Il Libano vive una crisi nella crisi del Medioriente. Un paese già piegato dalla peggiore siccità degli ultimi decenni viene colpito da una nuova escalation militare, iniziata il 2 marzo 2026, che ha costretto più di un milione di persone ad abbandonare le proprie case.
Mentre il 22 marzo si celebrava la Giornata Mondiale dell’Acqua, con lo slogan “dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”, in Libano succede l’opposto: l’acqua si ferma e con lei, tutto il resto.
Libano: Un milione di vite in trappola
In meno di tre settimane, il Libano è diventato il teatro di uno spostamento di massa senza precedenti. Il numero di persone registrate come sfollate ha sfondato il tetto del milione, raggiungendo quota 1.049.328 entro il 19 marzo 2026. Non sono solo numeri: è un intero popolo, composta in larga misura da donne e bambini, costretta ad abbandonare tutto sotto il peso delle bombe.
La situazione nei 633 rifugi collettivi sparsi per il Paese ha superato il punto di rottura:
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Sovraffollamento estremo: la maggior parte delle strutture ospita persone ben oltre la propria capacità reale, rendendo impossibile garantire standard minimi di dignità.
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L’abbandono nelle strade: centinaia di migliaia di persone, non trovando posto nei centri ufficiali, sono accampate in auto, edifici fatiscenti o all’addiaccio, totalmente prive di servizi igienici.
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L’acqua come bene di lusso: in questi contesti, l’accesso all’acqua potabile è l’emergenza primaria. Molte famiglie sono costrette a dipendere dal mercato privato delle autobotti, un settore non regolamentato e dai costi proibitivi per chi ha perso ogni fonte di reddito.
"Le famiglie libanesi sono incastrate in una crisi nella crisi. Molte non si erano ancora riprese dal conflitto del 2024 e dal collasso economico. Ora devono ricominciare da zero, senza acqua e con rifugi ormai saturi".
Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame
La guerra colpisce l'acqua
L’escalation militare iniziata il 2 marzo 2026 ha già spento quasi 1.000 vite e ferito oltre 2.400 persone. Le bombe distruggono sistematicamente il cuore pulsante del Paese. Le infrastrutture del South Lebanon Water Establishment sono state ridotte in macerie, lasciando intere regioni a secco.
Il paradosso è meccanico: quasi tutto il sistema idrico nazionale dipende da pompe a gasolio. Senza carburante, le pompe si fermano. Senza pompe, l’acqua smette di scorrere. In un Paese già piegato dalla peggiore siccità degli ultimi decenni, questo non è un incidente, è una condanna.
la fame cammina con la sete
La crisi idrica non ferma la sua corsa ai rubinetti: arriva nei campi. I bombardamenti hanno devastato sistemi di irrigazione e terreni produttivi, mettendo in ginocchio gli agricoltori. Già prima di marzo, 874.000 persone vivevano in insicurezza alimentare acuta. Oggi, con un’inflazione che morde e redditi inesistenti, la sopravvivenza è una scommessa quotidiana.
Il rischio sanitario: minaccia silenziosa
Laddove l’acqua manca o è contaminata, il rischio sanitario diventa sistemico. Nei rifugi, il deterioramento delle condizioni igieniche sta alimentando focolai di colera, dissenteria e infezioni intestinali. Le conseguenze sono già drammatiche per i soggetti più fragili: bambini sotto i cinque anni, donne in gravidanza e persone con patologie croniche, per i quali una semplice infezione può trasformarsi in una complicazione fatale.
Cosa stiamo facendo (e cosa manca)
Presente in Libano dal 2006, Azione Contro la Fame ha attivato i soccorsi immediati. Al 19 marzo 2026, abbiamo raggiunto 35.137 persone in tutti gli otto governatorati. I nostri numeri sul campo:
Acqua: 40.000 litri di acqua in bottiglia e 224 metri cubi tramite autobotti.
Igiene: oltre 3.000 kit igienici e mestruali distribuiti per ridare dignità e salute.
Salute: 843 consultazioni mediche e supporto nutrizionale a centinaia di bambini malnutriti.
Cibo: 1.208 pacchi alimentari pronti all’uso.
Ma non basta. Si stima che il 40% dei bisogni alimentari rimanga insoddisfatto per mancanza di fondi. L’indignazione non serve se non si trasforma in azione. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e il supporto necessario per non lasciare nessuno indietro