Il 21 febbraio sarà la giornata internazionale della lingua madre . Se fino a qualche decina di anni fa, la cosa poteva essere considerata praticamente rilevante , al punto che è tale giornata non esisteva nemmeno, ultimamente la diversità socio culturale e linguistica presente nelle scuole italiane è andata aumentando al punto tale che, al giorno d’oggi, una giornata dedicata alle lingue parlate nelle case dei nostri studenti si rivela quanto mai appropriata.
Quante lingue straniere?
Sebbene in Italia sia sia abituati, soprattutto in ambito “tecnico” a utilizzare la terminologia Lingua2 quando si parla della lingua straniera che gli alunni imparano a scuola, in realtà sarebbe, in molti casi, più corretto parlare di L3.
Secondo i dati rilasciati dal MIUR nel 2023, gli alunni stranieri in Italia sarebbero circa il 10.9% della popolazione scolastica, con una concentrazione media del 14% nella scuola primaria e picchi che oscillano tra il 20% e il 24% nelle primarie del Nord. Nonostante il 67% di questi stranieri sia di seconda generazione, quindi nati in Italia da genitori immigrati, questo non significa che, per molti di essi, la lingua madre, o comunque la lingua parlata a casa sia l’Italiano. Sicuramente significa che per una percentuale che può arrivare a volte quasi a un quarto dei genitori degli alunni che frequentano la scuola italiana, la lingua in cui si pensa, si canticchia, ci si arrabbia, si scherza è diversa dall’Italiano.
Tutto questo ha un impatto sulla pratica didattica? Sì, e a molti livelli stratificati. Vediamone solo alcuni.
L’impatto sulla pratica didattica
È innegabile che il fatto che una parte degli alunni e le loro famiglie parlino una lingua diversa da quella ufficiale della Nazione in cui si trovano, e che è parlata dalla maggior parte della popolazione, abbia un impatto notevole sul lavoro che i docenti svolgono nelle loro classi e nella percezione che adulti e studenti hanno dell’esperienza scolastica. Nella pratica, vediamo solo alcuni esempi:
- La trasmissione dei contenuti didattici risulta più complicata: è impossibile pensare di trasmettere un contenuto, quando il canale di trasmissione non è condiviso tra docente e discente. Buona parte del lavoro e del tempo dei docenti – di classe e di supporto – deve essere dedicata a costruire un canale comunicativo condiviso, che sia la base per la successiva condivisione e trasmissione di contenuti. Questo tempo e queste energie rischiano di venir sottratte a quelle che altrimenti si userebbero diversamente in classe.
- La seconda lingua diventa per tanti studenti la terza: è difficile focalizzare le proprie risorse mentali sull’apprendimento di una lingua straniera insegnata in classe (Inglese, Spagnolo, Mandarino) mentre se ne sta già imparando un’altra, che è quella parlata dai compagni. Gli studenti di madrelingua non italiana che compiono già uno sforzo massiccio nell’apprendere le forme linguistiche, il vocabolario, la struttura della lingua italiana, possono avere più difficoltà dei compagni a impararne una terza
- La propria lingua madre viene vissuta come una eredità ingombrante: capita spesso che, una volta inseriti in un contesto linguistico differente da quello in cui sono cresciuti, gli alunni comincino a vedere la propria lingua madre come qualcosa di cui farebbero volentieri a meno, un ingombro, un fardello di cui vergognarsi e di cui non ci si libera mai del tutto. Talvolta tali sentimenti si allargano non solo alla lingua, ma alla famiglia di origine, che ha trasmesso la lingua, con sentimenti di imbarazzo, in alcuni casi persino rabbia.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante e degno di attenzione, soprattutto se si è convinti che un aspetto essenziale dell’esperienza scolastica sia il benessere di tutti coloro che ne fanno parte, dal docente, allo studente, alla famiglia di riferimento. La scoperta, l’accettazione e la valorizzazione delle lingua madri degli studenti permette di aprire finestre su realtà culturali sconosciute e ricche, di ampliare gli orizzonti dei discenti, di sperimentare aspetti della quotidianità (l’impatto della lingua) a cui non sempre si pensa e di aiutare i bambini a sviluppare un senso di appartenenza e orgoglio nelle proprie origini, senza dimenticare il contesto in cui vivono la loro quotidianità. Aiuta, soprattutto, a superare e relativizzare le differenze, portando ad un generale miglioramento del clima della classe e della scuola.
Ma come fare? Cosa proporre per valorizzare le lingue madri dei nostri studenti creando al tempo stesso un ambiente scolastico ricco, stimolante, accogliente? Vediamo alcuni modi.
Le Lingue Madri in classe
- International Storytime: possiamo invitare gli adulti significativi dei nostri studenti a condividere e a leggere alla classe, o all’intera scuola, storie e libri nella loro lingua. La scelta dovrà, per ovvie ragioni, cadere su libri non troppo lunghi, possibilmente albi illustrati, anche nel caso di alunni più grandi, tenendo conto che in questo caso il focus è l’esperienza e non il tipo di libri. Questa attività può prevedere due variazioni, entrambe molto interessanti:
- Confronto linguistico: si cercano e si propongono libri identici nelle diverse versioni linguistiche. Molto spesso gli stessi albi illustrati sono disponibili in varie lingue e leggere le varie versioni della stessa storia può essere molto interessante. Quale lingua suona in maniera più musicale? Quali parole sono più distinguibili? La lingua usata per la narrazione cambia il mood della storia? E, soprattutto, le diverse traduzioni hanno esattamente lo stesso significato? Come, l’aspetto culturale della lingua, influenza la traduzione e la storia in se’?
- Storie originali: culture e lingue originali portano seco il proprio patrimonio di narrazioni, storytelling e topoi che si manifestano nelle storie che una certa cultura si tramanda. Invitiamo i genitori dei nostri alunni a scegliere un racconto, un libro tipico della loro lingua e della loro cultura e a leggerlo in lingua originale agli studenti. Se possibile, traduciamolo, e ragioniamo su cosa renda tale racconto tipico e distintivo di una certa cultura.
- Stessa canzone, lingue diverse: con la diffusione a livello mondiale dei programmi televisivi e dei cartoni animati che i nostri studenti guardano, sarà facile individuare canzoni (soprattutto per i lungometraggi) che sono disponibili online in diverse lingue, comprese quelle dei nostri alunni. Selezionamole e proponiamo l’ascolto alla classe, facendo seguire una discussione. Cosa dice una versione? Cosa dice l’altra? Dicono la stessa cosa? Che ruolo ha l’aspetto poetico, ritmico e di musicalità nella scelta delle parole usate dai traduttori in una lingua o nell’altra? Si è dovuti scendere a compromessi di significato per non inficiare l’aspetto musicale delle canzoni? Questa è una attività interessantissima da proporre anche durante le lezioni di Inglese L2, confrontando le versioni originali delle canzoni dei lungometraggi con le traduzioni in Italiano.
- Salutiamoci in lingua madre: dedichiamo del tempo, durante questa settimana, a imparare come ci saluta e come si ringrazia nelle lingue dei nostri allievi. Creiamo dei bei cartelloni colorati con tutte le parole (e le loro pronunce) e invitiamo gli studenti a usarle, con la consapevolezza che i loro compagni li comprenderanno e, chissà, potrebbero anche rispondere nella loro lingua! Ovviamente, una volta stabilita l’abitudine, tali espressioni si potranno utilizzare anche al di là della giornata della Lingua Madre!
Lingua Madre, non Lingua Amica
C’è un motivo per cui la Lingua con cui cresciamo si chiama Madre e non Amica. E’ la lingua che ci culla fin dai nostri primi momenti, quella che circonda, che ci abbraccia, che ci fa sentire sicuri e che ci definisce come persone, molto più di quanto crediamo. Ancora oggi, purtroppo, spesso ci sono docenti che cercano di far dimenticare la propria lingua madre ai loro studenti non italofoni, nella speranza che così apprendano meglio l’Italiano. In questo modo, però, si strappano le radici stesse dell’identità culturale, familiare, personale di tanti bambini per cui l’unica certezza rimasta è, a volte, proprio la lingua. La scuola deve valorizzare le lingue madri dei suoi utenti, vederne il potenziale, le infinite possibilità di crescita, accettazione, creazione di un senso di comunità in mancanza del quale gli studenti non possono essere collaboratori partecipi ed entusiasti del proprio processo di apprendimento, ma semplici fruitori di un servizio di cui, in fondo, non si sentono parte in maniera completa, lingua inclusa.