Verba | Per aspera ad astra | Rizzoli Education

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Famoso e ancora oggi in uso è il motto latino Per aspera ad astra, col significato di un invito a un miglioramento personale, al compimento di un metaforico viaggio verso l’alto partendo da una situazione difficile e apparentemente sfavorevole. 

Il motto, nella forma in cui lo conosciamo oggi, fu formulato solo in età medievale o rinascimentale, come ricostruzione paretimologica e paronomastica del verso virgiliano “Sic itur ad astra” (Aen. IX, 641). Tali parole, pronunciate da Apollo a Iulo nell’Eneide, marcano di fatto il momento di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta del figlio di Enea. Certamente però il tema del raggiungimento del successo passando attraverso le difficoltà viene da lontano. 

Non risulta difficile ravvederne le radici nella poesia omerica: nell’Iliade, ad esempio, gli eroi, per inseguire il kleos, cioè la gloria, erano pronti a sacrificare persino la loro stessa vita. Che la strada verso la gloria non fosse semplice è ribadito anche in Seneca, nell’Hercules furens, 437, da Megara, che così si riferisce all’impresa negli Inferi compiuta dal marito Ercole denigrato dall’usurpatore del regno di Tebe, Lyco: “Non est ad astra mollis e terris via”. 

Il riuso letterario del motto virgiliano si arricchisce in Petrarca di una prospettiva cristiana: nel primo libro del Secretum l’autore fa pronunciare ad Agostino, suo interlocutore nel dialogo, proprio le parole virgiliane come incoraggiamento a cercare la luce e la verità, cioè Dio. 

In modo decisamente laico il motto fu re-interpretato a seguito delle imprese aeronautiche dei fratelli Montgolfier di fine Settecento. L’espressione Sic itur ad astra compariva infatti nello stemma nobiliare donato da Luigi XVI a Pierre Montgolfier (padre dei due inventori della mongolfiera) nel 1783. 

Al giorno d’oggi usiamo l’espressione in modo assertivo e serio, ma sicuramente non è da escludere anche un uso ironico, con cui viene stigmatizzato l’immeritato successo di una persona poco meritevole, giunta a ruoli e posizioni notevoli. In questa accezione già ricorreva nei frammenti inediti del Giorno di Parini, riscoperti da Carducci. Tra le innumerevoli attestazioni contemporanee, che spaziano dalla musica al cinema, vogliamo ricordare che questo motto è stato registrato e tradotto anche in codice Morse, per far parte dei 55 messaggi destinati a eventuali forme di vita extraterrestri del Voyager Golden Record, il disco d’oro inserito nelle due sonde spaziali Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977, e ora in viaggio oltre il sistema solare. 

E così, per aspera ad astra, possiamo concludere con le parole del Sommo Poeta: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Recapiti
Andrea Padovan