Posted at 15:15h in Incipit
| Eccoli lì, che marciavano sotto la pioggia fredda davanti al tribunale, in centoventicinque, giovani e vecchi, bianchi e neri, per la maggior parte neri in età scolare.
Dall’altra parte della strada, di fronte al tribunale, le porte d’ingresso del Sears erano chiuse a chiave e i commessi appannavano i vetri con il respiro, fissando i dimostranti con lo sguardo ferito e perplesso di chi osserva un foruncolo arrivato a maturazione. Un ometto, con indosso un giubbotto antivento color oliva, macchiato, e un paio di pantaloni color cachi, bussò con le nocche rosse contro il vetro.
“Ehi!” gridò. “Ehi, là dentro! Avete una molla per un Mitchell-Garcia?”
Qualcuno gli aprì la porta e lui entrò, e la porta fu subito richiusa a chiave.
Su entrambi i lati di Main Street, per tutta la lunghezza dell’isolato, i negozi erano chiusi. Accanto al grande magazzino Sears, dall’altra parte del vicolo, nella gioielleria di Papa Blue, una luce grigia filtrata dalla pioggia si rifletteva dolcemente sulla vetrina, dove erano in bella mostra diamanti, accendini, orologi e piccole dee della fertilità in ceramica.
Papa Blue se ne stava in piedi appena oltre la porta di vetro verde. Si grattò la mascella. La peluria dorata sulle nocche luccicò.
“Negri figli di puttana” disse. “Negri schifosi… Ehi, Tina!” urlò poi all’improvviso. “Vieni qui! Quello laggiù nella fila non è il negro di Compton, quello che chiamano Silk Straight?”. |