Housing sociale per persone migranti a Milano
Abbiamo intervistato Francesca e Alessandro, i nuovi referenti del progetto di housing destinato alle persone migranti, per capire meglio come funziona la ricerca dell’alloggio per chi termina il proprio periodo di permanenza nel SAI Casa di Betania. L’intervista riguarda in particolare un appartamento che ospita 4 adulti a Milano.
Si tratta di una casa degli anni 60, nel quartiere Gratosoglio, un trilocale, due camere con due letti, una sala, una cucina e un bagno.
🏠 Come è nato il progetto housing e perché nasce?
Francesca: Il progetto housing risolve due esigenze: l’emergenza abitativa e l’essere ponte tra due vite che sono molto diverse.
Passare da un centro di accoglienza alla vita completamente autonoma è un percorso difficile. La vita del migrante si sviluppa per due o tre anni in centri di accoglienza come il CAS (centro di accoglienza straordinaria) e il SAI (centro di seconda accoglienza), in cui il numero di utenti è elevato. Si passa dall’essere seguiti su ogni aspetto al non avere più un punto di riferimento. È bene avere un ponte tra la vita supportata da un’equipe e la vita autonoma.
Il progetto housing, chiamato anche progetto di semi-autonomia, nasce per trovare una soluzione all’emergenza abitativa per le persone che escono dal centro di accoglienza e faticano a trovare da soli un luogo dove abitare. Ma non è solo questo, mira anche all’aiuto nel prendere decisioni autonome riguardo la propria vita per ripristinare un senso di controllo che spesso viene perduto nel periodo di fuga.
🏠 Per quanto tempo i beneficiari vivono l’housing?
F: Vengono stipulati dei contratti di servizio, della durata di 6 mesi, rinnovabili fino a un massimo di 18 mesi.
🏠 Le persone che vivono lì sono seguite? Hanno una figura di riferimento?
F: Sì, noi siamo il loro punto di riferimento a cui possono rivolgersi per qualsiasi esigenza. Si tratta di un supporto educativo leggero che si basa sui bisogni della persona. Gli utenti degli housing sono persone che hanno già un alto livello di autonomia, ma possono avere più o meno necessità in base alla situazione in cui si trovano.
Alessandro: Io mi occupo degli aspetti più pratici, sono presente nell’appartamento tre ore a settimana a meno che non ci siano delle urgenze. Supervisiono la gestione della casa, controllo che la convivenza proceda serenamente e che la casa sia tenuta con ordine e cura. Incontro anche gli inquilini: fanno tutti lavori diversi, non è facile trovarli tutti nello stesso momento, ma quando ci incontriamo verifichiamo insieme alcune questioni personali e lavorative, attraverso colloqui individuali o di gruppo. Il mio ruolo a volte può tradursi anche in supporto emotivo.
🏠Se non riuscite a raggiungere l’obiettivo dell’housing di trovare una propria casa, cosa succede?
F: In genere ci sono due possibilità. C’è chi riesce a trovare posto in un altro housing per avere più tempo per trovare una propria abitazione, e c’è chi va a vivere ospite in casa di amici o conoscenti, che è una cosa che accade spesso. Quest’ultima, però, è una soluzione precaria e instabile: anche se soggiornano regolarmente in Italia, hanno permesso di soggiorno e lavoro, senza contratto di affitto e quindi residenza non possono rinnovare i documenti.
A: Il nostro ruolo è quello di prepararli a gestire una casa propria: pulizie, manutenzione, strumenti, accessori, utenze, contratto, regole di convivenza e di buon vicinato. Li ho aiutati per questo a impostare un calendario con i turni delle pulizie. A seguito del periodo trascorso nel nostro servizio di housing, sono pronti a prendere una casa tutta propria e a prendersene cura. La ricerca non è mail facile per via del caro affitti e dei pregiudizi.
🏠 Come funziona l’iter di accesso al servizio housing del Balzo?
F: La nostra categoria di housing funziona su segnalazione tra enti. Il Balzo comunica di avere dei posti disponibili e si interagisce con altri progetti SAI o CAS. La maggior parte dei nostri ospiti arriva da altri progetti SAI.
Quindi la segnalazione comunque non arriva dalla persona interessata.
Dopo la segnalazione riceviamo la relazione sociale, un breve documento che contiene le generalità della persona, il tipo di permesso di soggiorno che ha e viene descritta un po’ la persona facendo riferimento soprattutto al contesto socio-economico, cioè che lavoro fa, quanto guadagna, che tipo di contratto ha. Questo perché gli housing sono a pagamento, e uno dei requisiti principali è avere un lavoro per potersi permettere di pagarlo. Il contratto di lavoro deve essere minimo della durata di 6 mesi, o indeterminato, oppure i progetti SAI, hanno una cosa che si chiama contributo-alloggio per cui per 6 mesi il progetto di provenienza della persona si fa carico dell’affitto.
Il permesso di soggiorno si richiede perché diamo la possibilità a chi ha una protezione speciale o internazionale di entrare nell’housing.
Dopo essere stati selezionati dalla relazione sociale, si fa un colloquio con l’operatore dell’housing, l’operatore del progetto di provenienza e con il beneficiario. In questo primo colloquio si illustra il progetto, gli obiettivi, la durata e i costi. Capita che ci siano ragazzi che vogliono vedere la casa, il che ovviamente gli è concesso, e altri a cui invece non serve per scegliere.
Dopo il primo colloquio c’è il secondo, in cui si raccolgono le esigenze della persona.
Se entrambe le parti sono d’accordo, si procede con la stipula del contratto di servizio.
Per informazioni sui nostri progetti dedicati alle persone migranti puoi inviare una mail a: info@ilbalzo.com
Se vuoi sapere di più sui servizi housing scrivi a Francesca e Alessandro: housing@casadibetania.org