Una voce comune in un mondo che si arma
Quattro tra le più grandi comunioni cristiane del mondo — la Comunione Anglicana, la Federazione Luterana Mondiale, la Comunione Mondiale di Chiese Riformate e il Consiglio Metodista Mondiale — hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che suona come un atto d’accusa e, insieme, come un atto di fede.
Centinaia di milioni di cristiani parlano con una sola voce: la guerra non è inevitabile, la pace non è in vendita.
La dichiarazione nasce nel contesto dell’escalation militare in Iran e Medio Oriente, che si aggiunge alla già insostenibile lista di conflitti aperti: Ucraina, Sudan, Gaza, Myanmar. Un mondo che brucia, mentre le cancellerie tacciono o si armano.
Il punto di svolta che nessuno vuole nominare
I leader delle chiese non usano mezzi termini: “il mondo si sta avvicinando a un pericoloso punto di svolta“, un momento in cui la violenza rischia di essere normalizzata fino a tollerare se non accettare la morte dei più vulnerabili.
Si tratta di una diagnosi severa, pronunciata con la lucidità di chi conosce la storia e sa riconoscere i suoi presagi.
La segretaria generale della Federazione Luterana Mondiale, Rev. Dr. Anne Burghardt, insieme agli altri leader, denuncia la deriva che ha portato le nazioni a privilegiare le soluzioni militari sulla diplomazia, investendo in armamenti anziché in processi di pace.
Una scelta che la dichiarazione non esita a definire un fallimento collettivo.
La pace non è assenza di guerra
Le Chiese non nascondono la necessità di una definizione di pace che ci chiami in causa direttamente, che sia esigente: non una semplice e perciò generica assenza di conflitto armato, non una tregua negoziata dal miglior offerente.
La pace autentica “include la giustizia e trasforma la nostra cultura collettiva. È la presenza di giustizia, dignità e prosperità per tutti i figli di Dio“.
Le Chiese ribadiscono il loro sostegno al multilateralismo e alle Nazioni Unite, chiedendo al tempo stesso una necessaria riforma di queste Istituzioni: con spirito costruttivo, non con cinismo.
Il diritto internazionale non è un ostacolo alla sovranità: è la sua condizione.
L’impegno della chiesa: pregare, testimoniare, agire
La dichiarazione chied un maggiore sostegno agli aiuti umanitari e alla protezione delle comunità colpite, nonché il rafforzamento della costruzione della pace a livello locale, riconoscendo il ruolo fondamentale delle comunità locali, della società civile e delle organizzazioni religiose nella prevenzione dei conflitti e nella ricostruzione delle società.
“Come chiese – si legge – ci impegniamo a essere sostenitori instancabili di una pace trasformativa. Continueremo a pregare per le vittime della guerra, a sostenere la giustizia di fronte ai leader politici e a servire le persone colpite dal conflitto attraverso i nostri ministeri diaconali. Ci impegniamo a educare i nostri membri sull’etica della pace e a sfidare le narrazioni di odio e inimicizia all’interno della nostra società“.
Leggi sul sito della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI): Anglicani, luterani, metodisti e riformati dicono no alla guerra – Chiesa Luterana
Leggi la dichiarazione integrale: Rinnovare gli sforzi verso il “dono della pace” – Riforma.it