Essere cristiani oggi

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Roma (NEV), 22 aprile 2026 – Proponiamo la trascrizione della rubrica “Tra le parole”, a cura di Gian Mario Gillio, andata in onda domenica 19 aprile in chiusura del “Culto evangelico“, la trasmissione di RAI Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. 


Parliamo di Stati Uniti e di religioni partendo dalle immagini che hanno fatto il giro del mondo e che ritraggono il presidente Donald Trump circondato da esponenti religiosi che invocano su di lui la benedizione di Dio. Istantanee diventate “icone” del fondamentalismo evangelico.

Tuttavia, il fondamentalismo non è un fenomeno così recente come si potrebbe pensare, perché la polemica anti-darwiniana del primo Novecento, le teorie apocalittiche sul conflitto mediorientale, le tesi sulla fine del mondo circolate in questi ultimi anni, e lo stesso fondamentalismo evangelico, mostrano una lunga e complessa storia.

Per dipanare in questo intricato mosaico è uscito da poco in libreria “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump“, volume del professor Paolo Naso per la Claudiana editrice.

“Il fondamentalismo evangelico – si legge in quarta di copertina –, fu una teologia e soprattutto un modo di leggere la Bibbia; nel tempo, organizzatosi in associazioni, e radicatosi in alcune chiese evangeliche, è diventato anche un soggetto religioso e politico in grado di incidere nello spazio pubblico”.

Partendo dalle recenti affermazioni con le quali il presidente americano rivendica una sua capacità taumaturgica, guaritrice, passando dalle parole critiche indirizzate al Papa anche da sodali dell’amministrazione Usa (e relative gaffe, vedi le citazioni di Pulp Fiction fatte passare per testi biblici), sino ad arrivare al paradossale “Donald Gesù” creato dall’intelligenza artificiale postato da Trump – post poi prontamente rimosso -, tutto questo mostra una deriva spudorata e inarrestabile del fenomeno antropologico e sociale, etico e culturale che stiamo vivendo.

Blasfemia? Arroganza? Fanatismo cieco? Follia? Come si è arrivati a tutto ciò? E Non parliamo, poi, delle guerre e di una narrazione religiosa distopica.

Paolo Naso

Approfittiamo della presenza di Paolo Naso – voce nota per gli ascoltatori del “Culto evangelico” come autore della rubrica mensile “Essere chiese insieme”, politologo, giornalista e docente presso La Sapienza e l’Università Avventista – che è con noi oggi in collegamento telefonico

Professor Naso, partiamo da una domanda diretta, per molti evangelici italiani, dirimente. Le immagini di Trump con la sua consigliera spirituale Paula White insieme ad altri leader religiosi hanno fatto il giro del mondo. Le chiedo è corretto usare il termine “evangelici”?

“No, non è corretto. Il termine evangelici nel contesto soprattutto italiano ed europeo è un termine fortemente inclusivo che comprende tutte le esperienze religiose, teologiche e le chiese nate dalla Riforma protestante, esperienze che mettevano l’Evangelo al centro della loro proposta teologica. Invece, ciò che avviene in America riguarda una componente importante numericamente di questo unico macro-insieme di evangelici di matrice fondamentalista.

Nel contesto americano c’è una parola che li definisce: evangelical. Persone che si riconoscono in un certo modo di leggere la Bibbia, di vivere la fede cristiana attraverso un’esperienza personale di incontro con Gesù Cristo. Tutto questo si è cementato però nel tempo, in un quadro politico molto preciso: quello della cosiddetta destra religiosa”.

– E dunque, che cosa rimane del patrimonio biblico così caro ai protestanti storici, preso oggi in ostaggio da personaggi con furori fondamentalisti?

“La radice di questi movimenti, che oggi si collocano in questa galassia che abbiamo definito della destra religiosa – prosegue Naso – è proprio il fondamentalismo. Il fondamentalismo è l’approccio letteralistico della lettura della Bibbia, e dunque una lettura priva di contesto, priva di interpretazione ermeneutica, priva di quegli strumenti che le scienze bibliche hanno elaborato negli ultimi sessanta, settant’anni.

Oltretutto, nel caso specifico i brani utilizzati per difendere la guerra, per difendere l’Occidente, per benedire l’America, sono tutti brani selezionati. Un set di testi apocalittici, spesso applicati al contesto americano. Quindi, c’è un uso non soltanto strumentale del testo biblico ma anche molto selettivo.

Rimane l’immagine di Trump che in campagna elettorale esibisce una Bibbia – al costo, non popolare, di 60 dollari -accreditandosi come “uomo della Bibbia”, ma lui usa la Bibbia come un randello piuttosto che Parola che interroga chi la legge, che merita uno studio, un approfondimento. E che soprattutto suggerisce parole che sono ben diverse da quelle contenute nell’agenda nel vocabolario della sua azione politica”.

– In sintesi: destra religiosa e potere politico. Ma questa commistione non rischia di ridurre il cristianesimo a una mera ideologia?

“Peggio, io parlerei di nazionalismo cristiano. O di un cristianesimo nazionalistico. L’immagine di Trump che si ritrae come un Messia, non è semplicemente un incidente di comunicazione. Essendo reiterata, è intenzionale”.

– Quale monito, se ve n’è uno, ci consegna?

“Credo ci sia un grande bisogno di teologia. Il messaggio che ne ricaviamo è questo: buona teologia per leggere e interpretare la Bibbia nella sua complessità. Abbiamo bisogno, al tempo stesso, di riappropriarci di alcune chiavi fondamentali del messaggio cristiano: il messaggio della pace, dell’amore, della condivisione, il messaggio dei poveri. Parole, queste, del tutto escluse dall’agenda teologica che caratterizza il fondamentalismo cristiano. Lo sforzo dev’essere quello di un pensiero biblico e teologico fortemente rinnovato e innestato sulla grande domanda che cosa significa essere cristiani oggi”.

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