Diabete e rinnovo patente: verso un cambiamento reale?

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Entro fine 2026 potrebbero arrivare modifiche a livello europeo, ma nel frattempo migliaia di pazienti si trovano con la patente scaduta senza ancora un appuntamento per rinnovarla

Avere il diabete e dover rinnovare la patente di guida in Italia significa, spesso, affrontare un percorso burocratico lungo, costoso e profondamente diverso a seconda della regione — o persino della provincia — in cui si vive. Una diseguaglianza che non dipende dalle condizioni cliniche del paziente, ma dalla frammentazione con cui le istituzioni locali applicano una normativa nazionale già di per sé più restrittiva rispetto a quella di altri Paesi europei.

Il tema è al centro di un'attenzione crescente. Diabete Italia, l'associazione nazionale più rappresentativa del settore, ha presentato un'interpellanza al Parlamento Europeo chiedendo di rivedere alcune disposizioni della normativa comunitaria. “Tutte le proposte sono state recepite e, entro la fine del 2026, dovrebbero arrivare modifiche alla disciplina europea. Non è un problema solo italiano: anche Francia e Spagna hanno sollevato le stesse criticità”, racconta Rita Stara, già Presidente Federazione Diabete Emilia Romagna.

LA NORMATIVA IN VIGORE

Il quadro normativo italiano è regolato dal decreto legislativo 18 aprile 2011, n. 59. I conducenti sono suddivisi in due gruppi: il Gruppo 1, che comprende le patenti di uso privato (categorie AM, A, B e relative sottocategorie), e il Gruppo 2, riservato ai conducenti professionali (categorie C, D e relative).

Per il Gruppo 1, l'idoneità alla guida è accertata da un medico monocratico, che si avvale del parere di un medico specialista in diabetologia. Per i candidati o conducenti affetti da diabete mellito in trattamento solo dietetico, o con farmaci che non inducono ipoglicemie gravi (es metformina), il limite massimo di durata di validità della patente di guida, in assenza di complicanze che interferiscano con la sicurezza alla guida, può essere fissato secondo i normali limiti di legge previsti in relazione all’età. Chi invece è in trattamento farmacologico con insulina o farmaci insulino-stimolanti - capaci cioè di causare ipoglicemia, un problema per la guida - può ottenere la patente per un periodo massimo di cinque anni. In caso di presenza di comorbilità o di gravi complicanze che possono pregiudicare la sicurezza alla guida il giudizio di idoneità è demandato alla Commissione Medica Locale. La patente non viene rilasciata né rinnovata a chi soffre di ipoglicemia grave e ricorrente, intendendo per "ricorrente" una seconda crisi grave nell'arco di dodici mesi.

Per il Gruppo 2, il giudizio è invece sempre demandato alla Commissione Medica Locale, con validità massima di tre anni nei casi più complessi.

È NECESSARIO CONSIDERARE LE NUOVE TERAPIE

Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio il tetto massimo di cinque anni per chi deve somministrarsi insulina. “In alcuni casi il diabetologo valuterebbe idoneo il paziente anche per dieci anni, ma è il medico monocratico a dover assumersi la responsabilità di concedere una durata così lunga, e raramente lo fa”, spiega Stara. “Il problema è che questa norma è rimasta ferma mentre la medicina è andata avanti: oggi si usano sensori di glicemia in continuo e microinfusori che rendono le ipoglicemie gravi sempre più rare, grazie ad allarmi predittivi che avvisano il paziente in anticipo. Strumenti che, di fatto, rendono la guida molto più sicura di quanto la norma sembri presupporre.”

“In ogni caso non esistono dati significativi di incidenti stradali attribuibili al diabete in quanto tale”, conclude Stara. 

QUANDO LA LEGGE 104 AGGRAVA LA SITUAZIONE

Un episodio emblematico, riferito direttamente da Rita Stara, riguarda una paziente in Emilia-Romagna. Questa persona, avendo richiesto il riconoscimento ai sensi della legge 104 per ragioni lavorative - non dover fare turni di notte - si è ritrovata automaticamente indirizzata alla Commissione Medica Locale invece che al medico monocratico. Risultato: da una patente rinnovata ogni dieci anni è passata a una validità massima di due anni, con tutti gli oneri burocratici che ne conseguono.

REGIONE CHE VAI, BUROCRAZIA CHE TROVI

Un enorme problema è la burocrazia. “Setacciando i siti delle ULSS dell'Emilia-Romagna, emerge che il percorso per il rinnovo della patente non è uniforme nemmeno all'interno della stessa regione”, racconta Stara. “A Bologna, in particolare, esistono percorsi non lineari che costringono pazienti - che non avrebbero titolo per farlo - ad andare in Commissione, con tempi di preavviso molto lunghi. Il risultato concreto è che molti si trovano con la patente scaduta senza ancora avere una data per l'appuntamento”.

Un altro nodo critico riguarda gli esami richiesti per la certificazione. Il certificato diabetologico deve includere un dato di emoglobina glicata non anteriore a sei mesi e un esame del fundus oculi effettuato entro l'anno. In una buona organizzazione questi esami vengono eseguiti nell'ambito del normale percorso assistenziale. Ma le liste d'attesa per il fundus oculi sono spesso molto lunghe, e in alcuni casi il certificato rilasciato da strutture private non viene riconosciuto: è richiesto il referto pubblico. Chi non riesce a ottenere gli esami in tempo rischia che il certificato scada prima ancora di arrivare alla visita.

DISOMOGENEITÀ NEI COSTI PER COMPLETARE L’ITER

Il certificato diabetologico necessario per il rinnovo della patente è un atto medico-legale: il diabetologo ha l'obbligo di farlo pagare non come visita, ma come prestazione certificativa. Qui le differenze territoriali diventano ancora più marcate. “In Emilia-Romagna alcune ULSS applicano un ticket con una cifra definita ragionevole. In Veneto e in Lombardia il certificato è invece a pagamento diretto. Quando le liste d'attesa nel pubblico sono troppo lunghe, il paziente si rivolge al privato, con costi che possono diventare elevati”.

La speranza, condivisa da più associazioni di pazienti che hanno già presentato proposte in Parlamento per semplificare l'iter burocratico italiano, è che le modifiche europee attese entro il 2026 portino finalmente un quadro più equo, più aggiornato e meno dipendente dalla variabile geografica.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Cristina Da Rold)