Imprese e territori dei robot made in Italy: +16,2% occupati nel settore in tre anni

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Studi

7 Maggio 2026·INNOVAZIONE

L’ibridazione tra le matrici tecnologiche delle imprese della meccanica con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale contribuisce allo sviluppo della robotica, una crescita che nel nostro Paese è delineata da indicatori sia di domanda che di offerta. Le evidenze sull’economia dei robot in Italia sono proposte nel report ‘L’eredità di Pinocchio nella creatività del made in Italy a vocazione artigiana’ pubblicato in occasione della V Giornata della Cultura Artigiana.

In relazione alla diffusione di sistemi robotizzati nelle imprese, nel confronto internazionale si rileva che in Italia utilizza robot l’8,7% delle imprese con almeno 10 addetti – escluse quelle di agricoltura, estrattivi e finanza – ma nel Manifatturiero la quota è più che doppia e pari al 19,1% superando di 1,5 punti percentuali la media europea del 17,6% e di 9,2 punti il 15,9% della Germania.

La robotica assume rilievo anche sul lato dell’offerta: nel 2024 in Italia sono 566 le imprese attive nella fabbricazione di robot, con 12.695 addetti. L’occupazione del settore mostra un trend molto vivace, cumulando un aumento del 16,2% tra il 2021 e il 2024.

I territori dei robot made in Italy – Tra le regioni la maggiore presenza di occupati nella robotica si riscontra in Lombardia con 191 unità locali con 3.228 addetti, Emilia-Romagna con 105 unità locali e 2571 addetti, Piemonte con 87 unità locali e 2.554 addetti, Veneto con 105 unità locali e 1.257 addetti, Toscana con 47 unità locali e 832 addetti, Puglia con 26 unità locali e 431 addetti e Marche con 21 unità locali e 294 addetti. La presenza di sistemi della meccanica avanzata, il dinamismo della start-up innovative e la presenza di corsi di laurea specializzati in ingegneria robotica e dell’automazione contribuiscono a delineare i territori maggiormente specializzati nella produzione di robot.

Le prime dieci province per specializzazione nel settore dei robot sommano 6.489 addetti, pari al 51,9% del totale dell’occupazione del comparto. Al primo posto per vocazione alla produzione di robot troviamo la provincia di Pisa con 20 unità locali con 147 addetti e un indice di specializzazione di 381 – sopra 100 si ha una presenza di imprese del settore superiore alla media nazionale – seguita da Modena con 33 unità locali con 742 addetti e un indice di specializzazione di 378, Brescia con 54 unità locali con 888 addetti e un indice di specializzazione di 343, Vicenza con 32 unità locali con 289 addetti e un indice di specializzazione di 306, Piacenza con 10 unità locali con 141 addetti e un indice di specializzazione di 297, Pordenone con 9 unità locali con 93 addetti e un indice di specializzazione di 280, Cremona con 10 unità locali con 643 addetti e un indice di specializzazione di 279, Reggio nell’Emilia con 15 unità locali con 1030 addetti e un indice di specializzazione di 243, Torino con 63 unità locali con 2158 addetti e un indice di specializzazione di 237 e Treviso con 24 unità locali con 359 addetti e un indice di specializzazione di 224.

Per quanto riguarda gli scambi commerciali, nel 2025 le esportazioni ammontano a 417 milioni di euro, che sono il 12,6% delle vendite dell’UE e ci collocano al secondo posto dietro i 646 milioni della Germania (19,6% del totale). Le nostre vendite all’estero sono quasi il doppio dei 214 milioni di euro delle importazioni di robot per cui il nostro saldo commerciale è positivo per 202 milioni di euro ed è il secondo più alto in UE.

Imprese manifatturiere che utilizzano robot nei paesi UE a 27

Anno 2022. Incidenza %. Ateco 2007-2022 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

Recapiti
Ivan Demenego