”Fatta la legge, trovato l’inganno”. Legislatore intervenga per arginare strapotere Big Tech

Roma, 10 marzo – Dal primo luglio 2026 le inserzioni pubblicitarie sulle piattaforme di Meta subiranno supplementi locali per coprire le imposte sui servizi digitali (DST) e altri costi regolatori basati sulla posizione geografica del destinatario. “Si tratta dell’ennesimo balzello a carico delle imprese inserzioniste e, a cascata, dei consumatori. Siamo di fronte a una nuova dimostrazione di come una tassa pensata per colpire le grandi piattaforme digitali finisca per gravare su imprese e cittadini”, afferma il presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Antonio Longo. In questi giorni, Meta sta comunicando che le commissioni aggiuntive, pari al 3% per l’Italia, saranno calcolate in base al luogo in cui si trova il pubblico che visualizza l’annuncio, cioè sulle impression effettivamente erogate in un determinato Paese. “Quando una multinazionale aumenta i prezzi per compensare nuovi oneri fiscali, il risultato finale è quasi sempre lo stesso: pagano gli inserzionisti e, indirettamente, i consumatori”, dichiara Longo.

Secondo uno studio del Centre for European Policy Studies (CEPS) del 2025, la digital services tax dovrebbe generare entro il 2026 un gettito fino a 37,5 miliardi di euro, pari a circa il 18,8% del bilancio dell’Ue del 2025. Queste cifre “dimostrano il potenziale della DST come fonte di entrate pubbliche”, sottolinea Longo, evidenziando la “scarsa lungimiranza del legislatore” che di fatto permette alle big tech di aggirare l’impatto delle norme e scaricare i costi sull’utente finale. “Se il costo dell’imposta viene scaricato sugli inserzionisti locali – sottolinea Longo – il risultato è un vero e proprio autogol economico: le imprese pagano di più per promuovere i propri prodotti, con inevitabili ripercussioni sui prezzi finali”. Il Movimento Difesa del Cittadino chiede quindi al Governo e alle istituzioni europee di aprire una riflessione urgente sull’impatto reale delle digital services tax e sulle strategie delle grandi piattaforme globali. “Non si può continuare ad approvare norme pensate per tassare i giganti del web senza considerare che questi operatori hanno la forza di trasferire il costo lungo la catena del valore”, conclude MDC.