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Quante volte avete guardato un bando Erasmus chiudendolo subito dopo per paura o incertezza? Esistono opportunità che cambiano il percorso universitario, ma spesso serve una spinta per coglierle. Con questa nuova rubrica dedicata alle mobilità internazionali, vogliamo accorciare le distanze tra i dubbi e la partenza. Il nostro obiettivo è semplice: trasformare le testimonianze di chi è già partito in una bussola per chi è ancora indeciso. Crediamo che ascoltare la voce di chi ha vissuto un’esperienza del genere in prima persona sia il modo migliore per aiutare a fare la propria scelta.

Ho fatto le valigie per la Bulgaria senza sapere bene perché, ed è stata la scelta migliore.

Partiamo dal presupposto che sono una persona che si butta, che coglie le occasioni e dice sì ancora prima di pensarci troppo. Il problema non sono io, ma il mondo intorno: quello che ogni tanto prova a convincerti che non sia il momento giusto, perché ci sono cose più urgenti, più serie e più produttive da fare.

Eppure, ad aprile, mi sono ritrovata su un volo per Bucarest e poi su un transfer verso Ruse, in Bulgaria. Con me solo uno zaino e trenta sconosciuti.

Come ci sono finita?

Il progetto si chiama YOUth Beyond the Algorithm, uno Youth Exchange Erasmus+ che sulla carta prometteva di esplorare intelligenza artificiale, algoritmi e media literacy. Tutte cose giustissime e importanti. Ma diciamoci la verità: non è stato solo il tema a convincermi. È stata quella vocina che ogni tanto, quando il rumore della vita quotidiana si abbassa, sussurra: “E se ci andassi?”

L’ho ascoltata. E sono andata.

Quello che non c’era scritto nel programma

Otto giorni, sei paesi, trenta ragazzi che non si erano mai visti prima. Le camere erano miste per nazionalità – una scelta precisa, non casuale – il che significa che già dal primo giorno non puoi fare a meno di confrontarti con qualcuno che non è come te.

E lì succede la cosa interessante.

Non ti cambia solo il workshop sulle fake news (anche quello, per carità, valido soprattutto oggi). Ti cambia scoprire che una persona cresciuta dall’altra parte d’Europa ride delle stesse cose, si fa le stesse domande e ha le tue stesse insicurezze – ma le affronta in modo completamente diverso. 

Ti cambia l’Intercultural Night, il momento più caotico e più bello della settimana: ogni gruppo porta cibo, musica e storie di casa propria, e capisci che l’Europa è molto più grande e interessante di quella che vedi dal tuo feed.

Ti cambiano le conversazioni notturne con persone che tra una settimana saranno di nuovo dall’altra parte del continente, ma con cui hai condiviso qualcosa di difficile da definire.

Il tuo turno

La nostra società è brava a frenare, a ricordarti scadenze, impegni e priorità. Ma ti offre anche qualcosa di raro: il tempo e lo spazio per uscire dalla tua bolla e scoprire chi sei quando sei altrove.

Non sto dicendo di mollare tutto e girare il mondo. Sto dicendo che se c’è qualcosa che ti incuriosisce, che sia un progetto o uno scambio, un’opportunità che hai già aperto e chiuso tre volte senza candidarti, forse vale la pena aprirla una quarta.

Il momento giusto non arriva mai. Arriva solo il momento in cui decidi che va bene così e ti lanci.

Io sono felice di averlo fatto.

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