L’associazione aderisce anche alla campagna di OMaR per modificare il termine “minorati” nella Costituzione
In occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, che si celebra il 21 marzo, CoorDown – il Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down – lancia la campagna internazionale “Just Evolve”, un’iniziativa di sensibilizzazione per contrastare l’uso offensivo o discriminatorio delle parole legate alla disabilità.
L’obiettivo è promuovere un cambiamento culturale che parta proprio dal linguaggio. Parole come “ritardato”, “mongoloide” o altre espressioni usate come insulto o metafora della stupidità non sono semplici battute, sottolinea l’associazione: contribuiscono invece a rafforzare stereotipi e pregiudizi che rendono più difficile la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale.
Per questo CoorDown invita cittadini, media, scuole, aziende e istituzioni a compiere un “salto evolutivo” nel modo di comunicare e raccontare la disabilità.
Tra le prime azioni concrete della campagna, CoorDown ha aderito alla campagna “La RiFORMA Conta” promossa da OMaR – Osservatorio Malattie Rare per chiedere la modifica dell’articolo 38 della Costituzione italiana, che ancora oggi utilizza il termine “minorati”.
L’iniziativa, lanciata attraverso una lettera aperta alle istituzioni, chiede di aggiornare il linguaggio costituzionale affinché rifletta una visione più rispettosa e inclusiva della disabilità.
Il tema del linguaggio, infatti, non riguarda solo le conversazioni quotidiane o i social media, ma anche le parole utilizzate nei testi normativi e nelle istituzioni. Secondo le associazioni promotrici, superare termini ormai obsoleti rappresenta un passaggio simbolico e culturale importante per promuovere una società realmente inclusiva.
Il video della campagna JUST EVOLVE
Il cuore della campagna “Just Evolve” è un cortometraggio dal tono ironico e provocatorio, in cui il protagonista – un giovane con sindrome di Down – accompagna uno spettatore in un viaggio tra alcune abitudini del passato oggi considerate assurde o inaccettabili.
Tra gli esempi mostrati nel video compaiono pratiche storiche ormai abbandonate, come lavare i panni con l’urina o vendere la propria moglie al mercato. Il messaggio è chiaro: così come l’umanità ha superato queste usanze, può e deve superare anche l’uso di parole offensive legate alla disabilità.
Il protagonista del film è Noah M. Matofsky, giovane attore britannico di 19 anni con sindrome di Down. La campagna è stata sviluppata con l’agenzia creativa SMALL di New York e prodotta da Indiana Production.
Parallelamente al lancio del video, i canali social di CoorDown stanno ospitando testimonianze di persone con disabilità e delle loro famiglie, che raccontano quali stereotipi o abitudini del passato sono stati superati e perché oggi sia il momento di “evolvere”.
Per favorire la partecipazione e l’approfondimento del tema, è stato inoltre sviluppato un agente di intelligenza artificiale – realizzato da FAIRFLAI – che guida gli utenti nella comprensione del linguaggio abilista e propone azioni concrete per promuovere una cultura più inclusiva.
IL LINGUAGGIO ABILISTA
Molte delle parole oggi percepite come offensive nascono originariamente in ambito medico o scientifico. Termini come “ritardo mentale” o “mongolismo”, utilizzati tra Ottocento e Novecento in contesti clinici, hanno progressivamente assunto una connotazione negativa a causa dell’uso dispregiativo che ne è stato fatto nel linguaggio comune.
Negli ultimi anni, tuttavia, diverse ricerche indicano una nuova diffusione di queste espressioni. Secondo dati della Montclair State University, l’uso della cosiddetta “R-word” sui social media è aumentato del 200% nel solo mese di novembre 2025.
Questa visibilità crescente, sottolineano le associazioni, contribuisce a normalizzare il linguaggio abilista in contesti diversi: dalla scuola allo sport, fino agli ambienti di lavoro.
“Siamo consapevoli che nella maggior parte dei casi queste parole non vengono usate con l’intenzione diretta di offendere - spiega Martina Fuga, presidente di CoorDown - Ma il loro utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità. Le parole che scegliamo modellano la realtà: possono includere oppure escludere.”
LA GIORNATA MONDIALE DELLA SINDROME DI DOWN
La Giornata Mondiale della sindrome di Down è stata istituita dalle Nazioni Unite per promuovere maggiore consapevolezza su questa condizione genetica e sui diritti delle persone che ne sono portatrici.
La data del 21 marzo (21/3) richiama simbolicamente la trisomia del cromosoma 21, caratteristica genetica della sindrome di Down.
Il tema scelto per il 2026 è “Together Against Loneliness”, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione su un problema spesso poco visibile: la solitudine che molte persone con sindrome di Down sperimentano nella vita quotidiana.
Secondo le organizzazioni promotrici, costruire una cultura realmente inclusiva – anche attraverso un linguaggio più rispettoso – rappresenta uno dei primi passi per contrastare isolamento e discriminazione.
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