Perché si dice “Mangiare a Ufo”?

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Perché si dice “mangiare a ufo”? Storia di un’espressione nata tra le pietre

Ti è mai capitato di sentire qualcuno definire un “imbucato” a una cena come uno che “mangia a ufo”? È uno dei modi di dire più comuni della lingua italiana, usato per indicare chi ottiene qualcosa (solitamente cibo o benefici) senza pagare o senza fare alcuno sforzo.

Ma cosa c’entrano gli alieni e i dischi volanti con il pranzo gratis? Te lo dico subito: assolutamente nulla. La parola “ufo” in questo caso ha un’origine molto più antica e “terrena”.

L’acronimo che ha fatto la storia: A.U.F.

Il termine non deriva dall’inglese Unidentified Flying Object, ma dal latino. Per risalire alla fonte dobbiamo tornare indietro nel tempo, ai grandi cantieri del Medioevo e del Rinascimento.

All’epoca, i materiali destinati alla costruzione di grandi opere religiose o pubbliche (come il Duomo di Milano, quello di Firenze o la Basilica di San Pietro) viaggiavano senza dover pagare i dazi doganali. Questi carichi venivano contrassegnati con la sigla:

A.U.F. = Ad Usum Fabricae (ovvero “ad uso della fabbrica”)

In alcuni casi, la dicitura era leggermente diversa, come U.F.A. (Usum Fabricae Operis), ma il concetto restava lo stesso: quella merce era esente da tasse perché serviva per la gloria di Dio o della città.

Dalle pietre al piatto

Con il passare del tempo, la sigla A.U.F. diventò per il popolo sinonimo di “gratis”. I barcaroli che trasportavano i blocchi di marmo per il Duomo di Milano lungo i navigli, ad esempio, non pagavano il pedaggio.

Per estensione, chiunque riuscisse a usufruire di un servizio o di un pasto senza sborsare un soldo iniziò a essere descritto come uno che mangiava o viveva “a ufo”.

Il ruolo del Duomo di Milano e di Santa Maria del Fiore

Ci sono due aneddoti storici principali legati a questa espressione:

  1. A Milano: I blocchi di marmo di Candoglia destinati alla Veneranda Fabbrica del Duomo recavano la scritta A.U.F. affinché i gabellieri li lasciassero passare senza riscuotere tasse.

  2. A Firenze: Si racconta che gli operai e gli artisti impegnati nella costruzione di Santa Maria del Fiore avessero diritto a pasti gratuiti offerti dalla “Fabbrica”. Chi si presentava alle mense spacciandosi per lavoratore senza esserlo, di fatto, mangiava “a ufo”.

Varianti regionali e curiosità

Sebbene l’espressione sia nazionale, in Toscana è particolarmente radicata. Spesso si usa anche il verbo “aufare”, che significa proprio scroccare o mangiare a sbafo.

È interessante notare come un termine burocratico latino si sia trasformato in un’espressione gergale così colorita, sopravvivendo per secoli fino all’era dei social media.

In conclusione

Quindi, la prossima volta che qualcuno ti accusa di “mangiare a ufo”, potrai rispondere con un tocco di classe spiegando che stai semplicemente seguendo l’antica tradizione dei grandi architetti del passato (anche se, probabilmente, ti toccherà comunque pagare il conto!).

Ti è piaciuta questa curiosità? Se vuoi scoprire l’origine di altri modi di dire italiani, scrivimelo nei commenti!

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