Concordato preventivo biennale: oltre 150 mila euro scatta la decadenza immediata - redigo.info

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Arrivano nuovi chiarimenti sul concordato preventivo biennale (CPB) per i contribuenti in regime forfetario. La risposta n. 87 del 30 marzo 2026 dell’Agenzia delle Entrate affronta un caso concreto e definisce in modo netto quando si perde il beneficio, soprattutto in presenza di ricavi elevati.

L’Agenzia chiarisce che un primo punto importante: il passaggio dal regime forfetario a quello ordinario o semplificato non comporta automaticamente l’esclusione dal concordato preventivo biennale.

In altre parole, chi aderisce al CPB come forfetario può continuare a beneficiarne anche se cambia regime l’anno successivo, purché siano rispettate le altre condizioni previste dalla normativa.

Il nodo centrale riguarda i limiti di ricavi o compensi:

  • oltre 100.000 euro ma sotto i 150.000 euro, si esce dal regime forfetario ma il concordato resta valido;
  • oltre 150.000 euro, si esce dal regime forfetario e cessa anche il concordato preventivo biennale.

Questa seconda soglia rappresenta il punto di rottura definitivo. Secondo l’Agenzia, la regola serve ad evitare situazioni distorsive: il concordato è pensato per contribuenti di minori dimensioni, e non può continuare ad applicarsi quando l’attività cresce significativamente.

La soglia dei 150.000 euro – pari al limite ordinario aumentato del 50% – è stata introdotta proprio per garantire stabilità, ma anche coerenza con la reale capacità economica del contribuente.

Il documento offre un’indicazione chiara per autonomi e piccoli imprenditori: aderire al concordato può garantire stabilità fiscale, ma solo entro determinati limiti dimensionali.

Chi prevede una crescita significativa dei ricavi dovrà quindi valutare con attenzione la convenienza dello strumento, per evitare di perderne i benefici in corso d’anno.

Redazione redigo.info

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