Se il pascolo è strumento di biodiversità, lo si impara sul campo

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

C’è un filo, e per nulla sottile, che lega pascolo, tutela della biodiversità e ambiente. Da tempo e come diversi studi hanno dimostrato, è noto che gli allevamenti estensivi, nonostante rappresentino oramai una piccola quota della zootecnia europea, svolgono un ruolo cruciale per la biodiversità, la gestione del paesaggio e i servizi ecosistemici. Al contrario, a forme di allevamento e agricoltura intensive corrispondono perdita di biodiversità e degli habitat naturali.

Durante la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio, in Abruzzo, un’intera Masterclass è dedicata a comprendere l’importanza di questo legame e formare figure chiave per il ripristino della natura e la salvaguardia della biodiversità. Il corso “Biodiversità dei sistemi agro pastorali” è in programma su due weekend consecutivi, dal 15 al 17 maggio e dal 22 al 24 maggio, combinando lezioni frontali presso il Convento di Calascio ed esperienze didattiche nelle aziende del territorio.

Le iscrizioni alla masterclass sono aperte! Scopri di più qui.

Ne abbiamo parlato con Tommaso Campedelli, ornitologo, esperto in biologia della conservazione e pianificazione territoriale, coordinatore della Masterclass.

Perché il pascolo è così importante per la tutela della biodiversità?

Se ci limitassimo a dire che, facendo mangiare agli animali l’erba, si impedisce che quel prato o quel pascolo evolva in qualcos’altro, il ruolo dell’allevamento sarebbe equiparabile a quello di una falciatrice. Il discorso invece è ben più ampio!

Ogni animale si distingue per il modo di pascolare, il calpestio, le aree che sceglie per riposarsi. Da questa diversità deriva un ambiente a sua volta diversificato e quindi più ricco, in grado di ospitare più specie: piante, insetti, animali, rettili, anfibi… e quindi più biodiversità.

Per questo motivo, il pascolo è il metodo più sostenibile per la conservazione degli ambienti e della diversità di specie, sia animali che vegetali. A ciò è da aggiungere che gli animali, spostandosi, agevolano la diffusione dei semi e delle piante, creando dei veri e propri corridoi ecologici. Tutto questo, rispetto a un trattore con una falciatrice, non ha paragone!

E poi c’è la tutela dell’ambiente. Che ruolo ha il pascolo in questi termini?

Possiamo dire che un pascolo ben gestito contribuisce a una serie di servizi ecosistemici. Che cosa intendiamo? Prima di tutto il suolo è più ricco di carbonio. Si tratta di un aspetto fondamentale nell’attuale contesto, colpito da crisi climatica ed eventi metereologici estremi. Un suolo che trattiene più carbonio, per esempio, è in grado di immagazzinare più acqua e dunque di garantire maggiore resilienza in caso di dissesto idrogeologico. Un’altra funzione fondamentale è legata alla prevenzione degli incendi: suoli ricchi di carbonio consentono di rilasciare molta meno CO₂, inoltre il passaggio degli animali al pascolo, delineando ambienti diversificati, contribuisce a ridurre l’accumulo di biomassa infiammabile e quindi ad arginare la propagazione dei roghi.

Durante la Masterclass, approfondiremo prima di tutto la corretta gestione del pascolo, per affrontare poi alcune tematiche collaterali e più strettamente gestionali, come per esempio il pascolo in bosco, o l’uso del fuoco prescritto per il ripristino degli ambienti aperti, una pratica antica che oggi merita di essere valorizzata. Verranno inoltre trattati gli aspetti culturali di questi servizi, come il rapporto tra pascolo e paesaggio, e l’importanza della produzione di un cibo sano e buono.

Quali sono gli obiettivi della masterclass e a chi si rivolge?

Il corso vuole formare figure chiave per la tutela della biodiversità. Si rivolge quindi a chi si occupa già oggi di conservazione della natura, o intende farlo in futuro: tecnici e studiosi del settore, ma anche – anzi soprattutto – allevatori. 

Proprio questi ultimi devono essere i primi consapevoli di quanto sia importante il loro ruolo per la conservazione del paesaggio, la tutela della biodiversità e la fornitura di servizi ecosistemici.

Per garantire tutto questo, servono misure concrete a supporto. Esperienze come quelle portate avanti in Francia o in Spagna, dimostrano che è possibile agevolare la pastorizia sul piano burocratico e degli interventi, e quindi è necessario formare figure con le competenze adeguate per garantire una sostenibilità futura all’allevamento estensivo.

La Scuola di Pastorizia di Calascio

Nell’anno Internazionale dedicato dall’Onu ai Pascoli e Pastori, la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio si propone di formare i pastori del futuro e restituire speranza alle Terre Alte di tutto il Paese. Sei masterclass da aprile a giugno 2026 forniscono gli strumenti per affrontare le sfide attuali, coniugando sapere e tecniche tradizionali con le competenze più attuali.

Con il patrocinio di Uncem e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, i corsi sono validi come riconoscimento di CFP-Crediti Formativi Professionali per gli iscritti al Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati. La Masterclass “Biodiversità dei sistemi agro pastorali” è inoltre valida per il riconoscimento di CFP ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali.

La Scuola nasce da una collaborazione tra il Comune di Calascio e Slow Food Italia e D.R.E.Am. Italia nell’ambito del progetto pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” del Comune di Calascio, selezionato dalla Regione Abruzzo nell’ambito delle misure del PNRR (LINEA A, M1.C3 – Investimento 2.1 – “Attrattività dei borghi”), gestite dal Ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.

Recapiti
Press Slow Food