Il tenente della Forestale Ian Dabrowski è arrivato da un anno in una delle ultime steppe d’Europa, fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica, e ha imparato presto che la frontiera promessa può trasformarsi in un campo di battaglia. In quella terra arsa e modellata dal vento, percorsa da profughi, assassini e peccatori in cerca di riscatto, il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita. Il caso è archiviato come suicidio, ma il forestale non è convinto. Inizia così la sua indagine ufficiosa per scoprire che cosa è davvero accaduto, mentre il fratello del ragazzo, accecato dal dolore, è determinato a vendicarsi.
Giuseppe Galliani riporta i gesti umani alla loro radice primordiale in un esordio che sta stupendo la critica, guadagnandosi paragoni con maestri della letteratura come McCarthy e Buzzati.
«Questa feroce bellezza racconta il mistero con voce nitida e colta. Giuseppe Galliani sa fondere stile e pathos come gli orizzonti celesti nelle bianche e rosseggianti Murge del suo romanzo».
Mario Desiati
«Impetuoso e inarrestabile come un fiume in piena, come una mandria in migrazione stagionale, come una tempesta profonda che disegna un mondo criminale senza regole che spazza via ogni speranza».
Vittorio Bongiorno, «Il Foglio»
«Si sente fortissimo Il deserto dei Tartari di Buzzati […] Quella di Galliani è una lingua molto colta e ricercata, anche se è volutamente nascosta: sa essere lieve e lirica, precisa e feroce, dura e poliedrica. Lampi che, talvolta, sono di feroce bellezza».
Simone Innocenti, «Corriere della Sera»
«Per fortuna ci pensano i buoni romanzi a scavare oltre la soglia, negli spazi di transizione, e Questa feroce bellezza di Giuseppe Galliani si iscrive alla categoria. È una storia che costruisce un territorio. Non perché rinunci alla trama – anzi, la attraversa con decisione – ma perché quel che davvero regge il libro è la sua geografia morale intorno alla Fossa – la Fossa Bradanica – un luogo dove la legge arriva sempre tardi, la natura non consola e ogni scelta produce delle scorie… Galliani ha scritto un southern, non un western».
Angelo Carotenuto, «la Repubblica»
«Collocato in una dimensione antropologica e narrativa che da Cormac McCarthy arriva al nostro Omar Di Monopoli, il romanzo di Galliani è un excursus poetico e splatter al tempo stesso, in una geografia – una sfuggente realtà – dove la guerra non ha bandiere, ma solo la cifra esclusiva del potere e del denaro. Tutto passa attraverso la droga, ovviamente, in un contesto dove gli albanesi, gli afghani, ma anche la delinquenza locale, cercano di sopraffarsi a vicenda in un gioco senza regole, spietato oltre ogni possibile eccesso».
Sergio Pent, «La Stampa»