Scuole di Specializzazione non medica per Biologi: sì o no? Quando è necessaria? | Rizzoli Education

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Le Scuole di specializzazione sono percorsi universitari post-laurea finalizzati a formare specialisti in ambito sanitario. Si distinguono in: 

  • scuole mediche, riservate ai laureati in Medicina, 
  • scuole non mediche, accessibili anche a chi ha una laurea in biologia, biotech o altri percorsi STEM

In particolare, per accedervi è richiesta una laurea magistrale coerente (come Biologia o Biotecnologie, ma anche Chimica, Farmacia o Veterinaria a seconda dei casi) e il superamento di un concorso universitario, spesso basato su prova scritta, eventuale colloquio e valutazione dei titoli. L’abilitazione professionale, pur non sempre necessaria all’ingresso, diventa richiesta durante il percorso per via delle responsabilità professionali sempre più ingenti dello specializzando. I posti sono limitati, rendendo la selezione competitiva.

Il Decreto Interministeriale del 16 settembre 2016 n. 716 ha definito le principali scuole accessibili ai biologi, tra cui Microbiologia, Virologia e Patologia Clinica (area diagnostica), Genetica Medica, Farmacologia e Scienza dell’Alimentazione (area clinica), e Statistica Sanitaria e Biometria (sanità pubblica).

Questi percorsi hanno generalmente una durata di quattro anni (eccetto la Scuola di statistica sanitaria e biometria della durata di tre anni) e prevedono un impegno a tempo pieno, con una forte componente pratica svolta in strutture sanitarie. Al termine si consegue il diploma di specializzazione, che conferisce il titolo di specialista nella disciplina scelta. Dal punto di vista economico, di recente è stata istituita una borsa di studio di 4.773 euro lordi annui, che corrispondono a circa 400 euro mensili. Si tratta di una cifra molto bassa, considerato l’enorme impegno lavorativo, oltre che di studio, che comporta la frequenza delle Scuole.

Sbocchi lavorativi: quando è davvero richiesto un percorso di specializzazione?

La sanità pubblica

Foto 1 – Biologo ospedaliero

Nel contesto ospedaliero e, più in generale, nel Servizio Sanitario Nazionale, la specializzazione rappresenta un passaggio obbligato. Le strutture pubbliche (ospedali, ASL, istituti di sanità pubblica) inquadrano il biologo / la biologa nel ruolo di dirigente sanitario, e per accedere a questa posizione è richiesto formalmente il diploma di specializzazione in una disciplina pertinente, come Patologia Clinica, Microbiologia o Genetica Medica. In questi ambienti il biologo / la biologa specializzato/a non è un semplice tecnico, ma una figura con responsabilità diagnostiche, organizzative e decisionali: valida referti, coordina attività di laboratorio, partecipa alla gestione clinica dei dati e collabora direttamente con i medici. Senza specializzazione, non si ha accesso a ruoli dirigenziali. È quindi in questo settore che la scuola di specializzazione ha il suo valore più concreto e necessario.

Industria, ricerca e salute

Quando ci si sposta verso l’industria farmaceutica e biotecnologica, però, il quadro cambia radicalmente. In questo contesto la specializzazione sanitaria non è richiesta e, nella maggior parte dei casi, non rappresenta nemmeno un vantaggio competitivo significativo. Le aziende farmaceutiche cercano profili orientati alla ricerca, allo sviluppo o alla produzione, e valutano soprattutto competenze pratiche, capacità di lavorare su progetti e, solo per particolari ruoli, il possesso di un dottorato di ricerca. 
Per ruoli come Quality Control, Quality Assurance o Regulatory Affairs, ciò che conta è la conoscenza delle normative, delle GMP (Good Manufactoring Practice) e dei processi produttivi, come per i ruoli in ricerca clinica (Clinical Research Associate, Clinical Trial Assistant) contano molto la conoscenza delle GCP (Good Clinical Practice) e delle normative che regolano le sperimentazioni cliniche. Queste competenze  si acquisiscono più facilmente tramite master mirati o esperienza sul campo, piuttosto che attraverso una specializzazione clinica. In altre parole, un/a biologo/a specializzato/a non è automaticamente più appetibile di chi ha una laurea con master specifico.

Lo stesso vale per la ricerca scientifica, sia in ambito accademico che nei centri di ricerca pubblici o privati. Qui il titolo di riferimento è il dottorato di ricerca, che rappresenta il requisito standard per accedere a posizioni di ricercatore. Chi punta alla carriera universitaria o alla ricerca non trae un vantaggio concreto da quattro anni di specializzazione. Il PhD invece, oltre a essere obbligatorio per questo tipo di carriera, permette di produrre pubblicazioni, competenze sperimentali avanzate e una rete accademica.

Esistono poi ambiti come quello della nutrizione e della sicurezza alimentare, dove la specializzazione, in alcuni casi, può avere un’utilità variabile. Nel caso della nutrizione, ad esempio, per esercitare come biologo/a nutrizionista è sufficiente l’abilitazione professionale; la specializzazione in Scienze dell’Alimentazione può offrire una preparazione più approfondita, soprattutto in ambito clinico, ma non è obbligatoria. Lo è invece nel caso in cui il/la professionista voglia lavorare in una struttura ospedaliera. Nel settore alimentare industriale o nel controllo qualità, invece, le aziende privilegiano competenze tecniche e conoscenza delle normative, spesso acquisite tramite master o esperienza diretta. 

Scuole di Specializzazione: una scelta consapevole

La specializzazione per biologi ha un valore fortemente settoriale: è fondamentale nel mondo della sanità pubblica, dove consente l’accesso alla dirigenza e a ruoli di responsabilità, ma perde gran parte della sua utilità al di fuori di questo contesto. Nell’industria farmaceutica, nella ricerca e in molti ambiti del privato, non solo non è richiesta, ma può essere meno strategica rispetto ad alternative come i master professionalizzanti. Per questo motivo, la scelta di intraprenderla dovrebbe essere consapevole e guidata in modo molto chiaro dall’obiettivo professionale: se questo è l’ospedale o la sanità pubblica, la specializzazione è obbligata per accedere ai rispettivi concorsi; se invece è l’industria o la ricerca, esistono percorsi più efficaci e meglio riconosciuti dal mercato del lavoro.

Rubrica a cura di Generazione Stem

Biografia autrice

Roberta Maria Serra è una laureanda in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Palermo. Unisce la passione per la scienza con la scrittura per rendere temi complessi più accessibili. Collabora con diverse realtà come Generazione Stem per avvicinare sempre più persone alla conoscenza scientifica e per contribuire ad abbattere gli stereotipi di genere.

Fonti

https://sivemp.it/specializzazioni-non-mediche-interrogazione-parlamentare/#:~:text=insieme%20al%20Ministero%20della%20salute%2C,di%20riparto%2C%20oltre%20ad%20eventuali

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=1&art.idGruppo=0&art.flagTipoArticolo=1&art.codiceRedazionale=17A00032&art.idArticolo=1&art.idSottoArticolo=1&art.idSottoArticolo1=10&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-01-09&art.progressivo=0#art#:~:text=La%20Classe%20della%20Medicina%20diagnostica,Biotecnologie%20%20%20mediche

Crediti immagini:

Recapiti
Andrea Padovan