La social SEO sta assumendo un ruolo progressivamente più rilevante nei progetti di digital marketing di brand e aziende. Ad oggi, infatti, la ricerca online non passa più soltanto da Google e sempre più spesso gli utenti cercano risposte direttamente all’interno delle piattaforme, che già frequentano ogni giorno per svago. Non si tratta di un cambiamento marginale ma di una trasformazione del comportamento digitale. Secondo HubSpot, il 31% dei consumatori usa i social media per fare delle ricerche su prodotti, servizi o trarre ispirazione. D’altra parte, ogni piattaforma si configura sempre più come un motore di ricerca autonomo, con logiche di visibilità proprie.

Avvalersi di tecniche di SEO nel social media marketing può migliorare la discoverability dei contenuti negli spazi digitali dove nasce la domanda. In altre parole, se le persone si aspettano di trovare risposte dentro le piattaforme, è lì che i contenuti devono essere progettati per emergere. In questo articolo vedremo in che modo.

Quando si parla di social SEO ci si riferisce alle tecniche che permettono di ottimizzare i contenuti condivisi su piattaforme online come Instagram, TikTok, YouTube e via dicendo. L’obiettivo è di aumentare la reperibilità dei post quando gli utenti fanno ricerche correlate a quel determinato argomento. Oltre ad accorgimenti che riguardano la pubblicazione di testi, immagini e video, comprende anche criteri relativi alle informazioni presenti sui profili aziendali (BIO, headline, sezioni etc). Alcuni di questi metodi differiscono da un social all’altro, altri invece sono simili.

Prima di specificare la differenza tra le due strategie, chiariamo cos’è la SEO e come funziona. Acronimo di Search Engine Optimization (ovvero: ottimizzazione per i motori di ricerca) la SEO è l’insieme di strategie volte a migliorare la visibilità di un sito web nei risultati organici di Google, Bing etc. Si basa su fattori quali backlinks, domain authority, contenuti long-form, buon uso delle keyword, velocità di caricamento delle pagine. 

La social SEO, invece, come abbiamo anticipato sopra, riguarda piattaforme come Instagram, TikTok, LinkedIn o YouTube. In questi ecosistemi i ranking dei contenuti possono basarsi su engagement, formati o tempestività. Ma anche – a seconda del social – sulle parole chiave presenti nelle didascalie o negli script, negli alt-text delle immagini o nelle thumbnails.

C’è da sottolineare che i contenuti social hanno la possibilità di apparire anche tra i risultati di ricerca di Google e di Bing, e tra le AI Overviews. Ciò rende ancora più importante curare i testi che li acompagnano, dalla caption all’alt text. Questi contribuiscono infatti a contestualizzare meglio il post e a rafforzarne la reperibilità complessiva anche al di fuori della piattaforma.

Ogni social ha il suo algoritmo e le sue regole specifiche per l’ottimizzazione dei contenuti, ma alcune indicazioni per la social SEO sono valide per tutti. È il caso di quelle relative all’ottimizzazione delle pagine e dei profili aziendali. Ecco alcune linee guida:

  • il nome utente deve corrispondere a quello del brand o dell’azienda. Se possibile, è bene personalizzare anche l’URL inserendo il nome e una keyword primaria per rendere la pagina più semplice da trovare;
  • quella che per alcuni social è la BIO e che in altri è la sezione Informazioni deve essere ottimizzata. Qui è bene inserire keyword che specifichino il settore di riferimento, l’attività svolta o le tematiche trattate;
  • in generale è consigliabile completare tutte le sezioni disponibili. Le pagine aziendali LinkedIn, ad esempio, dispongono di diverse aree. Integrarle permette di condividere informazioni utili e di usare ulteriori parole chiave che aiutano gli utenti a rintracciare il profilo aziendale. Un altro esempio? Le BIO di Instagram e di TikTok sono brevi ma efficaci. Vanno curate con attenzione inserendo le keyword in una frase che ne rispetti il tono di voce;
  • un profilo aziendale ben ottimizzato non si limita alla descrizione ma offre anche un percorso chiaro verso il sito o una landing page con gli opportuni link;
  • per rafforzare riconoscibilità e affidabilità, è importante ricordare che le informazioni del brand devono essere coerenti su tutti i canali digitali.

Come sui siti web e sui blog, anche nei contenuti social le keyword possono essere usate in modo strategico per far sì che gli utenti rintraccino i contenuti pubblicati. A seguire, approfondiamo alcune regole per ogni piattaforma.

Sebbene si tratti di una piattaforma basata su contenuti visual come foto, caroselli e Reel, anche su Instagram i testi possono giocare un ruolo cruciale per la social SEO. Inoltre, ora che gli hashtag hanno perso l’efficacia originaria, le keyword “pesano” nel ranking dei contenuti. Ecco alcune buone pratiche per ottimizzare i post condivisi sul social di Meta:

  • Instagram analizza le parole utilizzate nelle caption, per questo bisogna porre attenzione a come si accompagna il Reel o la foto pubblicata. Per far sì che contribuiscano alla visibilità del contenuto, è bene inserire una keyword principale legata all’argomento trattato insieme ad altre secondarie;
  • non tutti sanno che su Instagram è possibile avvalersi dell’alt text. Si tratta di una feature che può aiutare a specificare all’algoritmo il tema del contenuto, migliorando la sua visibilità; Per ottimizzare l’alt text al momento della pubblicazione, basta selezionare “Impostazioni avanzate”, cliccare su “Scrivi testo alternativo” e aggiungere una descrizione coerente.
  • l’algoritmo di Instagram analizza anche il testo parlato dei Reel. Uno script che contiene le parole chiave all’inizio ha più probabilità di visualizzazioni;
  • anche i sottotitoli contribuiscono alla visibilità dei contenuti. Per questo si consiglia di aggiungere i sottotitoli ai Reel anche direttamente in piattaforma prima della pubblicazione.

Per monitorare i risultati della strategia SEO su Instagram è possibile prendere in considerazione diverse metriche. Tra queste: la reach, le impression, le visite al profilo, la crescita dei follower e la percentuale di engagement dei contenuti.

Sull’app cinese proprietà di Byte Dance, i contenuti vengono suggeriti in base alla cronologia di visualizzazione, ai “mi piace” e alle interazioni. Anche qui è possibile avvalersi della SEO per rendere i contenuti più facili da trovare. Non solo: alcune tecniche possono consentire di apparire sulla For You Page (FYP) di chi segue interessi correlati oltre che nei risultati di una ricerca specifica. 

Le caption di TikTok possono essere lunghe fino a 2.200 caratteri. Approfittare di questo spazio per scrivere un testo che accompagni il contenuto e contenga le parole chiave può giovare alla visibilità del post. Qui gli hashtag possono avere rilevanza: il suggerimento è di equilibrare quelli di nicchia con quelli in trend. Per sceglierli, si può utilizzare la barra di ricerca e scoprire i più utilizzati, monitorare quelli pubblicati dai competitor o dai profili dominanti nel settore di riferimento.

Su TikTok, l’audio gioca un ruolo fondamentale e può determinare il successo di un contenuto. L’algoritmo tende a premiare i video con suoni di tendenza: più l’audio utilizzato è popolare, più probabilità avrà di raggiungere un ampio pubblico. È bene però scegliere quelli che più si adattano al tono di voce del brand.

Anche in questo caso è consigliabile aggiungere i sottotitoli ai video per migliorare la social SEO. Fondamentale è inoltre curare gli script inserendo le parole chiave in modo naturale nel parlato e – preferibilmente – all’inizio del contenuto. 

Infine, nella definizione dei contenuti è consigliabile individuare delle tematiche evergreen. Il motivo è che molti utenti su TikTok usano chiavi di ricerca come “modi veloci per”, “consigli per” o “come fare per”. Queste tipologie di video possono avere una durata maggiore e ottenere buoni risultati nel tempo. Chi vuole monetizzare su TikTok può tenerne conto.

Ormai su YouTube i termini generici sono troppo competitivi per essere utilizzati come parole chiave efficaci. È meglio quindi fare affidamento alle long-tail keyword. Queste sono più specifiche e con meno volumi di ricerca. Per scovare quelle più adatte ai propri contenuti è possibile inserire nella barra di ricerca di YouTube la parola chiave specifica e scorrere i suggerimenti automatici o studiare i video con più visualizzazioni. In alternativa ci si può avvalere di tool come Answer the Public o Semrush.

Una volta individuate le keyword più adatte è importante usarle seguendo alcuni criteri di social SEO:

  • la keyword principale va utilizzata nel titolo del video. È bene accompagnarla con un concetto, una domanda o una specifica che rappresenti un valore aggiunto per l’utente;
  • l’inizio della descrizione deve contenere la parola chiave principale. Nelle prime due righe che seguono vanno aggiunte le secondarie;
  • sempre in descrizione, dopo il pulsante “Mostra di più” si hanno a disposizione poco meno di 5000 caratteri. Questi possono essere usati per un riassunto del video che dà maggiore contesto all’algoritmo;
  • le thumbnails vanno ottimizzate con un testo che completi il titolo o il concetto principale invece che ripeterlo.

Anche sulla piattaforma video di Big G è possibile aggiungere i sottotitoli automatici oppure caricare una propria trascrizione. In entrambi i casi, si aiuta l’algoritmo di YouTube a confermare che il video corrisponda ai testi inseriti. Non bisogna dimenticare di segmentare il video in capitoli con dei titoli autonomi. In questo modo, si aiuta Google a individuare l’argomento specifico delle singole sezioni e quindi a rispondere a possibili domande degli utenti.

Pinterest è nato per essere un motore di ricerca visivo: gli utenti lo usano per cercare ispirazioni e idee. Il suo algoritmo è diverso da quello degli altri social. Se un pin ottiene visibilità può rimanere sotto i riflettori per più di un anno ed essere consigliato organicamente, in base alle tendenze o in concomitanza di alcune festività e ricorrenze.

Per ottimizzare la social SEO di Pinterest è possibile seguire alcuni accorgimenti.

Per prima cosa, è bene creare delle bacheche tematiche con descrizioni coerenti. In ogni bacheca devono essere presenti solo i pin riconducibili a quel determinato argomento. Su Pinterest Trends è possibile scovare argomenti di tendenza e nuovi spunti. Anche in questo caso, avvalersi di parole chiave specifiche aiuta la visibilità dei pin:

  • come per le bacheche, bisogna curare la descrizione del pin utilizzando le chiavi di ricerca che gli utenti scriverebbero per trovare il contenuto;
  • aggiungere le parole chiave anche in sovrapposizione alle immagini o nei video aiuta a ottenere più visibilità;
  • su Pinterest è presente la funzionalità alt text, che permette di migliorare la reperibilità delle immagini. Per accedervi e usarla durante la creazione o modifica di un pin, bisogna cliccare su “Aggiungi testo alternativo”;
  • prima di condividere il pin, è preferibile aggiungere dei 10 tag tematici che aiutano a ricondurre il contenuto a settori specifici.

Infine, bisogna assicurarsi che ogni pin contenga un link che porti a una pagina web specifica e pertinente. Questo è uno degli accorgimenti fondamentali non solo per la SEO ma, in generale, per fare marketing su Pinterest in modo efficace.

Il primo social di Meta usa numerosi segnali per ordinare i risultati delle ricerche degli utenti. Si va dalla pertinenza rispetto alla query di ricerca all’engagement dei contenuti fino all’autorevolezza della pagina. Anche la posizione geografica dell’utente conta per le ricerche correlate ad attività locali. Di seguito, i principali aspetti da considerare per ottimizzare i contenuti delle pagine Facebook:

  • per aumentare la pertinenza rispetto alle ricerche degli utenti, i post devono includere keyword coerenti con i temi trattati;
    – L’algoritmo di Facebook tende a premiare i post che ottengono like, commenti, condivisioni e salvataggi. La qualità del contenuto e la capacità di generare interazioni sono quindi fondamentali;
  • anche l’inserimento dell’alt text nelle immagini può contribuire all’accessibilità e alla SEO interna. Per procedere, basta cliccare su “Modifica” in fase di caricamento e poi selezionare “Testo alternativo personalizzato”;
  • anche se su Facebook hanno un peso inferiore rispetto ad altre piattaforme, gli hashtag possono essere utilizzati purché siano pertinenti.

Come anticipato, anche l’engagement e l’interazione con la community sono rilevanti per la social SEO di Facebook. Rispondere a commenti e messaggi aumenta i segnali di attività e la percezione di valore della pagina. Anche l’uso di sondaggi e dirette e la partecipazione a gruppi rilevanti può rafforzare la visibilità organica. In questo senso, la visibilità dipende anche dalla qualità dell’interazione sociale che la pagina riesce a generare.

Anche le recensioni sulla pagina Facebook rappresentano un elemento rilevante. Le parole utilizzate dagli utenti possono contribuire alla pertinenza della pagina per determinate query di ricerca. Monitorarle e rispondere con continuità permette di rafforzare la presenza organica.

Come funziona la SEO su LinkedIn

La piattaforma dedicata al mondo del lavoro utilizza diversi segnali per determinare la visibilità di pagine e contenuti. Tra questi rientrano la pertinenza rispetto alle ricerche degli utenti, la coerenza delle parole chiave utilizzate, la qualità dei contenuti pubblicati e la capacità di generare interazioni significative. 

Le parole chiave usate nei post delle pagine aziendali LinkedIn devono riflettere il modo in cui il pubblico cerca davvero soluzione, competenze e ruoli. Anche le keyword legate ai problemi che si risolvono e i riferimenti a tool o tecnologie padroneggiate sono importanti. Bisogna però fare attenzione a non esagerare. Inserire in modo forzato una sequenza di parole chiave non migliora la visibilità ma rischia di rendere la pagina poco credibile per l’algoritmo e per gli utenti. Di seguito, i principali aspetti da considerare per la social SEO su LinkedIn:

  • le prime righe del post sono particolarmente importanti: rappresentano la prima porzione di testo visibile prima del clic su “Vedi altro”. Per questo è utile inserire fin da subito le keyword principali e, quando opportuno, un elemento capace di attirare l’attenzione;
  • LinkedIn privilegia i contenuti che generano conversazioni significative. Per questo conviene pubblicare post che pongano domande, offrano insight utili e stimolino commenti;
  • rispondere rapidamente alle interazioni aiuta a mantenere viva la discussione e a rafforzare i segnali positivi per l’algoritmo. Reaction, commenti e condivisioni, soprattutto nella prima fase successiva alla pubblicazione, rappresentano indicatori rilevanti per la distribuzione organica del contenuto.

Anche articoli e newsletter LinkedIn svolgono un ruolo importante. Consentono infatti di sviluppare contenuti più approfonditi, lavorare sulle keyword in titolo, heading e corpo del testo e rafforzare il posizionamento come thought leader. I LinkedIn Articles possono essere indicizzati anche da Google, ampliando la visibilità dei contenuti oltre la piattaforma stessa.

Nella visibilità su X (ex Twitter) la tempestività del contenuto gioca un ruolo importante. Qui, più che essere pertinenti in senso generale, è necessario inserirsi nelle conversazioni in trend presso il proprio pubblico. I segnali premiati dall’algoritmo di X sono infatti la freschezza del contenuto, il suo engagement, la sua rilevanza e la credibilità del profilo.

Keyword e hashtag aiutano la piattaforma a comprendere e classificare il tema dei tweet. Anche qui vale il consiglio di inserire le keyword in modo naturale nel copy del post. Gli hashtag restano utili ma vanno usati con misura. È bene inserirne pochi ma pertinenti ed evitare il sovraccarico di quelli generici o irrilevanti.

Come specificato, su X la visibilità dipende in larga misura dalla capacità di generare interazioni. Rispondere rapidamente ai commenti, soprattutto nella prima fase successiva alla pubblicazione, può contribuire ad amplificare la distribuzione del contenuto. In quest’ottica, è utile anche partecipare alle conversazioni del proprio settore, commentare i post altrui in modo pertinente e citare account rilevanti quando possibile. Altro accorgimento utile per la social SEO su X? Quando opportuno, è possibile trasformare le reply in thread più articolati. Questo può far crescere la reach interna alla piattaforma e aumentare le possibilità che il contenuto venga ripreso, citato o indicizzato anche altrove.

Tra gli errori più comuni rientrano l’abuso di hashtag, l’utilizzo di un profilo incompleto o non aggiornato, una pubblicazione troppo irregolare, la scarsa risposta alle interazioni e la condivisione di link privi di contesto. Questi elementi possono ridurre sia la credibilità dell’account sia la capacità dei contenuti di ottenere visibilità e coinvolgimento.

Come abbiamo visto, essere visibili online oggi non significa soltanto presidiare Google ma anche farsi trovare su Instagram, TikTok, YouTube, LinkedIn, Facebook, Pinterest o X. Per questo motivo, ottimizzare i contenuti social significa lavorare su più livelli. Dall’ottimizzazione dei profili all’uso consapevole delle parole chiave dei testi. Dall’attenzione ai formati premiati dalle piattaforme alla capacità di intercettare i trend e trarne vantaggio. Per brand e aziende, il punto non è quindi presidiare ogni piattaforma allo stesso modo ma capire dove nasce la domanda del proprio pubblico e costruire lì una presenza riconoscibile, utile e facilmente rintracciabile. È in questa capacità di adattare linguaggi, contenuti e ottimizzazione ai diversi contesti che si gioca oggi una parte sempre più importante della visibilità digitale.