Il Paladozza di Bologna, la nostra casa del cuore: 70 anni di storia Azzurra - Federazione Italiana Pallacanestro

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18 Aprile 2026

Macoratti, Canna, Motto, Gambini, Calebotta. E’ il quintetto dell’Italia, che affronta la Polonia (Pacula, Wawro, Zlotkiewick, Pawlak, Feglerski) a Bologna, mercoledì 12 settembre 1956 alle ore 20.30. Non c’è nessuna medaglia in palio, eppure è una partita spartiacque: si inaugura il Palazzo dello Sport di piazza Azzarita. Quello che nel 1996 diventerà PalaDozza, l’edificio che ha fatto da incubatrice di Basket City, che ora ospita il Museo del Basket Italiano, e che tra qualche mese farà settant’anni.

Il basket bolognese non sarà più quello di prima, ma anche per la Nazionale quello è un giorno speciale. Nasce lì, settant’anni fa, con una vittoria sulla Polonia 70-54, migliore in campo Antonio Costanzo con 15 punti, un rapporto speciale tra il basket azzurro e il PalaDozza.

Lo dicono innanzi tutto i numeri. Nei cento anni appena festeggiati di storia della Nazionale maggiore maschile, Bologna è al primo posto per partite ospitate: sono 42, contro le 37 giocate a Roma, 35 a Milano, 25 a Napoli, 20 a Torino. Di queste 42 partite bolognesi, 35 si sono giocate al palazzo dello sport di piazza Azzarita (altre 5 a Casalecchio e 2 in Salaborsa, il vecchio affascinate campo ricavato all’interno del Palazzo Comunale in cui si è giocato fino al 1956).

Altro primato, il palasport italiano che ha ospitato più volte la Nazionale è appunto l’attuale PalaDozza. 35 partite, un percorso che attraversa gran parte della storia azzurra, in campo tutti i suoi grandi campioni e spesso avversari leggendari. Nel luogo che più di ogni altro simboleggia l’amore per lo sport dei canestri della città, che a turno è stato teatro dei sogni di Fortitudo e Virtus, o delle tante altre che vi hanno giocato migliaia di partite, ma che un’altra squadra può a pieno titolo chiamare casa, appunto la Nazionale.

A cominciare da quel settembre 1956, Trofeo Mairano, livello altissimo per l’epoca, di fatto un preolimpico: alla vigilia il Coni stabilì che solo se fosse arrivata tra le prime tre l’Italia avrebbe partecipato alle Olimpiadi di Melbourne di lì a due mesi, per i costi del viaggio in rapporto alle chance di medaglia. Sconfitti dall’Ungheria campione d’Europa in carica, Unione Sovietica e Cecoslovacchia, tutte superpotenze dell’epoca, gli azzurri arrivano quarti e infatti non andranno ai Giochi.

Ma nella facile vittoria sulla Svezia dell’ultima giornata, si fa un pezzo di storia azzurra. Lino Cappelletti segna 45 punti, stabilendo un record per la Nazionale che durerà 31 anni. Solo nel 1987 Antonello Riva (curioso, il record passa da un canturino ad un altro), contro la Svizzera, riuscirà a ritoccarlo a quota 46 punti. Il record di Riva resiste a tutt’oggi, ma va anche detto che fu ottenuto segnando 7 triple mentre il tiro da tre per Cappelletti a Bologna non esisteva, fa introdotto solo nel 1984.

Il prestigioso Trofeo Mairano si gioca al palasport di Bologna anche nel 1958, lo vince di nuovo l’imbattibile Unione Sovietica dell’immenso Janis Kroumin, lettone di 2.20 che se nato in un’altro periodo storico avrebbe certamente fatto gloria e soldi a volontà nell’NBA. Figure leggendarie di un’epoca lontana, come Radivoj Korac e Josip Gjergja, stelle della Jugoslavia che gioca per la prima volta al palasport di Bologna il 14 febbraio ’63, contro gli azzurri. Korac è l’uomo dei 99 punti in una partita e Pino Giergia (si può scriverlo anche così, essendo zaratino di etnia italiana) uno straordinario playmaker vent’anni avanti ai suoi tempi, eppure li battiamo. Korac scrive 38 ma vinciamo noi 93-90 dopo un supplementare, Dado Lombardi (24) il migliore in quella che resta un’impresa di grande prestigio, anche se era solo un’amichevole.

Per due decenni abbondanti la presenza degli azzurri al palasport di Bologna è una costante. Tra partite amichevoli, tornei internazionali, All-Star Game (nell’82, contro una selezione di americani del campionato di Serie A1, vincono loro 107-104) c’è sempre tanta Italia in piazza Azzarita. Al quadrangolare del maggio 1983 fa un figurone la fortissima Nazionale di Sandro Gamba, quella ancora fresca dell’argento olimpico a Mosca. Schiacciate Cecoslovacchia, Germania e Francia, da Bologna viene l’ultima spinta verso Nantes, dove di lì a poco i nostri conquisteranno il primo, storico titolo europeo.
L’ultima volta dell’URSS a Bologna è nel giugno 1988, che a breve crollerà il Muro non se l’immagina ancora nessuno, c’è ancora il mastodonte di 2,22 Vladimir Tkachenko che rappresenta il passato, ma a battere 103-100 l’Italia in una grande partita è il futuro, il lituano Sarunas Marciulonis, che ce ne fa 37.

E’ campione d’Europa in carica l’Italia invece nel 1999, in quello che nel frattempo è diventato PalaDozza (l’intitolazione è del ’96) quando sfida una impressionante collezione di stelle balcaniche, messa assieme a scopo benefico. Ci sono Vlade Divac, Dejan Bodiroga, Sale Djordjevic, Sasha Danilovic, Rasho Nesterovic, Jure Zdvoc e tanti alti, ma vince lo stesso l’Italia 89-80.

Al PalaDozza anche vittorie in gare ufficiali, che contavano parecchio, in tempi recenti. Qualificazioni Mondiali 2019, contro la Polonia, e 2022, contro l’Islanda, sono due belle vittorie, in due campagne andate a buon fine. L’ultima dell’elenco è un’amichevole di prestigio con l’Argentina nell’estate 2025: è stata la partita numero 35 degli azzurri in settant’anni del Tempio: il bilancio è di 23 vittorie e 12 sconfitte, e visto anche il valore altissimo di tanti avversari affrontati, si può anche dire che il PalaDozza porti bene. Esiste al mondo un posto migliore, per gustarsi una partita di basket?

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Enrico Schiavina

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