Il sistema delle notizie non segue più regole tradizionali neanche online. I social vengono sempre più preferiti ai siti web, una parte sempre più ristretta di popolazione è ancorata al giornalismo cartaceo tradizionale. I giovani spostano la loro attenzione a influencer che fanno informazione indipendente sui social ma che non rientrano nei limiti del giornalismo e delle sue norme. Un’abitudine che, declinata in maniera diversa, sta contagiando anche l’utenza di fascia di età degli over-40.
Lo shift del giornalismo verso nuove forme di comunicazione e, quindi, nuove personalità, è solo uno dei fattori che stanno contribuendo alla ridefinizione della professione. A questo proposito, interviene la Medill Local News Initiative della Northwestern University con un’indagine sulle fonti abituali di informazione della popolazione in aree con un giornalismo decadente o assente.
La “desertificazione” delle notizie
Per “deserto di notizie”, l’indagine intende rappresentare quasi figurativamente aree sguarnite di un’agenzia di stampa professionale con sede in quell’area o di una o più testate che forniscono un quotidiano cartaceo o online.
La ricerca è basata su più di 1000 interviste e dati provenienti da 206 contee degli Stati Uniti d’America considerate “desertificate”. Infatti, nonostante persistono in alcune zone notiziari televisivi locali, sono soprattutto social media, app di messaggistica e fonti private di informazione non giornalistica ad essere preferite come fonte di informazione principale. Una questione di abitudine, fiducia nei media o velocità di comunicazione?
L’indagine ha rivelato che il 51% della popolazione residente nei deserti di informazione recepisce informazioni da fonti non giornalistiche come amici, gruppi social, influencer e familiari. Di cui il 42% ha affermato che quotidianamente si preferisce accedere a gruppi Facebook o simili per informarsi. Seguono a ruota i notiziari locali che raggiungono il 41%. Subito dopo motori di ricerca (35%), amici e familiari (33%), e influencer (30%).
Il continuare a usufruire di fonti non giornalistiche crea un distacco dai media “ufficiali”, quindi una conseguente sfiducia. Dai risultati dello studio emerge che tra il 46% e il 59% delle persone che preferiscono fonti non giornalistiche, c’è meno fiducia verso il giornalismo sistematico, anche se locale.
Il direttore del Medill State of Local News Project, Zach Metzger, che ha condotto l’indagine, parla infatti di comunità e responsabilità informativa come due tematiche strettamente in relazione, eppure quasi in antitesi in queste zone.
“Potresti sentirti parte di una comunità unita che sa cosa sta succedendo, ma nei luoghi in cui manca il giornalismo mancano una fonte di informazione esterna e un sistema di responsabilità per chi detiene il potere”.
Testate in chiusura anche oltreoceano
Il processo di desertificazione delle notizie è in costante aumento. Non solo, come ben sappiamo, qui in Italia, ma la ricerca del Medill ha confermato che è un trend anche in USA. Secondo una ricerca del 2025, con la concitata concorrenza delle news online, influencer e nuove forme di “para-giornalismo”, i giornali americani che hanno dovuto chiudere i battenti ammontano a 3.500 negli ultimi 20 anni. Un calo del -40%.
Questo alimenta la desertificazione di cui si parla in quest’ultima indagine, con ben 212 contee statunitensi che si affidano a fonti non giornalistiche, e altre 1525 contee che possiedono una sola fonte di informazione locale. In totale, 50 milioni di americani hanno un accesso limitato o pari a zero alle notizie locali ufficiali.
L’obiettivo del Medill era “comprendere più a fondo cosa accade nei deserti di informazione dopo che l’ultimo giornalista professionista locale ha lasciato la contea”. E ciò che accade va a minare non solo l’intero apparato ed ecosistema giornalistico, ma anche e soprattutto l’impegno civico. Alimentando di conseguenza anche la disinformazione.
Questa tipologia di informazione tramite “passaparola” non svolge infatti fact-checking o non propone report o news di giornalisti professionisti. Fenomeno che permette a enormi quantità di notizie non verificate di “rimbalzare nella camera dell’eco di Facebook o Instagram e altre piattaforme di social media”.
Tim Franklin, professore associato a Medill, sottolinea infatti che “ci sono così tante informazioni, e disinformazione, là fuori che la perdita del giornale locale non è nemmeno evidente per molti residenti. Parte dell’importanza di questo studio è che indica che le persone che vivono in deserti di notizie non si sentono disinformate. Ma informate da chi e qual è l’accuratezza di queste informazioni?”
L’articolo Report Medill, “desertificazione di notizie” incide su impegno civico proviene da Notiziario USPI.