Dai tavoli tecnici del Symposium di EFI-Studio Galvan emerge, intanto, un sistema in affanno
di Redigo.info – dir. Alessia Lupoi
Al Symposium della Formazione dello scorso 25 marzo 2026, promosso da EFI – Italia e dallo Studio Galvan, il confronto sulla riforma dei Fondi Interprofessionali ha assunto toni diretti. A guida del tavolo tecnico, Giovanni Galvan ha aperto i lavori ricordando come il sistema operi senza una legge organica dal 2009 e come la riforma ministeriale punti a trasformare i Fondi in gestori di risorse aggiuntive, dallo 0,30% al Fondo Sociale Europeo. Obiettivo ambizioso, che intanto si scontra con criticità strutturali e operative.
I vincoli che frenano: il fattore mobilità delle imprese
Il nodo più contestato riguarda i nuovi vincoli alla mobilità delle imprese: l’obbligo di conferma via PEC, pensato per limitare le “migrazioni opportunistiche”, è stato definito da più voci un freno inutile, aggravato dalla carenza di dati nei sistemi INPS. S’aggiungono maggiori oneri di compliance e investimenti tecnologici non accompagnati da adeguati incrementi di budget.
I rappresentanti dei Fondi hanno espresso preoccupazioni convergenti: finestre di adesione rigide, obbligo di permanenza di 12 mesi, tetto unico del 20% per le spese di gestione. In più, FAPI, Fondoprofessioni e Fon.Ter denunciano l’assenza dell’Osservatorio, che la legge del lontano 2000, la n. 388, aveva previsto, e la confusione generata dalla presenza online di versioni non aggiornate delle linee guida.
Enti di formazione: si sia chiari e sburocratizzati per superare la frammentazione quasi sistemica
Gli Enti deputati alla formazione finanziata chiedono chiarezza e sburocratizzazione: interoperabilità dei dati, costi standard, un Libretto formativo realmente funzionante. C’è chi teme che, gestendo il FSE, i Fondi finiscano per replicare lentezze e rigidità delle Regioni. Altri sollecitano una cabina di regia nazionale che integri Fondi, ITS e territori, per superare una frammentazione ormai cronica.
La riforma dei Fondi e le certificazioni. Occasione o sovraccarico? La lettura di Galvan
Sul tavolo anche il tema delle certificazioni: per alcuni un’opportunità, per altri un aggravio che rischia di sottrarre risorse alla formazione effettiva.
Nelle conclusioni, Galvan ha offerto una lettura lucida: il prossimo decennio sarà segnato da sovrapposizioni di politiche attive, “come colate dell’Etna”.
Insomma, una riforma necessaria che, però, non può poggiare su bozze instabili e vincoli difficilmente applicabili. Se la formazione continua deve sostenere il lavoro di domani servono regole certe, tempi coerenti e un sistema che premi chi innova davvero.