Il CNEL riorganizza l’archivio dei contratti collettivi - redigo.info

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di Redigo.info

La Commissione dell’Informazione del CNEL ha approvato all’unanimità la completa riorganizzazione dell’archivio nazionale dei contratti (e degli accordi) collettivi di lavoro. Il via libera arriva al termine della fase sperimentale avviata l’11 aprile 2025 e segna un passaggio rilevante verso una maggiore trasparenza del sistema: per la prima volta sarà disponibile una base informativa strutturata per settori Ateco, con schede dettagliate sui contenuti normativi ed economici effettivamente applicati nelle imprese.

“Con la riorganizzazione dell’Archivio dei contratti collettivi viene data priorità al loro reale radicamento in termini di lavoratrici e lavoratori coperti”, ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta. Un criterio che, ha aggiunto, consente ora di individuare con precisione i contratti “leader”, sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Secondo i dati illustrati, circa 99 contratti collettivi nazionali firmati da CGIL, CISL e UIL coprono oltre il 97% dei lavoratori del settore privato. Al contrario, circa 800 contratti riconducibili a sigle minori riguardano poco più del 2% degli occupati, pari a circa 350 mila lavoratori. Numeri che, nelle parole di Brunetta, “ridimensionano nettamente il problema quantitativo del dumping contrattuale”.

Dati INPS e soglie minime di applicazione, la banca dati CNEL sarà trasparente per imprese e appalti pubblici

La nuova architettura dell’archivio introduce un criterio oggettivo di selezione fondato sull’effettiva diffusione dei contratti nel sistema produttivo, misurata attraverso i dati amministrativi INPS (Uniemens). Potranno essere inclusi tra i contratti nazionali di settore solo i CCNL applicati ad almeno il 5% dei dipendenti di una divisione Ateco, o al 3% in una divisione nel caso di contratti multi-settoriali. Viene così superata la logica puramente formale del deposito, a favore di un principio di rilevanza sostanziale.

La riforma si completa con l’introduzione di schede contratto standardizzate, già operative per i principali contratti del terziario di mercato, che coinvolgono circa 5 milioni di lavoratori. Basate sulle voci previste dal Codice dei contratti pubblici e integrate da note comparative, le schede rappresentano uno strumento tecnico per valutare l’equivalenza tra contratti collettivi.

L’obiettivo è duplice: rafforzare la trasparenza del sistema e fornire a stazioni appaltanti e operatori economici strumenti concreti per monitorare il fenomeno del dumping contrattuale. “Da oggi – conclude Brunetta – non si potrà più parlare genericamente di oltre mille contratti depositati: abbiamo distinto ciò che è realmente applicato da ciò che esiste solo sulla carta”.

Alessia A. Mirabella

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