stimarci; inoltre il clima intellettuale che ha contribuito a creare a Trento ha avuto un ruolo decisivo quando, nel 2018, ho scelto di rientrare in Italia dall’Università della Svizzera italiana. Qui ho trovato un ambiente attento ai temi che mi interessavano e un dialogo fecondo tra economisti, giuristi e sociologi». Per Vatiero l’economia delle istituzioni è un terreno di incontro tra discipline diverse: è lo studio delle regole, formali e informali, che permettono a una comunità di organizzarsi. «Le istituzioni servono a ottimizzare l’uso di risorse e mezzi per raggiungere fini sociali che emergono dal dibattito pubblico. Il compito dell’economista è verificare che le risorse non siano sprecate—un valore assai rilevante in un mondo di scarsità naturali e non solo—e comprendere come poter intervenire per consentirne un utilizzo più efficiente».

 «Non esiste un assetto istituzionale ottimale sempre e ovunque: la diversità istituzionale rappresenta una risorsa preziosa»

Questo sguardo ha inciso profondamente sulla visione che Vatiero intende imprimere al Journal of Entrepreneurial and Organizational Diversity (JEOD), di cui dal luglio 2025 ha assunto il ruolo di Editor-in-Chief. «Quando mi è stato proposto di assumere la direzione della rivista», racconta, «ho cercato anzitutto di comprendere i valori fondativi e la missione voluti dal prof. Borzaga. Mi ha colpito soprattutto il termine “diversity” nel titolo del journal: un richiamo esplicito alla diversità delle organizzazioni, delle istituzioni e delle forme di governo». Non a caso, l’editoriale a sua firma pubblicato nell’ultimo numero del 2025, insiste proprio sulla centralità delle analisi scientifiche sulla diversità delle forme organizzative, delle istituzioni e dei modelli di governance. «Non esiste un assetto ottimale, sempre e ovunque» – osserva Vatiero – «Gli assetti istituzionali e organizzativi non sono un free lunch: comportano inevitabilmente sia costi di transazione sia trade-off (nel gergo economico) talvolta anche tra valori etici, che devono essere attentamente ponderati prima di scegliere quale soluzione adottare. È proprio per questo che la pluralità e la diversità delle soluzioni istituzionali e organizzative rappresentano un vantaggio prezioso: ampliano la gamma delle opportunità, tra cui una società può orientarsi consapevolmente e scegliere». Questa prospettiva richiama il policentrismo teorizzato da Elinor Ostrom, prima donna insignita del Nobel per l’Economia (ed ha anche fatto parte del comitato scientifico della rivista): sistemi di governance multilivello in cui diversi poli decisionali si coordinano senza contraddirsi l’un con l’altro. Il policentrismo significa che non vi sia un solo centro decisionale (come nelle forme di pianificazione statale), ma neppure che esistano esclusivamente relazioni anonime, frammentate e apparentemente anarchiche dal basso (come nel mercato); esso consiste piuttosto in una configurazione armonica tra autonomia locale, coordinamento orizzontale e verticale, regole formali e informali e dunque una distribuita ma effettiva capacità decisionale.

«La ricerca non dovrebbe essere esclusivamente induttiva, appiattita su metodi di analisi dei dati, né puramente deduttiva, chiusa in astrazioni teoriche. Occorre invece valorizzare il pensiero abduttivo»

Per dare concretezza a questa visione, Vatiero richiama l’esperienza storica delle Regole d’Ampezzo (la cui Ciasa de Ra Regoles è apparsa con particolare evidenza anche durante l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina), antiche forme di autogoverno comunitario fondate su proprietà collettiva, regole condivise e controllo reciproco che per secoli hanno amministrato boschi e risorse locali. «È un esempio classico di organizzazione policentrica: più livelli decisionali che si integrano tra loro senza dipendere da un unico centro di comando, ma neppure affidarsi a relazioni anonime e deregolate», osserva. «Esperienze analoghe sopravvivono ancora oggi in Svizzera, nei patriziati, dove le comunità continuano a gestire legname, laghi, fiumi, vallate e altre risorse comuni». Anche in Italia non mancano realtà affini di gestione di beni comuni e usi civici: in Trentino le Regole di Spinale e Manez e la Magnifica Comunità di Fiemme; le Comunaglie umbre; le Vicinie in Lombardia e Veneto; ma anche la Partecipanza Agraria di Cento (Emilia-Romagna), esempio di gestione collettiva delle terre con finalità differenti rispetto ai contesti alpini ma fondata su principi comunitari analoghi.  «Si tratta di istituzioni particolarmente preziose ed esempi a cui ispirarsi ancora oggi, mentre emergono con chiarezza i limiti sia del mercato sia della centralizzazione pubblica nella gestione delle risorse naturali, e non solo». Studiare queste organizzazioni policentriche, tuttavia, non è semplice. Esse sfuggono a categorie “pure”: producono valore non soltanto economico ma anche relazionale, territoriale, ambientale. «Servono strumenti teorici più ricchi e soprattutto micro e macro-dati migliori. Non basta descrivere: occorre coniugare evidenza empirica e solidità concettuale».

 «Il policentrismo può mitigare i limiti sia del mercato sia della centralizzazione pubblica»

Guardando ai prossimi anni, Vatiero immagina una rivista più esigente sul piano metodologico: maggiore utilizzo di database originali e innovativi, valorizzazione di studi di caso approfonditi e attenzione alla logica abduttiva. «L’obiettivo è rendere JEOD un punto di riferimento non solo valoriale, ma anche metodologico nel panorama delle riviste sull’economia sociale. La teoria deve guidare l’evidenza empirica; le domande di ricerca devono essere rilevanti per il nostro tempo; la narrazione deve essere capace di invogliare e guidare la lettura; le predizioni teoriche devono essere solide e le metodologie empiriche robuste per testarle. E serve un confronto continuo interdisciplinare e multidisciplinare per formulare raccomandazioni più efficaci ai decisori pubblici o privati».

Un altro pilastro della rivista è la piena accessibilità gratuità dei suoi contenuti. «La conoscenza scientifica deve rimanere libera e accessibile. JEOD sin dalla sua nascita ha fatto una scelta forte: diffondere gratuitamente studi e ricerche che siano utili non soltanto alla comunità scientifica, ma anche a chi opera nelle comunità, nelle cooperative e nelle amministrazioni pubbliche. La posta in gioco non riguarda soltanto l’organizzazione economica, ma il modo in cui le società democratiche scelgono di governarsi».

Al termine dell’intervista emerge un filo rosso: l’idea che le istituzioni siano organismi vivi e in evoluzione, plurali e profondamente radicati nei territori. In un tempo che tende a cercare soluzioni semplici e modelli unici, la sfida è riconoscere nella complessità della diversità un valore. «Esistono comunità capaci di organizzarsi efficacemente in modi differenti. Il compito di JEOD è raccontare, comprendere e dunque valorizzare questa ricchezza per metterla a disposizione di tutti», conclude Massimiliano Vatiero.

Sul tema delle economia delle istituzioni, Vatiero ha pubblicato una monografia: Vatiero, Massimiliano. 2021. A Theory of Transaction in Institutional Economics. London: Routledge.

Recapiti
Silvia