di Andrea Follini
A trentasei anni dalla scomparsa di Sandro Pertini, avvenuta a Roma il 24 febbraio 1990, l’Italia torna a interrogarsi sull’eredità morale e politica del presidente più amato della Repubblica. Socialista, partigiano, uomo delle istituzioni capace di parlare al Paese con un linguaggio diretto e appassionato, Pertini resta una figura impressa nella coscienza democratica nazionale, simbolo di un’idea alta e insieme popolare della politica. Eletto al Quirinale nel 1978, in uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, pochi mesi dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, Pertini seppe interpretare la Presidenza della Repubblica come presidio morale e civile. Durante il suo mandato (1978-1985) non fu mai un capo dello Stato distante o notarile: fu uomo apprezzato per la sua schiettezza, presenza costante nelle emergenze, voce ferma contro il terrorismo, punto di riferimento nei giorni delle stragi e delle calamità naturali. La sua partecipazione ai funerali delle vittime, le visite nei luoghi colpiti dal dolore, il richiamo instancabile ai valori della Costituzione contribuirono a rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni. Quel legame oggi trova nuovi spazi di memoria e di riflessione. A Roma, la casa in cui Pertini visse con la moglie Carla Voltolina, nei pressi di Fontana di Trevi, è stata restaurata e riaperta al pubblico come “Casa Pertini Voltolina”, grazie all’impegno degli Stati Generali del Patrimonio presieduti dal professor Ivan Drogo. Non si tratta soltanto di un recupero architettonico, ma di un progetto culturale che intende trasformare un luogo privato in un laboratorio di cittadinanza attiva. Proprio in occasione dell’anniversario è stata annunciata la nascita di un comitato scientifico che avrà il compito di promuovere e coordinare le attività culturali legate alla memoria, alla vita e al pensiero di Pertini. A presiederlo è stato chiamato Valdo Spini, già ministro e deputato socialista, studioso della storia repubblicana e autore del volume “Sul Colle più alto” (Solferino), dedicato ai presidenti della Repubblica. Con lui faranno parte del comitato gli storici Stefano Caretti e Gianluca Scroccu, Valeria Almerighi presidente dell’Associazione Sandro Pertini-Isonomia, Alberto Aghemo, presidente della Fondazione Giacomo Matteotti e Martina Lombardi presidente dell’Associazione Sandro Pertini di Stella, il paese ligure che diede i natali al presidente. «Sandro Pertini ha dato un senso e una vitalità nuova all’istituzione Presidenza della Repubblica, uno dei pilastri della nostra Costituzione democratica», ha dichiarato Spini. «Ne ha fatto un luogo in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini potessero idealmente riconoscersi, anche nei momenti più gravi della vita nazionale. Ora questa memoria si deve dirigere in particolar modo ai giovani, che egli tanto amava». L’obiettivo dichiarato è chiaro: fare della Casa Pertini Voltolina un punto di riferimento per scuole e università, uno spazio in cui l’esempio di dirittura morale e di impegno personale possa tradursi in educazione civica concreta e permanente. Il trentaseiesimo anniversario cade inoltre in un momento di rinnovato interesse per la figura di Pertini. A testimonianza di ciò, la mostra dedicata al presidente partigiano in corso all’M9 – Museo del ‘900 di Mestre propone un percorso multimediale che attraversa la sua biografia politica e umana: dagli anni della lotta antifascista alle carcerazioni, dall’esilio alla guida della Camera dei deputati, fino all’approdo al Quirinale. Documenti d’archivio, fotografie, filmati e testimonianze restituiscono il profilo di un uomo che seppe incarnare, forse più di ogni altro, lo spirito della Resistenza dentro le istituzioni repubblicane. Nelle sale dell’M9, la figura di Pertini emerge non come icona retorica, ma come protagonista di una stagione complessa: gli anni di piombo, la crisi economica, le tensioni sociali. La sua forza stava nella credibilità personale, costruita in decenni di militanza e sacrificio. Aveva conosciuto il carcere e il confino; aveva rifiutato la grazia pur di non rinnegare le proprie idee. Quel rigore, unito a una straordinaria capacità comunicativa, gli consentì di parlare agli italiani con autenticità. Il successo popolare che lo accompagnò anche dopo la fine del mandato – e fino agli ultimi giorni della sua vita – non fu frutto di strategie mediatiche, ma della percezione diffusa di trovarsi di fronte a un uomo coerente. Le immagini di Pertini allo stadio Bernabeu durante i Mondiali del 1982, esultante accanto ai giocatori azzurri, restano nell’immaginario collettivo come simbolo di un presidente vicino al sentimento popolare, capace di condividere gioie e dolori della nazione. Oggi, mentre la politica attraversa una fase di trasformazioni profonde e di crescente disaffezione, il richiamo alla sua figura assume un valore particolare. Non si tratta di promuovere una “operazione nostalgia” ma di interrogarsi su cosa significhi esercitare una funzione pubblica con sobrietà, coraggio e senso dello Stato. La Casa Pertini Voltolina e la mostra di Mestre indicano una strada: trasformare la memoria in occasione di formazione civica. A trentasei anni dalla sua morte, Pertini continua dunque a essere un riferimento trasversale. Non solo per chi ne condivise le battaglie politiche, ma per intere generazioni che ne hanno ereditato l’immagine di presidente integerrimo e vicino al popolo. Se la Repubblica è anche una comunità di valori, la sua testimonianza rimane una delle pagine più alte di quella storia comune che ancora oggi chiede di essere conosciuta, compresa e custodita.