Il ritorno degli U2: due nuovi EP tra ceneri e speranza

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Foto di Anton Corbijn da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:U2_(1987_Island_Records_Publicity_Photo).jpg

Roma (NEV), 23 Aprile 2026 – “Non scriviamo canzoni che ignorano i traumi, la rabbia e il dolore del mondo, e in questi brani più spirituali vogliamo mostrare dove attingiamo la forza necessaria per attraversare tutto questo.” 

Con queste parole Bono, frontman degli U2, ha raccontato l’ultimo progetto discografico della band. Dopo nove anni di silenzio, il gruppo torna con materiale inedito nato dalle recenti sessioni in studio. 

Due nuovi EP: Days of Ash ed Easter Lily 

Non si tratta ancora del nuovo album — atteso per la fine del 2026 — ma di un regalo per i fan: due EP che resteranno fuori dalla tracklist ufficiale, concepiti come un capitolo autonomo e complementare. Due facce della stessa medaglia: Days of Ash (Giorni di cenere) ed Easter Lily (Giglio di Pasqua). 

Days of Ash è un lavoro crudo, immerso nell’attualità, nella politica e nei conflitti globali. Easter Lily è invece un diario intimo che esplora fede, amore e perdita. Insieme, i due dischi costruiscono un ponte tra disperazione e speranza: una finestra sulle brutture del mondo che si trasforma in un inno alla gratitudine, celebrando la rinascita che fiorisce dalle ceneri. 

Date di uscita e simbologia 

La pubblicazione segue il calendario liturgico. Days of Ash è uscito il 18 febbraio 2026 (Mercoledì delle Ceneri), mentre Easter Lily è arrivato il 3 aprile (Venerdì Santo). Entrambi i lavori sono pubblicati dalla storica etichetta Island Records. 

Il ritorno di Propaganda 

Ad accompagnare i due EP torna anche Propaganda, la storica rivista ufficiale della band, curata da Martin Wroe. Il magazine approfondisce il processo creativo degli U2 e la loro missione sociale, offrendo uno sguardo diretto sulle idee e le tensioni che animano queste nuove canzoni. Dalle sue pagine, il batterista Larry Mullen Jr. ribadisce con chiarezza la visione della band: pubblicare musica quando sente di avere qualcosa di necessario da dire. Un principio che affonda le radici nell’impegno storico degli U2, dalle collaborazioni degli esordi con Amnesty International e Greenpeace fino a oggi. 

Days of Ash: cronaca del presente 

“Queste canzoni parlano del momento che vorremmo non vivere… ma viviamo. Days of Ash è una raccolta di reazioni alle ansie del presente”. Con queste parole Bono introduce il primo dei due EP: un’analisi cruda della realtà dove la musica si fa strumento di testimonianza. 

Il bassista Adam Clayton, riflettendo su temi come tolleranza e libertà, confessa di affidarsi a un mantra radicale nei momenti difficili: “togliti di mezzo”. “Se cerco di determinare l’esito di una situazione, mi allontano e cerco di accettare la volontà di Dio”, ha spiegato Clayton, indicando nella ricerca spirituale la bussola della band per orientarsi nel caos del presente. 

Tra i brani dell’EP troviamo “American Obituary”, una traccia di rabbia nata dall’uccisione dell’attivista nonviolenta Renée Nicole Macklin Good per mano di un agente federale ICE. Il brano diventa simbolo della perdita di fiducia nelle istituzioni, denunciando l’umiliazione della famiglia nel veder definita la vittima una “terrorista interna”. Inizialmente intitolata People of the Lie (Gente di menzogna), la canzone sottolinea come al cuore del male risieda la capacità di mentire con facilità e, ancora peggio, di credere alle proprie bugie. 

In “The Tears of Things”, che riprende il titolo di un libro del teologo Richard Rohr, la band suggerisce il pianto come consapevolezza superiore per superare la rabbia. Il testo richiama le pupille a forma di cuore del David di Michelangelo e il versetto “Gesù pianse”, indicando nelle lacrime la forza profetica necessaria per rispondere alle ingiustizie. Il brano evoca poi l’incontro tra Mussolini e Hitler agli Uffizi per denunciare il silenzio sull’Olocausto e ribadire l’urgenza di difendere la forza morale dell’ebraismo. “Chi ha scritto che ‘ama il prossimo tuo’ è un comandamento e non un consiglio?”, si chiede Bono, sottolineando come il pensiero ebraico sia oggi raramente così sotto assedio. 

L’artista denuncia i fondamentalismi che calunniano le fedi dall’interno — un fenomeno che osserva nell’ebraismo così come nel cristianesimo e nell’islam — chiudendo con un appello a riscoprire l’amore per contrastare l’odio e la menzogna. 

“Song of the Future” è un omaggio pop alla rivolta delle studentesse in Iran del 2022. Al centro del brano c’è Sarina Esmailzadeh, sedicenne uccisa durante la repressione, simbolo di una generazione che chiede libertà. Il pezzo alterna speranza a un finale amaro: denuncia come il potere, usando la religione come strumento di controllo, possa spegnere vite ma non il desiderio di futuro. 

“Wildpeace” affida la lettura della poesia di Yehuda Amichai alla voce dell’artista nigeriana Adeola: un momento sospeso sui conflitti dimenticati, come la tragedia in Sudan. “One Life at a Time” omaggia invece Awdah Hathaleen, attivista nonviolento ucciso impunemente in Cisgiordania. Infine, “Yours Eternally”, cantata con Ed Sheeran, si ispira al musicista ucraino Taras Topolia, celebrando la resilienza della sua anima rock’n’roll, anche di fronte agli orrori della guerra.

Easter Lily: il mondo interiore 

Se Days of Ash guarda fuori, Easter Lily guarda dentro. Il titolo richiama il giglio pasquale, simbolo di resurrezione e memoria, ma anche la Rivolta di Pasqua avvenuta in Irlanda nel 1916. Non manca l’omaggio musicale: Easter di Patti Smith, album che infuse speranza a Bono quando lo ascoltò all’età di 18 anni. Qui la band cerca di trovare un senso a tutto, interrogandosi sui rapporti umani e sulla fede in un mondo dominato dagli algoritmi. 

Il chitarrista della band, The Edge, guida il racconto dei brani: 

“Song for Hal” è un tributo a Hal Willner, produttore e collaboratore della band scomparso nel 2020 a causa di complicazioni legate al COVID‑19. Una canzone di perdita che diventa dichiarazione di vicinanza. 

“In a Life” celebra l’amicizia e la connessione umana, mentre “Scars” celebra la bellezza della vulnerabilità ed esplora l’accettazione di sé: le cicatrici non come difetti da nascondere, ma come segni di vita. 

“Resurrection Song” descrive un pellegrinaggio simbolico: un atto di resistenza spirituale che, attraverso una visione di speranza, sfida il cinismo contemporaneo. 

“Easter Parade”: Il brano celebra la Pasqua non solo come evento religioso, ma come simbolo di nuovo inizio dopo il buio, segnando la vittoria della vita sulla paura. Con questa traccia la band torna al cuore del proprio messaggio: fede e dubbio non sono opposti, ma convivono nella stessa dimensione. Per gli U2, plasmati dalla tradizione cristiana, tutto si racchiude nel mistero della morte e della resurrezione. 

L’EP si conclude con “COEXIST (I Will Bless the Lord at All Times?)”, realizzato insieme al musicista Brian Eno. Il brano affronta il tema della convivenza tra le religioni partendo dal Salmo 34. “Coesistere potrebbe sembrare un’idea ridicola in questo momento”, ha dichiarato The Edge, “ma il fatto stesso che lo sia la rende ancora più avvincente e vitale. Come si suol dire, la notte è più buia appena prima dell’alba”. 

Due dischi, un solo messaggio 

I due EP funzionano come un dialogo continuo tra esterno e interno, tra cronaca e spiritualità. Se Days of Ash è un grido contro le ingiustizie del mondo, Easter Lily è una ricerca di senso dentro di esse. Gli U2 non offrono risposte definitive, ma provano a fare ciò che hanno sempre fatto: trasformare il caos in musica e la rabbia in pianto di speranza. 

“Non possiamo sempre lasciare che le cattive notizie soffochino la buona notizia di essere vivi, insieme”, dice Bono. In tempi bui, forse è proprio questo il punto: continuare a cercare la luce — anche quando sembra lontana. 

 Naomi Cino

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