In Italia esiste una vasta rete di aree naturali protette che spesso passa inosservata nel dibattito pubblico: circa 882 parchi, per un totale di oltre 3 milioni di ettari tutelati, pari a quasi il 20% del territorio nazionale. Tuttavia, queste aree, pur essendo presenti da nord a sud, sono spesso considerate semplicemente come luoghi da preservare o visitare, e non come infrastrutture di prevenzione attive.
Secondo Andrea Camaiora, ceo di Skill e autore del libro “Parchi, l’arma segreta italiana”, i parchi non dovrebbero essere visti solo in chiave ambientale o turistica, ma come elementi centrali per la salute pubblica, il benessere collettivo e lo sviluppo territoriale.
Il paradigma ambientale e quello sanitario si intrecciano: la qualità degli ecosistemi influisce direttamente sul benessere psicofisico delle persone, sulla resilienza delle comunità e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici. L’accesso a spazi verdi di qualità è associato a benefici misurabili per la salute, soprattutto nelle aree urbane, dove questi spazi possono contribuire alla prevenzione dei rischi legati a caldo estremo, stress o esposizione a inquinanti.
Camaiora sottolinea come i parchi diventino così spazi attivi di salute pubblica, vere e proprie infrastrutture naturali che possono ridurre la vulnerabilità e promuovere un miglior equilibrio tra ambiente e società.
I parchi non sono solo ambiente ma rappresentano un importante volano economico: il turismo nei parchi genera circa 27 milioni di presenze, 105 mila posti di lavoro e 5,5 miliardi di euro di filiere turistiche. Inoltre, uno studio Symbola–Unioncamere indica che nelle aree dei parchi nazionali le imprese generano 34,6 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a oltre il 3% della ricchezza prodotta in Italia.
Questi dati evidenziano il potenziale economico spesso sottovalutato dei parchi, i quali potrebbero risultare una notevole leva di sviluppo territoriale.
Nel suo libro, Camaiora invita a ripensare il ruolo dei parchi superando due idee limitanti: quella della natura come semplice spazio da contemplare e quella della gestione tecnocratica. Per l’autore, i parchi sono “infrastrutture culturali vive”, luoghi dove si intrecciano ecologia, cittadinanza, educazione e identità territoriale.
La tutela dell’ambiente diventa così un atto politico profondo, legato al modo in cui una società decide di abitare spazio e tempo. I parchi diventano anche scuole di cittadinanza ecologica, dove imparare lentezza, rispetto dei limiti e responsabilità collettiva attraverso l’esperienza diretta.
Camaiora sottolinea che la vera forza dei parchi italiani risiede nella possibilità di coniugare tutela ambientale, sviluppo economico e salute collettiva. In un Paese dove la natura è anche cultura, storia e presenza umana, i parchi possono rappresentare un laboratorio di innovazione territoriale e culturale.
Il verde, in questa visione, non è solo un contesto da proteggere, ma un bene prezioso da lasciare alle generazioni future — non soltanto in quanto ambiente naturale, ma come elemento essenziale per salute, coesione sociale e sviluppo sostenibile.
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