Deve essere una provocazione … Francesco Sbolzani ha pensato il suo Albero della Sicurezza proprio come provocazione per richiamare l’attenzione sullo scandalo degli incidenti sul lavoro anche durante il periodo natalizio; poi ha donato la sua opera alla Fondazione ’Aiutiamoli subito’ dell’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi sul Lavoro) perché questa provocazione venga diffusa il più possibile.
Seguendo questo ragionamento, il MLAC di Torino, con la GIOC e le altre Associazioni che coordinano il centro giovanile “Cartiera”, al termine delle vacanze natalizie, ha deciso di non smontare l’Albero allestito all’inizio di dicembre, ma di lasciarlo ben evidente nella sala riunioni per ricordare a tutti il problema, con il proposito di organizzare una serie di eventi tra Natale ed il Primo maggio.
Nei giorni scorsi, in uno di tali eventi ci siamo incontrati intorno a quell’Albero con i giovani della GIOC, per continuare a riflettere sul tema della Sicurezza.
Abbiamo iniziato col dare un’occhiata ai numeri (dall”Osservatorio nazionale morti sul lavoro ): le cronache di questi mesi sono occupate da altri problemi e da molte altre vittime, che hanno quasi fatto sparire dalla nostra attenzione il problema e le vittime degli incidenti sul lavoro, ma questi incidenti continuano ed aumentano; dall’inizio dell’anno la media giornaliera è aumentata e ora sfiora i 4 morti al giorno …
Molti dei giovani presenti stanno iniziando ad affacciarsi sul mondo del lavoro, sono studenti che lavorano part-time, partecipano a stage, o accedono ai laboratori universitari; hanno condiviso la loro esperienza raccontando quale formazione alla sicurezza gli è stata proposta (o non gli è stata proposta), che cosa si sarebbero aspettati, quale attenzione al problema hanno osservato nell’ambiente in cui sono stati inseriti. Sono testimoni qualificati, sensibili al problema ed abituati dal metodo GIOC (analogo a quello AC) ad osservare la realtà in cui vivono e a porsi domande; nella discussione sono emersi i seguenti ragionamenti:
- La sicurezza pone problemi a molti livelli, si fatica a far diventare la teoria prassi ordinaria e costante, il rischio è sempre quello di abituarsi al pericolo, sottovalutarlo e ridurre l’attenzione.
- La sicurezza sul lavoro non è solo una questione di normative e procedure: è una cultura che deve essere radicata nelle aziende e condivisa da imprenditori e dipendenti. Ogni caso di studio esaminato dimostra chiaramente che miglioramenti concreti in termini di riduzione degli infortuni si ottengono solo quando c’è un cambiamento di atteggiamento collettivo nei confronti della prevenzione e della gestione dei rischi.
- Troppo spesso la sicurezza viene percepita come un obbligo imposto dalle normative, piuttosto che come un valore fondamentale per il benessere aziendale. Questo atteggiamento deve cambiare. Quando imprenditori e lavoratori comprendono che la sicurezza è un investimento e non un costo, iniziano ad adottare comportamenti proattivi, invece di limitarsi a rispettare le regole in modo formale.
Il ragionamento poi sulla tragedia di Crans-Montana ci ha fatto pensare alla necessità di prestare attenzione alla sicurezza anche nei luoghi di svago. Alcuni hanno riferito come in questi mesi abbiano imparato ad osservare dove siano le uscite di sicurezza quando entrano in un cinema o in un salone parrocchiale.
Mentre discutevamo è proseguita anche un’altra attività che era iniziata a dicembre all’inaugurazione dell’Albero: un gruppo di volontarie della Cartiera, tra cui alcune aderenti alla GIOC, stanno ricamando su un lenzuolo i nomi delle vittime degli incidenti sul lavoro, per creare un altro segno visivo dell’attenzione a queste persone, in modo che i nomi non diventino solo numeri.
Il percorso attorno all’Albero continua, l’importante è non ridurre l’attenzione.