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Il 9 aprile ricorre la prima Giornata nazionale dell’ascolto dei minori, istituita dalla legge 4 luglio 2024 n. 104 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di riconoscere ai bambini e agli adolescenti un ruolo attivo e partecipe nelle scelte che li riguardano direttamente, in linea con quanto stabilito dall’articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’Albero della Vita pone con chiarezza il bambino e il ragazzo al centro dei processi di crescita individuale e collettiva, riconoscendoli non come destinatari passivi di interventi, ma come protagonisti attivi del proprio percorso di vita e del cambiamento sociale.
Ascoltare un minore significa innanzitutto riconoscerne la dignità, l’unicità e il potenziale, accettando che egli sia portatore di bisogni, desideri, pensieri, valori e aspirazioni che meritano attenzione autentica. In questa prospettiva, l’ascolto non si riduce a un atto formale o occasionale, ma si configura come una dimensione relazionale continuativa, che attraversa tutti i contesti di vita del bambino: la famiglia, la scuola, la comunità e i servizi educativi e sociali.
Il bambino non è “un piccolo adulto”
La Fondazione richiama esplicitamente i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in particolare il diritto del minore a esprimere liberamente la propria opinione su tutte le questioni che lo riguardano e ad essere ascoltato, tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità (art. 12). L’ascolto diventa così uno strumento di tutela dei diritti, ma anche una leva fondamentale per promuovere partecipazione, consapevolezza e responsabilità.
Nella nostra metodologia il bambino non è “un piccolo adulto” da conformare ai modelli esistenti, bensì un portatore di novità e di rinnovamento, capace di interrogare il mondo adulto e di sollecitare nuove risposte alle domande della vita. L’ascolto autentico consente di preservare e valorizzare questa spinta vitale, alimentando curiosità, desiderio di scoperta e capacità di immaginare il cambiamento sociale.
Ascoltare i più giovani per migliorare la collettività
In tutti i nostri interventi l’ascolto assume una funzione decisiva nel delicato processo di costruzione dell’identità dei nostri beneficiari, soprattutto i più giovani. In una fase della vita segnata da trasformazioni emotive, cognitive e relazionali, essere ascoltati significa sentirsi riconosciuti, legittimati e presi sul serio. Questo favorisce lo sviluppo di competenze interiori fondamentali: autoconsapevolezza, gestione delle emozioni, capacità decisionale e senso di responsabilità, tutte dimensioni centrali nel concetto di educazione promosso da Fondazione l’Albero della Vita.
La pratica dell’ascolto si lega strettamente a un’idea di educazione come processo life-wide e life-long, che coinvolge la totalità dell’esperienza del soggetto e non si limita all’acquisizione di competenze formali. Ascoltare significa aiutare il minorenne, il giovane o l’adulto che accogliamo a dare senso alle proprie esperienze, sciogliere i nodi emotivi legati al vissuto personale, trasformare anche le situazioni di disagio in opportunità di crescita e apprendimento.
In conclusione, l’ascolto per l’Albero della Vita non è soltanto una buona pratica educativa, ma una scelta etica e politica, capace di orientare il presente e il futuro della società. Mettere autenticamente l’infanzia al centro significa dare voce ai suoi protagonisti, riconoscendo che nel loro ascolto si gioca una parte decisiva del miglioramento collettivo.
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