Avviato il nuovo fronte europeo contro la disinformazione. Il nuovo Centro europeo per la resilienza democratica fa parte del piano della Commissione europea per tutelare la democrazia, soprattutto nello spazio informativo.
“Le minacce alla democrazia europea non si fermano a nessun confine ed è per questo che è così importante che lavoriamo insieme per affrontare quella che è una minaccia comune e che continuiamo a investire nella nostra democrazia collettiva”, dichiara il commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath.
Il programma “Democracy Shield”
L’European Democracy Shield (EDS) è un piano per “proteggere la nostra democrazia, sostenere i nostri valori” ideato dalla Presidente della Commissione Ue nel luglio 2024. Visti i principi democratici dell’Unione europea e il panorama geopolitico internazionale, l’Ue ha sentito necessario rinforzare i pilastri Ue e proteggerli con una nuova istituzione che potesse contrastare sistematicamente la manipolazione e l’interferenza delle informazioni straniere, garantire la tutela dei consumatori e dello Stato di diritto e affrontare “la natura in continua evoluzione delle minacce alla nostra democrazia e ai nostri processi elettorali”.
Il 12 novembre 2025 la Commissione Ue presenta un piano di attuazione dell’EDS con alcune azioni chiave da portare a termine entro il 2027.
un nuovo Centro europeo per la resilienza democratica;
salvaguardare l’integrità dello spazio informativo;
rafforzare le nostre istituzioni libere e giuste e i media liberi e indipendenti;
rafforzare le resilienza sociale e l’impegno dei cittadini.
Partecipanti volontari
Arriva ora a compimento il primo passo, la formazione del Centro. L’hub sarà dedicato come un punto di incontro per ong, istituzioni, think tank, ricercatori e fact-checker per collegare informazioni e strutture a difesa dello spazio informativo.
Tra i protagonisti del Centro, saranno presenti anche l’Osservatorio europeo dei media digitali (Edmo) e la rete europea dei fact-checker.
McGrath sottolinea che saranno i 27 Stati membri a “dettare il ritmo e a definire l’agenda perché la partecipazione al centro è volontaria”. Dunque il commissario alla Giustizia incoraggia gli Stati ad applicare attraverso il Centro il “sostegno e l’impegno dimostrato finora da tutti gli Stati membri”.
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