Italia: 22,6% a rischio povertà, 1,3 milioni di minori in difficoltà e forte ritardo su laureati e competenze digitali
Piemonte: miglioramenti diffusi (70% indicatori), abbandono in calo all’8,7% ma cresce la povertà familiare
Valle d’Aosta: bassa povertà e alta occupazione, ma criticità su abbandono scolastico (12,4%) e livello di istruzione
La povertà educativa rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l’Italia, con impatti diretti sulla coesione sociale, sulle prospettive di crescita e sulla competitività futura del sistema-Paese. È quanto emerge dallo Studio Strategico sul contrasto alla povertà educativa, promosso da TEHA Group con il contributo di Fondazione CRT e presentato oggi presso la sede di Fondazione CRT nell’ambito dei lavori del Salone OFF.
Lo studio evidenzia come nel 2025 quasi 1 italiano su 4 (22,6%) sia a rischio di povertà ed esclusione sociale, il 7° valore più alto in Unione Europea, con importanti differenze territoriali. L’Italia ha infatti il divario regionale più ampio tra i Big-4 Paesi europei (39,7 p.p. tra Calabria – 45,3% e Valle d’Aosta – 5,6%), con 4 regioni del Mezzogiorno tra le 15 peggiori regioni d’Europa.
Inoltre, 1,3 milioni di minori italiani sono già in condizione di povertà assoluta (+47% negli ultimi dieci anni). L’Italia si colloca inoltre agli ultimi posti nell’UE per quota di giovani laureati (31,3%) e tra i Paesi con più alta incidenza di NEET (13,3%).
L’ascensore sociale del Paese è bloccato: per una famiglia nel quintile di reddito più basso, sono necessarie 5 generazioni (circa 125 anni) per raggiungere il reddito medio nazionale. Chi proviene da famiglie con uno status socioeconomico svantaggiato registra un tasso di abbandono precoce degli studi più alto, un livello di istruzione inferiore e, di conseguenza, un tasso di occupazione inferiore.
Riducendo la povertà educativa e aumentando l’inclusività si potrebbero generare fino a +3,2 milioni di occupati con competenze superiori, un dato rilevante se si considera che, per azzerare il mismatch di lavoratori con istruzione secondaria superiore o terziaria, basterebbe formare il 20% dei lavoratori meno istruiti.
La povertà educativa blocca la creazione di circa 3,2 milioni di posti di lavoro e amplifica lo skill mismatch: in Italia mancano 2,2 milioni di lavoratori con titolo di studio secondario superiore o terziario. TEHA ha stimato che per azzerare questo gap di lavoratori con istruzione secondaria superiore o terziaria basterebbe formare il 20% dei lavoratori meno istruiti.
In prospettiva, la povertà educativa e il rischio di esclusione sociale potranno essere esacerbate dall’accelerazione tecnologica in atto, che modificherà le competenze richieste nel mercato del lavoro: l’analisi di TEHA mostra che già oggi il 41,5% delle offerte di lavoro di LinkedIn in Italia richiede competenze digitali avanzate
Le competenze digitali risultano però insufficienti: solo il 56% dei giovani italiani under-19 ha competenze digitali di base (vs 73% media UE), a fronte di un mercato del lavoro che già oggi richiede nel 41,5% dei casi competenze digitali avanzate.
“Agire sul contrasto alla povertà educativa e sul miglioramento delle condizioni socioeconomiche delle famiglie può rappresentare un volano fondamentale per valorizzare risorse e alimentare importanti percorsi di crescita dell’Italia. Se l’Italia si allineasse alle best practice europee in termini di inclusione nella formazione, TEHA stima un potenziale di creazione di PIL fino a 48 miliardi di Euro e l’uscita fino a 2 milioni di persone dalla condizione di povertà ed esclusione sociale” – ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO, The European House – Ambrosetti e TEHA Group.
“La povertà educativa è una sfida urgente che incide direttamente sul futuro dei nostri territori. Il report di TEHA Group Ambrosetti, sostenuto dalla Fondazione CRT, nasce con l’ambizione di essere uno strumento di lettura e di misurazione del fenomeno, a disposizione di tutti, e conferma quanto sia necessario disporre di analisi approfondite e radicate nei contesti locali, per leggere con maggiore precisione i bisogni reali di persone e comunità e orientare interventi e politiche in modo sempre più mirato ed efficace – afferma la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi – Da anni la Fondazione investe in modo strutturale sul contrasto alle fragilità educative, economiche e culturali. Un impegno che si è rafforzato grazie al percorso avviato con TEHA e che ha visto il coinvolgimento attivo di soggetti con cui la Fondazione opera già da tempo sui territori”.
L’iniziativa ha previsto anche la messa a punto del “Tableau de Bord della povertà educativa in Piemonte e Valle d’Aosta”, che rappresenta uno strumento operativo per misurare in modo multidimensionale la povertà educativa, dal quale emergono due specifici quadri regionali.
Per il Piemonte, emerge un’evoluzione complessivamente positiva, con quasi il 70% degli indicatori stabili o in miglioramento. Tra i risultati più significativi spicca la netta riduzione dell’abbandono scolastico, sceso all’8,7% (-3,4 punti percentuali), e il contenimento della disuguaglianza sociale, che si attesta al 4,1%. Molto buone le performance anche sulle politiche sociali e sulle risorse, con un tasso di occupazione degli stranieri al 62,3%, una dotazione infrastrutturale delle scuole al 49,7% e un’ottima capacità di spesa delle risorse europee (34,5%). Restano tuttavia alcune criticità, in particolare sul fronte della povertà familiare relativa, salita all’8,8%, e sul piano delle politiche culturali, con la partecipazione culturale fuori casa ferma al 35,1%, a dimostrazione della necessità di rendere questi progressi più sistemici e diffusi.
La Valle d’Aosta mostra invece performance spiccatamente polarizzate, pur registrando oltre il 60% degli indicatori in miglioramento. Da un lato, la regione vanta eccellenze assolute in ambito sociale e per l’infanzia: registra infatti il valore più basso di povertà familiare relativa di tutto il Nord Italia (4,1%), il più alto tasso di occupazione degli stranieri (70,5%) e un’ottima copertura dei servizi per la prima infanzia, con 43 posti in asilo nido ogni 100 bambini. Dall’altro lato, restano fragilità strutturali sul piano strettamente formativo: la regione presenta il tasso di abbandono scolastico giovanile più alto del Nord Italia (12,4%) e un’alta percentuale di adulti in possesso al massimo della licenza media (36,7%). A questo si aggiungono le sfide legate alla conformazione del territorio, con il 4,8% delle famiglie che segnala difficoltà nel raggiungere i servizi essenziali.
Il Tableau de Bord si propone così come base conoscitiva per definire priorità di intervento più mirate nel contrasto alla povertà educativa.