L’attesa è finita: il grande ritorno di Kathryn Stockett
In editoria diciassette anni sono un’era geologica. Molti si erano rassegnati all'idea che Kathryn Stockett sarebbe rimasta l’autrice di un unico, immenso capolavoro: The Help. Era il 2009 quando quel romanzo usciva e si trasformava in un caso letterario da 15 milioni di copie e in un film che ha segnato un’epoca. Da allora, il silenzio. Un silenzio che è stato una complessa e frustrante lotta creativa alla ricerca di una nuova storia che valesse davvero la pena di essere raccontata.
Il 5 maggio 2026 questo silenzio finalmente si rompe. Kathryn Stockett torna in libreria con Il Calamity Club. Non c’è l’ombra del "seguito" né il tentativo di replicare una formula vincente. C’è invece un’autrice che ha avuto il coraggio di ricominciare da capo, con una consapevolezza diversa e una scrittura che ha perso ogni traccia di ingenuità per farsi più affilata, adulta e, se possibile, ancora più coraggiosa.
Oxford, 1933: il coraggio di chi non ha più nulla
Per entrare nel mondo de Il Calamity Club bisogna prima di tutto sentire addosso il peso del Mississippi degli anni Trenta. È un Sud dove l’umidità della polvere si mescola alla disperazione della Grande Depressione e dove il Proibizionismo non ha cancellato l’alcol, ha solo reso più sottile il confine tra legalità e sopravvivenza. In questo scenario, Oxford non è la cittadina pittoresca che potremmo immaginare, ma un luogo dove le apparenze contano più del pane e dove le donne, private di ogni diritto, sono le prime a pagare il prezzo del collasso economico.
Al centro di tutto c’è l'orfanotrofio femminile della contea di Lafayette, una struttura fatiscente che tutti chiamano semplicemente "l’Orfanotrofio". È qui che incontriamo Meg Lefleur, undici anni e una domanda: perché sua madre è uscita a fare la spesa e non è mai tornata? Meg è una bambina considerata "non adottabile", confinata in un ufficio soffocante a fare i conti con la muffa che corre sul soffitto. La sua strada incrocia quella di Birdie Calhoun, una giovane donna arrivata in città con la speranza di ottenere un prestito dalla sorella Frances, che ha sposato l’erede della ricca famiglia Tartt.
Il legame che nasce tra Meg e Birdie è la scintilla che innesca la storia, ma è l’incontro con Charlie – una donna che la sorte ha messo con le spalle al muro – a trasformare la necessità in un piano spregiudicato. Mentre la facciata dorata dei Tartt inizia a crepare sotto il peso di debiti e bugie, questo gruppo di donne, così diverse tra loro per età e provenienza, decide di dare vita al "Calamity Club". Quella che sulla carta dovrebbe essere una pensione rispettabile diventa un luogo clandestino, un rifugio dove si vende ciò che è proibito per comprare la libertà.
Stockett ci porta dentro stanze chiuse e salotti ipocriti, scrivendo una storia che tocca i nervi scoperti di quel tempo: dalle sterilizzazioni forzate su chi veniva considerato "inadatto" alla società, alla crudeltà che spesso si mascherava da carità cristiana. Non è solo un racconto di resilienza, ma una vicenda sporca di fango e intrisa di una dignità feroce, dove l’ironia diventa l’unica arma possibile contro un destino che sembrava già scritto.
Il Calamity Club, la forza di ricominciare
Scrivere un secondo romanzo dopo un successo planetario non è un’impresa per tutti. Kathryn Stockett ha ammesso con onestà che gli occhi dei lettori, questa volta, li sentiva fissi su di sé, proprio lì nella stanza mentre scriveva. Per ritrovare l’autenticità necessaria, ha fatto l’unica scelta possibile: è tornata a casa. Si è immersa di nuovo nel Mississippi, tra l’umidità che toglie il fiato e le cadenze di voci che solo chi è nato in quelle terre sa restituire senza filtri. Questo ritorno fisico alle radici ha permesso a Il Calamity Club di avere un battito proprio, libero dall'ombra ingombrante del passato.
In fondo, questo libro è il riflesso della maturità di un’autrice che ha smesso di essere una promessa per diventare una voce essenziale della letteratura americana. Perché leggere Il Calamity Club? Perché, al di là della trama incalzante, resta un inno feroce alla capacità delle donne di fare squadra.
È un romanzo che ci ricorda di non sottovalutare mai chi è stato messo all'angolo, perché è proprio dalle macerie che spesso nascono gli inizi più straordinari. È un invito a riscoprire la solidarietà: un’alleanza tra donne che smettono di aspettare il consenso della società e iniziano, finalmente, a costruire da sole la propria strada.
Cosa dicono su Il Calamity Club di Kathryn Stockett?
Una storia straziante, spesso esilarante, di difficoltà economiche, ipocrisie morali e dei desideri particolari delle donne senza figli e delle ragazze senza madre. - The New York Times
Coinvolgente, emozionante e semplicemente favoloso, non vorresti mai che finisse. - Oprah Daily
Una lettura avvincente... Una storia piacevolmente ricca di colpi di scena... I fan del bestseller d'esordio di Stockett adoreranno questo coinvolgente seguito. - Kirkus
A tratti esilarante e a tratti straziante, offre uno sguardo memorabile sulle scelte impossibili che le donne si trovarono ad affrontare durante la Grande Depressione. - Publishers Weekly
L'enorme successo di The Help, sia come romanzo che come fonte del film vincitore del premio Oscar, ha lasciato i lettori con il desiderio di leggere il secondo romanzo di Stockett... Come già fatto in The Help , Stockett satireggia ancora una volta l'ipocrisia che permeava gran parte del Sud degli Stati Uniti all'inizio del Novecento, in una saga popolata da personaggi memorabili che si affidano al loro innato coraggio e alla loro sfrontatezza per rimediare a ogni ingiustizia. - Booklist