Assemblea Confindustria 2026 Relazione del Presidente Orsini - Format Research

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26 maggio 2026

Nella relazione per l’Assemblea 2026 di Confindustria, il Presidente Emanuele Orsini delinea una strategia per rilanciare la competitività industriale italiana ed europea di fronte alle crisi geopolitiche e alla pressione dei mercati esteri. Il discorso sottolinea l’urgenza di adottare politiche energetiche comuni, proponendo il ritorno al nucleare e lo sblocco degli impianti rinnovabili per abbattere i costi produttivi. Orsini invoca una riforma della governance europea che preveda un debito comune per investimenti strategici in intelligenza artificiale, infrastrutture e difesa, contrastando così la dominanza tecnologica cinese. A livello nazionale, la proposta si concentra sulla crescita dimensionale delle PMI, sulla semplificazione burocratica e su una revisione della spesa pubblica per stimolare nuovi cicli di investimento. L’obiettivo finale è una responsabilità condivisa tra istituzioni e imprese per salvaguardare il lavoro, il welfare e l’eccellenza del Made in Italy.

Riforma della Governance Europea

Sulla riforma della governance europea, la relazione sostiene chiaramente che gli obiettivi di rilancio e competitività non sono realizzabili senza una governance dell’Unione molto diversa da quella attuale, la quale deve essere caratterizzata da tempi e procedure snelle ed efficaci. Viene infatti denunciato l’eccessivo peso della burocrazia europea, evidenziato da dati allarmanti come le 116 proposte legislative e i 741 atti delegati presentati dalla Commissione nel solo 2025.

Poiché la costruzione di un’Europa con una struttura veramente federale richiederebbe tempi troppo lunghi e una volontà politica da parte degli Stati membri che mal si concilia con le urgenze del momento, viene proposta una via alternativa e pragmatica: sfruttare lo strumento della cooperazione rafforzata, già previsto dai Trattati dell’Unione.

Questa soluzione strategica permetterebbe ai Paesi che condividono le stesse urgenze e i medesimi obiettivi di procedere più speditamente, mettendo a fattor comune le proprie scelte e delegandone le funzioni a organi democratici.

Nello specifico, si propone di utilizzare la cooperazione rafforzata per intervenire su tre priorità assolute:

  1. L’energia (creando un vero mercato unico energetico).
  2. Il mercato dei capitali (unificando risparmio e investimenti).
  3. Una politica industriale comune.

A tal fine, viene rivolto un forte appello sia al Governo italiano sia a tutte le forze politiche nazionali che fanno parte della coalizione di maggioranza in Europa, affinché si impegnino per procedere in questa precisa direzione, definita cruciale per la tenuta stessa del modello democratico europeo.

L’AI come ecosistema e questione di sovranità

Orsini avverte che l’Intelligenza Artificiale non è una semplice tecnologia che si può comprare e integrare, ma “un ecosistema che dobbiamo costruire” . Afferma chiaramente che chi controllerà l’AI dominerà non solo l’innovazione futura, ma l’intera economia mondiale . Lasciare che l’Europa si adagi in una posizione di dipendenza verso altri Paesi (come USA e Cina) in questo settore significa cedere sovranità . Proprio per questo, l’AI rientra tra le priorità strategiche che, secondo Orsini, dovrebbero essere finanziate attraverso un nuovo debito comune europeo .

La centralità dei dati e della cybersicurezzaIl rischio di perdere sovranità riguarda direttamente anche i nostri dati, che il Presidente definisce come “una materia prima che dovremmo proteggere e governare” . Per difendere questo patrimonio, Orsini richiama la necessità assoluta di investire in connessioni, infrastrutture digitali e, in particolare, nella cybersicurezza .

Incentivi e applicazione industriale

Per accelerare la digitalizzazione e l’adozione dell’AI da parte delle imprese, Orsini chiede al Governo un passo avanti concreto: includere negli incentivi fiscali (come l’iperammortamento) anche gli investimenti in software e cloud . L’obiettivo è portare una rapida sperimentazione dell’AI in tutte le filiere della manifattura, accompagnando le aziende nell’addestramento dei sistemi di AI sui propri dati aziendali e su quelli dell’intera filiera .

Un grande piano di formazioneLa tecnologia da sola non basta se mancano le competenze. Per vincere questa sfida, è necessario un grande piano di formazione per tutti i lavoratori . Inoltre, Orsini propone di avviare un progetto di formazione specifico sull’Intelligenza Artificiale dedicato ai giovani, da inserire nei programmi scolastici a partire dalle scuole superiori di secondo grado .

L’impatto energetico dell’AI

Infine, Orsini fa notare un aspetto pratico fondamentale: l’Intelligenza Artificiale e le nuove tecnologie hanno una vera e propria “fame di elettricità” . A causa di queste tecnologie (e dei data center che le supportano), il fabbisogno di energia è destinato a raddoppiare nei prossimi 25 anni, rendendo indispensabile e urgente un potenziamento strutturale della rete elettrica .

Rischio di un “deserto industriale” e di “deindustrializzazione”.

Se l’Unione Europea non interviene immediatamente per sostenere le produzioni locali contro la concorrenza asiatica (“la Cina sta colonizzando i nostri mercati”), si andrà inesorabilmente incontro a un “deserto industriale”.

Orsini evidenzia come l’Europa stia in realtà già subendo questo processo: a causa degli alti costi dell’energia, della mancanza di investimenti e di regole asfissianti, il sistema industriale europeo sta affrontando un vero e proprio “smottamento”. Le attuali politiche, invece di mantenere l’industria nel Continente, la spingono ad andarsene e a delocalizzare, portando a una recente perdita di 250.000 posti di lavoro diretti nella manifattura e di un milione nell’indotto.

Il monito è chiaro: senza uno sforzo comune a livello europeo e nazionale, si rischia di perdere l’intera industria, che da sola vale il 15% del PIL e garantisce milioni di posti di lavoro. Senza l’industria e senza le imprese, verrebbe inoltre meno l’83% delle risorse private che attualmente sostengono il welfare italiano.

Tuttavia, Orsini esprime anche una forte volontà di reazione da parte degli imprenditori, chiarendo che non accettano “la deindustrializzazione come un destino già scritto” e ribadendo la determinazione a restare in Italia per continuare a investire, produrre e garantire coesione sociale.

La crescita dimensionale delle PMI

Il passaggio da piccole a medie imprese, e da medie a grandi, rappresenta la chiave di volta della manifattura italiana e la molla che deve muovere l’imprenditoria. I dati dimostrano che quando le imprese italiane raggiungono dimensioni medie o grandi diventano più produttive e internazionali rispetto alle loro omologhe tedesche e francesi. Queste realtà fungono da hub di innovazione per le filiere, aprono i mercati esteri per i loro fornitori, attivano la produzione nei territori e rafforzano il tessuto sociale; tuttavia, attualmente sono ancora troppo poche e rischiano persino di ridursi. Per favorire questa espansione, la strategia delineata prevede di:

  • Concentrare le risorse della riforma degli incentivi su strumenti che si sono già rivelati efficaci per le PMI, come il Fondo di Garanzia e la Nuova Sabatini, sfruttando anche i co-finanziamenti regionali ed evitando duplicazioni.
  • Promuovere le aggregazioni aziendali interne e le fusioni attraverso un aumento degli incentivi fiscali per le operazioni di mergers and acquisitions.
  • Incoraggiare il ruolo trainante delle grandi imprese, le quali devono favorire il trasferimento di know-how, competenze e accesso al credito verso le aziende più piccole delle proprie filiere. Questo approccio è attualmente in fase di sperimentazione da parte di Confindustria nel settore aerospaziale.

La semplificazione burocratica

L’autonomia energetica e la crescita degli investimenti dipendono strettamente da un ecosistema di regole stabili, un fisco prevedibile e un’amministrazione rapida e capace di dare risposte in tempi certi. Senza queste garanzie, e a causa della storica instabilità normativa, qualsiasi progetto di investimento rischia di arenarsi in continui rinvii. Il tema è affrontato su due fronti:

  • In Europa: Vi è la forte necessità di fermare l’accumulo di regole, le sovrapposizioni e gli oneri eccessivi. Nonostante le promesse di riduzione regolamentare per le imprese, la burocrazia europea continua a produrre una vastissima mole di atti delegati e nuovi pacchetti legislativi (ad esempio, 72 condizioni imposte per il via libera al Decreto-Bollette italiano), rendendo vitale un cambio di governance verso procedure più snelle.
  • In Italia: Si guarda al modello di successo della ZES Unica (Zona Economica Speciale), che in poco più di due anni ha rilasciato quasi 1.300 autorizzazioni uniche, generando un impatto economico di oltre 55 miliardi di euro e 60.000 posti di lavoro. Questo modello di efficienza amministrativa deve essere replicato. È inoltre considerata una priorità assoluta e urgente la riforma della legge 231 sulla responsabilità d’impresa: nata originariamente per premiare la prevenzione degli incidenti sul lavoro e le buone prassi organizzative, si è trasformata nel tempo in uno strumento quasi esclusivamente punitivo, vicino a forme di responsabilità oggettiva.

La responsabilità condivisa tra istituzioni e imprese

Le sfide economiche e geopolitiche attuali impongono un senso di responsabilità comune, forte e condiviso che deve coinvolgere l’intera società: istituzioni, forze politiche, associazioni d’impresa e sindacati. Senza uno sforzo unitario, l’Italia e l’Europa rischiano di perdere la propria industria, che in Italia pesa per il 15% del PIL e garantisce milioni di posti di lavoro. Questo concetto di responsabilità condivisa si declina in diversi aspetti pratici:

  • Uscire dalle logiche di scontro politico: Le scelte economiche necessarie (come la politica energetica o le riforme fiscali) non devono essere trasformate in un campo di battaglia elettorale per interessi di parte, altrimenti si rischia la paralisi e si scaricano i costi sulle generazioni future.
  • Un patto di fiducia e coraggio: Le imprese chiedono alla politica scelte coraggiose per la competitività e, al tempo stesso, offrono fiducia garantendo il proprio impegno a rimanere in Italia, investendo in innovazione e sentendosi non solo imprenditori ma cittadini attivi.
  • Mobilitazione congiunta di capitali: Data la ristrettezza dei margini della finanza pubblica italiana, la responsabilità nazionale si traduce nell’impegno a mobilitare capitali privati per affiancare quelli pubblici. A tal fine, viene lanciata una proposta alle istituzioni e alle parti sociali: analizzare insieme le attuali 575 “micro-misure” fiscali esistenti per riallocare almeno 20 miliardi di euro verso crescita, sanità e scuola, lavorando a riforme incisive senza aumentare il debito dello Stato.

(*) Nostra sintesi. Per una maggiore accuratezza leggere l’intervento completo o vedere il video sopra.

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