Questo mese nella nostra newsletter Walaland parliamo di dati, quelli raccolti sistematicamente in tre anni attraverso WIN – What I Need, analizzando i bisogni di 6.508 lavoratori e lavoratrici di 17 organizzazioni diverse.
La ricerca “Le Voci del Welfare: persone e bisogni” presentata lo scorso aprile racconta una verità scomoda: i piani welfare standardizzati non rispondono ai bisogni effettivi delle persone.
La ricerca è stata elaborata e presentata da Franca Maino (Percorsi di Secondo Welfare, Università degli Studi di Milano), Raffaella Saporito (SDA Bocconi) e Simone Manfredi (Università degli Studi di Milano e SDA Bocconi) a partire dai dati raccolti con WIN – What I Need.
Il dato che scardina le certezze
Il 94% esprime bisogno di attività sportive e ricreative. Il 61% di formazione. Solo il 16% di supporto psicologico.
Guardando solo questi numeri aggregati, sembrerebbe chiaro cosa offrire. Ma è qui che l’analisi disaggregata cambia tutto.
Quando analizziamo gli stessi dati per età, genere e condizione familiare, emergono differenze sorprendenti:
- Le donne hanno probabilità significativamente più alte di percepire bisogni di supporto psicologico
- Gli under 30 esprimono necessità formative +26% superiori alla media
- Avere figli/e minori riduce del 39% la probabilità di percepire bisogni formativi per le donne 31-59 anni
Uno dei punti critici : una donna con figli/e non dichiara bassa necessità formativa perché non ne ha bisogno, ma perché altri carichi prevalgono.
Come sottolinea Franca Maino (Direttrice Scientifica Percorsi di Secondo Welfare): “La percezione del bisogno non coincide con l’essere portatori di un bisogno.”
Cosa significa per chi progetta welfare
Un piano standardizzato costruito sui dati aggregati ignora completamente queste differenze. E rischia di offrire servizi che molte persone non utilizzeranno mai.
L’analisi ha identificato quattro “personas” con bisogni distintivi: il giovane operaio under 30, la giovane impiegata, l’impiegata con figli, l’operaio over 45. Ognuna con priorità completamente diverse. E queste sono solo quattro delle segmentazioni possibili. Aggregando i dati per anzianità, territorio, funzione o carico di cura emergono molti altri profili — ognuno con bisogni che un catalogo standard non intercetterebbe mai.
Il welfare che conta parte dall’ascolto
Comprendere significa partire dai bisogni, leggerli con strumenti strutturati, interpretarli con rigore e trasformarli in azione.