STAZIONE METRO COLOSSEO Laura Chini Maggio 18, 2026
Progetto Stazione Metro C Colosseo-Fori Imperiali Roma
Progetto degli spazi interni e dell’allestimento degli ambiti museografici: Prof. Arch. Andrea Grimaldi e prof. Arch. Filippo Lambertucci / DIAP – Dipartimento di Architettura e Progetto – Sapienza Università di Roma con with: Arch. Livio Carriero, Arch. Amanzio Farris, Arch. Davide Leogrande, Arch. Edoardo Marchese, Arch. Valerio Ottavino, Arch. Leo Viola, illuminazione
Direzione scientifica allestimento museale: Scientific direction of the museum installation: Parco Archeologico del Colosseo Committente: Client: Roma Metropolitane per conto di Roma Capitale Responsabile del Procedimento: Project Manager: Ing. Andrea Sciotti Progettazione generale e realizzazione: General design and construction: MetroC s.c.p.a
Ubicata in una zona già interessata da forti trasformazioni urbane, la stazione Colosseo si incunea in un contesto archeologico e urbano di eccezionale valore, che richiede all’infrastruttura una risposta progettuale adeguata all’importanza e qualità del contesto circostante.
Le operazioni propedeutiche alla realizzazione della stazione sono state protagoniste di scoperte significative per la comprensione dei luoghi, tra cui spicca l’individuazione di una serie di pozzi, nati come funzionali e poi trasformati in depositi cultuali, che si sono rivelati dei veri e propri carotaggi spazio-temporali i cui risultati di scavo hanno stimolato la progettazione degli ambienti di stazione.
Il progetto della Stazione Metro C Colosseo di Roma realizzato dagli architetti Andrea Grimaldi, Filippo Lambertucci, con gli architetti Livio Carriero, Amanzio Farris, Davide Leogrande, Edoardo Marchese, Valerio Ottavio e Leo Viola ha vinto il primo premio nella categoria Grandi superfici e Rivestimenti di facciate alla XIII edizione del concorso di Architettura Grand Prix con le seguenti motivazioni:
‘Il materiale di rivestimento grigio scuro impiegato unitariamente per pavimentazioni e superfici verticali, sottolinea la dimensione degli spazi e, insieme alle incisioni di planimetrie architettoniche ottenute tramite sabbiatura, dona un aspetto museale ai luoghi di transito e ai collegamenti in superficie, creando uno spazio immersivo proiettato verso il monumento soprastante.’
28 Pozzi di epoca repubblicana
L’ispirazione del progetto deriva da un’eccezionale scoperta avvenuta durante gli scavi: 28 pozzi di epoca repubblicana riemersi dal sottosuolo romano. Proprio intorno al tema dei pozzi si è costruita una narrazione spaziale che partendo da questi, si è ampliata storicamente sino a tutta l’area limitrofa.
La figura del pozzo che penetra le profondità della terra alla ricerca di un bene prezioso, l’acqua, è una splendida metafora della disciplina archeologica che scava alla ricerca di tracce significative del nostro passato, brandelli di storia che fanno luce sulle epoche passate, sepolte, a volte cancellate dal susseguirsi degli eventi. I materiali archeologici sono “preziosi”, sempre, proprio perché ci consentono di ricostruire condizioni e contesti di un passato dimenticato sul quale si sono fondate
le epoche successive, sino ai giorni nostri. In quest’ottica, la stazione ipogea della metropolitana ci appare come un grande pozzo che riporta alla luce i frammenti e le storie di un passato remoto.
Allestimento degli interni e degli ambiti museografici
L’allestimento dello spazio e la narrazione archeologica sono facce della stessa medaglia e perseguono la sintesi dei caratteri spaziali e degli elementi comunicativi per assicurare facile ed immediata lettura, sia delle traiettorie funzionali sia degli episodi narrativi, la cui interazione è studiata per offrire un’esperienza integrata e multilivello per fasce d’utenza diversificate.
La definizione dello spazio della stazione si avvale di tre elementi fondamentali: una materia opaca e “grezza” per costituire il fondale generale, inteso come involucro materico e virtualmente oscuro; una materia luminosa e “preziosa” per identificare i luoghi della narrazione archeologica e dell’esperienza spaziale dei materiali ad essa legati; la luce, come regista immateriale ma decisivo dell’intera messa in scena.