SICUREZZA DIGITALE: A MONTEBELLUNA IL CYBER RESILIENCE SUMMIT PER CENTO TECH LEADER DEL TRIVENETO

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Sei aziende su dieci falliscono dopo un serio attacco informatico, gli hacker causano in media un milione di euro alle grandi aziende. La fine del periodo di grazia della Direttiva NIS2 e il debutto del Regolamento Europeo CRA aprono una nuova era per la sicurezza informatica. Logos Technologies, tech company veneziana, chiama a raccolta a Montebelluna oltre cento tech leader del Triveneto per il Cyber Resilience Summit 2026. L’appuntamento, in programma l’11 giugno presso l’hub d’innovazione Infinite Area con dodici sessioni formative e workshop tenuti da colossi globali come Microsoft, Arrow Electronics, Veeam e SecureGate. Il CEO di Logos, Livio Pianura: “L’evento offrirà una roadmap concreta verso la nuova frontiera della sicurezza informatica per in manifatturiero del Triveneto”


 

Nell’era della digitalizzazione diffusa, la sicurezza informatica ha smesso di essere un mero adempimento burocratico da confinare nei faldoni degli uffici legali per trasformarsi, a tutti gli effetti, in una capacità di esecuzione pratica e continuamente verificabile. È questo il forte messaggio politico e tecnologico che lancia il Cyber Resilience Summit 2026 (CRS26), appuntamento organizzato da Logos Technologies, tech company di Mestre. L'evento si terrà il prossimo 11 giugno 2026 nella cornice di Infinite Area a Montebelluna, in provincia di Treviso. 

I dati testimoniano la rilevanza strategica dell'iniziativa per l'intero tessuto economico locale. Il summit vedrà la partecipazione di oltre 100 tech leader e accoglierà una platea stimata di circa 160 ospiti. Il target di riferimento è composto in larga parte da imprenditori, esperti di cybersicurezza e professionisti operanti sia in ambito IT (Information Technology) sia OT (Operational Technology). 

Il recente Rapporto CLUSIT (il più autorevole studio sulla cybersecurity in Italia, pubblicato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) evidenzia una crescita allarmante degli attacchi informatici in Italia, diventata un bersaglio privilegiato che da sola subisce oltre il 10% degli assalti globali, superando nazioni come Francia e Germania. La motivazione principale è il cybercrime a scopo economico (78% dei casi in Italia), perpetrato tramite ransomware, furti di dati e frodi. I settori più colpiti nel contesto nazionale sono il governativo/militare (38% nel primo semestre 2025 per tensioni geopolitiche), la sanità e i comparti manifatturiero e logistico, dove i criminali mirano a paralizzare la catena di fornitura (supply chain) per massimizzare il danno. Per le aziende, soprattutto le PMI, l'impatto è sistemico e devastante. Ricerche di mercato stimano che iI costi medi superano i 100.000 euro per le piccole imprese e il milione per le grandi, tra ripristino e spese legali. Oltre al blocco operativo e al danno reputazionale, il rischio più grave è il fallimento: il 60% delle piccole attività chiude entro sei mesi dall'attacco.

A rischiare sono le aziende del Nordest, con una forte prevalenza del comparto manifatturiero. Si tratta di un ecosistema produttivo che possiede un rapporto unico con l'innovazione e che oggi si trova ad affrontare una "tempesta perfetta": la necessità di proteggere catene di fornitura sempre più interconnesse dal rischio di attacchi invisibili o dal pericolo derivante da dispositivi offline rimasti vulnerabili. 

“Il 2026 segna un punto di non ritorno per il nostro tessuto produttivo”, commenta Livio Pianura, CEO di Logos Technologies. “La fine del "periodo di grazia" NIS2 e l'avvio del Cyber Resilience Act (CRA)trasformano la cybersecurity da adempimento burocratico a capacità pratica e verificabile. Le aziende non possono più limitarsi a compilare moduli: devono dimostrare sul campo la resilienza delle infrastrutture e garantire prodotti digitali sicuri. Chi governa non gestisce più solo carte, ma la continuità stessa del business. La sicurezza informatica è oggi una capacità di esecuzione pratica e continua, indispensabile per garantire la continuità del business e proteggere le filiere integrate del Nordest. Il Cyber Resilience Summit nasce proprio per questo: offrire risposte concrete, unire le eccellenze tecnologiche del territorio e guidare gli imprenditori oltre la conformità formale, verso una reale e strategica resilienza operativa”.

Il programma della giornata, che si svilupperà a partire dalle ore 09:30, prevede oltre 10 sessioni formative dal taglio marcatamente tecnico ed esperienziale. Grandi player internazionali e specialisti di settore si alterneranno per offrire roadmap concrete verso un approccio resiliente e compatibile con le politiche di sicurezza imposte a livello internazionale. 

Tra i momenti più attesi figurano i workshop curati direttamente dai protagonisti della difesa digitale globale. Arrow Electronics illustrerà le strategie di sicurezza Microsoft (con focus su Defender e Purview) pensate per le PMI moderne, dimostrando come l'integrazione guidata dall'intelligenza artificiale possa ottimizzare i costi e garantire risparmi fino al 68%. ThinkQuantum interverrà con un seminario focalizzato sulle applicazioni della fisica quantistica alla sicurezza informatica. Una testimonianza esclusiva della tecnologia più d’avanguardia applicata alla protezione dei dati terrestri e spaziali.  Ancora, Veeam approfondirà le moderne strategie di Data Protection, focalizzandosi su backup immutabili e orchestrazione intelligente per azzerare i tempi di fermo macchina. 

Ci sarà poi CyberRabbit, che guiderà i partecipanti in un vero e proprio laboratorio pratico (Man-in-the-Middle), mostrando dal vivo come gli attaccanti possano violare le sessioni RDP sfruttando le cattive abitudini legate ai certificati digitali. Infine, citiamo SGBox e RedHive che collegheranno la teoria alla pratica analizzando la conformità alla NIS2 tramite i servizi SOC e Log Management, mostrando i casi reali di vulnerabilità intercettati sul campo nei prodotti che rientrano nel perimetro del nuovo Cyber Resilience Act (CRA) europeo. <GA-Alliance>

La spinta dietro a questo grande sforzo organizzativo nasce dall'urgenza normativa. A farsi carico di questa importante operazione di sensibilizzazione è Logos Technologies, partner tecnologico di riferimento nel Triveneto fin dal 1998. Con un organico di oltre 35 dipendenti, Logos ha scelto la via della prossimità per garantire soluzioni su misura a un mercato manifatturiero che vede nella business continuity il proprio asset più prezioso. 




 

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

LOGOS TECHNOLOGIES

Fondata nel 1998 da un gruppo di appassionati di tecnologia – ancora oggi parte attiva dell’azienda – oggi Logos Technologies ha sede a Mestre e occupa 35 persone, fattura oltre 5 milioni di euro grazie al rapporto costante di consulenza con oltre 150 aziende. Il rapporto di fiducia costruito in oltre venticinque anni con decine di aziende del Triveneto ha trasformato l’azienda in un partner tecnologico stabile, capace di affiancare i reparti IT nella gestione evolutiva delle infrastrutture informative e nella sperimentazione di soluzioni personalizzate. Logos offre oggi servizi che spaziano dal design infrastrutturale alla sicurezza, dalla protezione dei dati agli applicativi per il lavoro, fino alla governance tecnica. Il catalogo comprende telecomunicazioni, networking, progettazioni reti evolute, fonia VoIP, soluzioni di cloud computing e business continuity, data protection, automation con agenti di intelligenza artificiale, end point protection, governance e security di Microsoft 365, business intelligence, oltre alla fornitura hardware e software su misura e allo sviluppo di soluzioni integrate. Accanto all’offerta tecnica, Logos propone consulenza progettuale, project management, gestione della postura di sicurezza informatica, help desk, implementazione di policy secondo la Direttiva Europea NIS2 e lo standard IEC 62443 e formazione in ambito ICT e Governance. 


 

IL RAPPORTO CLUSIT

Il Rapporto CLUSIT conferma un trend di crescita costante e allarmante degli attacchi informatici a livello globale e, in modo sproporzionato, in Italia. L'Italia si conferma un bersaglio privilegiato, subendo una quota di attacchi sproporzionata rispetto al suo peso economico e demografico. L'Italia è stata vittima di oltre il 10% degli attacchi globali, un dato significativamente superiore a quello di nazioni come Francia, Germania e Regno Unito (attestate intorno al 3-4%).

La motivazione principale dietro questi attacchi è il Cybercrime, che domina in modo netto:

• Globale: i cybercriminali sono responsabili dell'86% -87% degli incidenti.

• Italia: circa il 78% degli attacchi in Italia è stato condotto da cybercriminali per scopi economici (principalmente ransomware, furti di dati e frodi finanziarie).

L'analisi dei dati del report CLUSIT evidenzia uno spostamento di focus e una vulnerabilità critica in alcuni ambiti, specialmente in Italia:

• Government/Military/Law Enforcement: È il settore che ha subito l'incremento più vertiginoso, specialmente in Italia, assorbendo una quota elevata di incidenti (circa il 38% nel I semestre 2025 italiano) a causa delle crescenti tensioni geopolitiche e dell 'alta visibilità.

• Sanità (Healthcare): Si conferma un bersaglio costante e critico a causa della sensibilità dei dati gestiti e della convergenza di sistemi IT e OT (Operational Technology).

• Manifatturiero e Logistica/Trasporti: Entrambi i settori sono in forte crescita come bersagli, evidenziando la strategia dei cybercriminali di mirare alla disruption operativa e alla supply chain (catena di fornitura), dove il blocco delle linee di produzi one o della mobilità può generare perdite immediate e massicce.

Per le aziende, in particolare per le PMI, i danni sono sistemici:

• Costi Diretti e Indiretti: La stima del danno economico medio per un attacco grave supera i 100.000 € per le PMI e il milione di euro per le grandi aziende. Questi includono costi di ripristino dei sistemi, indagini forensi, costi legali e il pagamento di eventuali riscatti.

• Interruzione Operativa e Danno Reputazionale: L'impatto più significativo deriva dall' interruzione dell'attività (perdite per giorni o settimane di fermo) e dal danno reputazionale , che porta alla perdita di clienti e alla compromissione della fiducia dei partner.

• Rischio di Chiusura: Studi internazionali, richiamati dal Rapporto, indicano che circa il 60% delle piccole aziende che subiscono un attacco grave è costretta a chiudere entro sei mesi.


 

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Recapiti
Agata Berlina
ketra.style@gmail.com
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