Che storia! Alice Cannone - Piano C

Compatibilità
Salva(0)
Condividi
a cura di Fabiola Noris - Copywriter, UX Content Designer e Consulente di Storytelling Professionale @Piano C

“Le difficoltà non sono mancate, e ancora non mancano, perché provare a tenere insieme tutto, lavoro-famiglia-sogni condivisi-bollette a fine mese- è il tetris dei nostri tempi.”

Alice Cannone, una laurea in giurisprudenza, un master SDA Bocconi in Management del non profit e altri 3 master molto pragmatici che la chiamano mamma.

Oggi ha un lavoro part-time in un’associazione che si occupa di adozioni internazionali: si occupa dell’iter procedurale delle adozioni dal punto di vista burocratico fra prefetture, tribunali.

“Questo lavoro è un passaggio determinante per vedere quanto è potente l’Amore in azione e quanto è incredibile vedere come ci si possa scegliere ed essere famiglia quando ancora ci sono km di distanza.”

Ma oltre al part-time, Alice ha quello che definisce il suo passion project, MammaTeca A.P.S nato dall’esigenza di trovare una risposta a “chi fosse veramente” e di restituire al mondo con gratitudine il bello che aveva ricevuto in momenti difficili.

Alice ha sempre lavorato nel non profit e nel fundraising, si occupava di comunicazione e realizzazione di eventi ma è con l’arrivo del terzo figlio che l’asticella della conciliazione si sposta troppo in alto e decide così di dare le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato.

“Sento ancora chi mi da della matta, ma ho scelto di prendere del tempo per me, sentendo che quella era la decisione migliore: fermarsi per poi in qualche modo ripartire.”

Cosa significa riprogettazione professionale

Ed è in quella pausa che avviene l’incontro con Piano C dove Alice intraprende il percorso di riprogettazione professionale Piano C Factory.

“È stata la mia bussola in questo “fermarsi” ma è anche stata la legittimazione per l’esterno di cosa avrei fatto dopo, questo mi ha permesso di scandagliare i miei sogni.”

Nel mentre Alice si prende cura dei tre bimbi e porta avanti le attività del percorso che le permettono di trovare ispirazione e nuova linfa vitale per i suoi sogni.

Ammette che inizialmente pensava che la riprogettazione consistesse in un cambio radicale di professionalità, tant’è che stava valutando la possibilità di diventare una doula.

“Mentre ero impegnata con il Factory ho capito che non è necessario rifarsi l’armadio, ma si può andare da una brava sarta per farsi riadattare quel vestito a cui eri affezionata ma che ti andava un po’ stretto. Questo è stato sicuramente un passaggio determinante, rivalutare le mie competenze apprese nel non profit mettendole a servizio di un tema per me urgente.”

MammaTeCa e il potere delle sincronicità

MammaTeCa è arrivata con semplicità e sincronicità: fondamentale per Alice è stato il gruppo di lavoro con cui dare inizio al progetto.

Ci sono stati momenti davvero molto duri in cui la realtà continuava a sbatterle in faccia la difficoltà di tenere insieme tutti i pezzi ma Alice riconosce che la sua forza

è sempre stata nella famiglia e in particolare nei suoi genitori che pur non comprendendo sempre tutti i giri di questi percorso decisamente poco lineare non hanno esitato a sostenerla con tutto il supporto fattivo di cui solo un genitore può esser capace.

“Continuo a chiedere segni come Pollicino per trovare la strada di casa, e ogni volta in qualche modo arrivano.”

Una mamma che porta un’altra mamma che aveva davvero bisogno di un caffè di confronto e racconta che quel giorno era davvero in difficoltà ad affrontare l’ennesima giornata da sola, un professionista che senza pensare all’auto promozione propone un tema che aveva a cuore, un sostenitore che regala la realizzazione del sito, sono solo alcuni dei piccoli grandi segni che fanno sentire ad Alice di essere sul sentiero giusto.

La conciliazione non esiste

La conciliazione secondo Alice non esiste, così come non esistono formule magiche e universali. È alla stregua di un mito moderno come il multitasking: un subdolo modo per far sentire in colpa le madri non appena la torre Jenga cade.

“Credo più nella “lunazione”, l’accettare che sono tutte fasi, quella in cui si è in modalità sopravvivenza, quella in cui gli astri si allineano e riesci nei diversi obiettivi, altri in cui qualcuno ti guaderà male per quel permesso preso durante la settimana perché l’asilo ha deciso di organizzare una colazione per la festa della mamma mentre saresti dovuta essere a lavoro.”

Il consiglio che Alice ha è quello di avere pazienza con se stesse proprio come si porta pazienza con un bimbo di tre anni.

La forza del gruppo

La scelta che reputa fondamentale per sopravvivere a queste “lunazioni” è quella di ricordarsi, riscoprire e coltivare quella “ghianda” di cui parlava Hillman, evitando paragoni tossici con altri percorsi ed altre vite, soprattutto basandosi su confronti con le vite patinate dei social.

È il lavoro di una vita, coltivare questa ghianda e uno dei modi più potenti per ricordarsene sono i rapporti umani, fatti di quella fratellanza e sorellanza che sa ricordati chi sei.

Ed è proprio quello che Alice fa quotidianamente con il part-time a livello “internazionale” creando famiglie e con MammaTeca, un progetto piccolo e territoriale, ma che ha dietro tanto cuore e tantissime persone che ci credono.

“Alla base di questo progetto c’è la potenza propulsiva del gruppo proprio come Piano C insegna.”

Il progetto MammaTeCa nasce infatti da un’idea di Alice ma è diventato realtà grazie al gruppo di volontarie, socie e al consiglio direttivo composto da Selika Rossi vicepresidente e ostetrica, Valentina Viola pedagogista e Ylenia Buonafede doula e responsabile amministrativa. Un esempio concreto di sorellanza, ognuna con il suo pezzettino per mettere a frutto i propri talenti per il bene migliore del gruppo.

È un’associazione che si basa sullo scambio, non solo del professionista che di volta in volta facilita incontri e dialoghi, ma soprattutto vive attraverso chi riesce a mettere a donare un pezzettino di se in uno scambio autentico.

Non hanno numeri di grandi associazioni, ma parlando di temi come la prevenzione all’isolamento sociale e della depressione nel post parto il parametro di giudizio non può essere solo quantitativo.

“Credo fermamente nella condivisione dei saperi e nel creare comunità e relazioni. E mi auguro che questo sogno, dopo aver preso forma possa essere sempre più sostenibile”.

In questo momento infatti MammaTeCa non non ha una sede: gli eventi si svolgono in una saletta comunale mentre gli appuntamenti si svolgono presso il Bar del TeCa il Teatro Cassanese. Il piano per il futuro è di trovare una sede stabile e di poter strutturare sempre più attività.

A proposito di sogni!

Da piccola Alice sognava di fare la scrittrice:

“ricordo ancora che riempivo le agende che mi regalava mio zio medico di racconti – proprio come Prisca Puntoni, uno dei miei personaggi del cuore, e di lavorare in radio.”

Ma soprattutto diceva che le sarebbe piaciuto “mettere in contatto le persone e farle conoscere fra di loro”… tipo MammaTeCa.

Recapiti
Fabiola