- Il Pnrr prevede investimenti per 1,5 miliardi per lo sviluppo dell'idrogeno come vettore energetico.
- L'investimento sulle hydrogen valleys è stato potenziato anche se negli anni ci sono state diverse rinunce.
- La sperimentazione nei trasporti ha subito un definanziamento di 230 milioni.
- L'investimento sull'utilizzo dell'idrogeno in settori difficili da decarbonizzare è stato eliminato dal Pnrr.
- Entrambe le riforme previste sono già state completate.
Negli ultimi anni il tema dell’energia è tornato al centro del dibattito pubblico, sia italiano che internazionale. I conflitti, l’instabilità geopolitica e la volatilità dei prezzi hanno evidenziato con forza la dipendenza europea dalle fonti fossili e dai paesi esportatori. Accelerare la transizione energetica diventa quindi un obiettivo ancora più importante.
Da questo punto di vista l’idrogeno rappresenta un possibile strumento per decarbonizzare i trasporti e settori industriali particolarmente difficili da elettrificare. Dato questo contesto, l’Unione europea ha deciso di rafforzare ulteriormente gli investimenti nel comparto, anche attraverso il capitolo RepowerEu introdotto dopo la crisi energetica del 2022.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano ha fatto proprie alcune di queste indicazioni prevedendo cospicui investimenti per lo sviluppo dell’idrogeno come fonte energetica. Le misure attualmente attive sono 5 e riguardano la produzione di idrogeno verde, le infrastrutture di trasporto, la ricerca industriale e la realizzazione di impianti per elettrolizzatori. Accanto a questi investimenti troviamo anche alcune riforme pensate per favorire la diffusione della filiera.
1,5 mld € gli investimenti del Pnrr per lo sviluppo dell’idrogeno come vettore energetico.
I risultati raggiunti finora appaiono piuttosto disomogenei. In diversi casi gli investimenti non si sono rivelati particolarmente appetibili, soprattutto a causa degli elevati costi iniziali richiesti agli operatori privati a fronte di un mercato ancora poco sviluppato. Non a caso alcune misure hanno registrato bandi deserti, rinunce ai finanziamenti e frequenti rinvii. Per questo motivo il governo si è visto costretto a intervenire più volte per rivedere gli obiettivi e riallocare le risorse.
Come funziona la produzione di energia dall’idrogeno
L’idrogeno non è una fonte energetica primaria ma un vettore. Questo significa che, per essere utilizzato, deve prima essere prodotto attraverso altri processi che richiedono energia. Il metodo oggi considerato più sostenibile è quello dell’elettrolisi dell’acqua: utilizzando elettricità, l’acqua viene separata in ossigeno e idrogeno. Se l’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili si parla di “idrogeno verde”.
L’idrogeno così prodotto può essere stoccato, trasportato e successivamente utilizzato per generare energia attraverso celle a combustibile oppure come combustibile diretto in alcuni processi industriali. Le celle a combustibile producono elettricità combinando idrogeno e ossigeno, con emissioni praticamente nulle: il principale sottoprodotto è infatti il vapore acqueo.
Questa tecnologia viene considerata particolarmente promettente per i cosiddetti settori “hard-to-abate”, cioè quei comparti industriali dove la riduzione delle emissioni è più complessa, come siderurgia, chimica, vetro, ceramica e trasporto pesante. Tuttavia la filiera presenta ancora costi molto elevati, soprattutto per quanto riguarda la produzione, il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno verde. Per questo motivo si è cercato di utilizzare una parte dei fondi del Pnrr per accelerare lo sviluppo del settore.
Gli investimenti del Pnrr per l’idrogeno
Nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna le riforme e gli investimenti del piano riguardanti l’idrogeno. Lo faremo sfruttando le informazioni più recenti disponibili. Vale a dire i dati presenti su OpenPNRR aggiornati al 26 febbraio 2026, la settima relazione sullo stato di attuazione del Pnrr e i dossier curati dal servizio studi della camera dei deputati. Prima di approfondire le diverse misure tuttavia facciamo una panoramica generale degli investimenti previsti.
Allo stato attuale sono 5 per un importo complessivo di circa 1,5 miliardi. La misura che cuba più risorse è quella riguardante la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse (590 milioni, considerando anche la componente inserita con il RepowerEu). Troviamo poi 345 milioni per sperimentazione dell’idrogeno nel trasporto ferroviario e stradale e 300 milioni per ricerca e sviluppo.
Analizzando i dati sulla spesa già sostenuta dalle amministrazioni titolari si notano valori mediamente bassi. L’investimento più avanzato è l’utilizzo dell’idrogeno per i trasporti (26,2%). Viceversa, la misura più indietro è quella riguardante la realizzazione di impianti industriali per la produzione di elettrolizzatori (0,32%). In quest’ultimo caso una percentuale così bassa potrebbe essere dovuta al fatto che i progetti finanziati sono in gran parte affidati a imprese private che quindi potrebbero aver anticipato gli investimenti con risorse proprie.
Produzione dell’idrogeno in aree industriali dismesse
L’investimento dedicato alle cosiddette hydrogen valleys rappresenta oggi la misura economicamente più rilevante del Pnrr sull’idrogeno. La dotazione complessiva ammonta a 590 milioni di euro, considerando anche le risorse aggiuntive introdotte attraverso il RepowerEu.
L’obiettivo è sostenere la produzione e l’utilizzo locale recuperando aree industriali dismesse. In particolare il piano punta a favorire la nascita di ecosistemi in cui l’idrogeno venga prodotto attraverso fonti rinnovabili e consumato direttamente sul territorio, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno. Il target iniziale prevedeva il completamento entro giugno 2026 di almeno 10 progetti con l’installazione di elettrolizzatori con capacità compresa tra 1 e 5 megawatt. Con l’introduzione del Repower, l’obiettivo finale è salito a 12 progetti.
Dal punto di vista amministrativo la prima fase della misura si è conclusa positivamente con l’aggiudicazione degli appalti. Tutte le regioni e le province autonome hanno aderito agli avvisi ministeriali, pubblicando i bandi e selezionando i progetti da finanziare.
Molti soggetti privati hanno rinunciato ai finanziamenti.
Le difficoltà sono però emerse nella fase attuativa. Diversi soggetti privati hanno rinunciato ai finanziamenti a causa di un mercato ancora acerbo e degli elevati investimenti iniziali richiesti. Le rinunce formalizzate da Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Molise e Liguria hanno costretto il ministero a riprogrammare più volte le risorse disponibili. Al 31 dicembre 2025 la spesa dichiarata dal ministero dell’ambiente risultava pari ad appena 109,5 milioni di euro, cioè il 21,9% della dotazione della misura.
I progetti attivi, a febbraio 2026, risultano essere 51 per un valore complessivo di circa 565 milioni di euro, di cui 509 finanziati dal Pnrr. Nessun progetto risulta ancora concluso e la quota di pagamenti già sostenuti si attesta al 26,3%.
44% la quota di risorse Pnrr per le hydrogen valleys indirizzata alle regioni del mezzogiorno.
Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario e stradale
Anche il settore dei trasporti rientra tra gli ambiti di possibile sviluppo dell’idrogeno. In origine il Pnrr prevedeva due investimenti distinti: uno dedicato al trasporto stradale e uno al trasporto ferroviario, per una dotazione complessiva iniziale di 530 milioni di euro. A seguito delle criticità emerse, le due misure sono state successivamente accorpate in un unico investimento che oggi dispone di circa 300 milioni di euro.
Molti soggetti privati hanno giudicato il finanziamento Pnrr troppo limitato a fronte di un investimento iniziale consistente.
L’obiettivo iniziale per il trasporto stradale era la realizzazione di almeno 40 stazioni di rifornimento per mezzi pesanti lungo autostrade e corridoi logistici strategici. Sul fronte ferroviario invece il piano prevedeva la costruzione di 10 stazioni a servizio di linee regionali non elettrificate. Le difficoltà operative sono state particolarmente rilevanti soprattutto per il comparto stradale. I bandi hanno registrato scarse adesioni e ben 18 rinunce formali da parte degli operatori economici. Tra i principali problemi segnalati figurano i ritardi ministeriali, il limite del finanziamento Pnrr fissato al 50% del costo totale dell’opera associato a investimenti iniziali giudicati troppo elevati e una domanda di mercato ancora molto debole. Per quanto riguarda il settore ferroviario, i rallentamenti sono stati causati soprattutto dall’aumento dei costi delle materie prime e dall’inflazione.
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Queste criticità hanno portato a una profonda revisione della misura. Il numero di stazioni previste per il trasporto stradale è stato ridotto da 40 a 21, mentre quelle ferroviarie sono scese da 10 a 8. Il nuovo target complessivo prevede quindi la realizzazione di 29 stazioni entro giugno 2026.
Al 31 dicembre 2025 la spesa dichiarata dal ministero delle infrastrutture risultava pari a circa 90,4 milioni di euro, cioè il 26,2% delle risorse Pnrr stanziate. I progetti attivi al 26 febbraio 2026 erano 33 per un importo complessivo di circa 511 milioni di euro, di cui 345 Pnrr. Anche in questo caso nessun progetto risulta ancora concluso.
Ricerca e sviluppo sull’idrogeno
Tra le misure dedicate all’idrogeno, quella relativa alla ricerca e sviluppo ha registrato un andamento sostanzialmente positivo. L’investimento dispone oggi di una dotazione di 300 milioni di euro, aumentata rispetto ai 160 originariamente previsti.
L’obiettivo è sostenere attività di ricerca lungo tutta la filiera: produzione di idrogeno verde, tecnologie per stoccaggio e trasporto, celle a combustibile e sistemi intelligenti di gestione delle infrastrutture energetiche. Il target finale prevede la realizzazione di almeno 10 progetti di ricerca entro giugno 2026. La milestone relativa all’aggiudicazione dei contratti di ricerca è stata raggiunta già nel 2022.
A differenza delle altre misure, in questo caso non si sono registrate carenze di domanda o criticità strutturali. Al contrario, il problema principale è stato l’esaurimento rapido delle risorse disponibili, che aveva lasciato fuori diversi progetti giudicati ammissibili. Proprio per questo motivo, con la revisione del piano sono stati aggiunti fondi ulteriori per finanziare nuovi interventi e far scorrere le graduatorie.
+140 mln € gli investimenti Pnrr aggiuntivi per ricerca e sviluppo sull’idrogeno.
I progetti attivi risultano oggi 70 per un valore complessivo di circa 306 milioni di euro, di cui 273 Pnrr. Anche in questo caso risultano tutti ancora in corso, con uno stato di avanzamento finanziario pari al 20,7%.
Idrogeno (Ipcei)
Questa misura punta a creare una vera e propria catena industriale dell’idrogeno in Italia attraverso la partecipazione agli Importanti progetti di comune interesse europeo (Ipcei). L’investimento finanzia in particolare la produzione di elettrolizzatori, la realizzazione di nuovi impianti industriali e il rafforzamento dell’intera filiera nazionale. L’obiettivo finale è raggiungere una produzione di elettrolizzatori con una capacità aggregata totale di almeno 890 megawatt all’anno.
La misura ha preso avvio nel 2022 con la sottoscrizione dei contratti relativi ai due principali progetti Ipcei: quello di Ansaldo Green Tech e quello di De Nora Italy Hydrogen Technologies. Successivamente sono stati avviati ulteriori bandi per finanziare nuovi impianti industriali e investimenti produttivi. Dal punto di vista operativo non emergono criticità particolarmente rilevanti. I documenti segnalano soltanto la rinuncia di uno dei progetti ammessi.
La misura ha subito una decurtazione di fondi ma gli obiettivi sono rimasti invariati.
Durante la revisione del Pnrr approvata a novembre 2025, la misura è stata oggetto di interventi di semplificazione amministrativa. Dal punto di vista finanziario, ha subito un forte ridimensionamento: la dotazione originaria di 450 milioni di euro è stata ricalcolata e abbassata a circa 259,9 milioni di euro, sebbene gli obiettivi di capacità produttiva siano rimasti invariati.
I progetti attivi sono 6 per un valore di circa 257 milioni di euro quasi interamente finanziati dal Pnrr. Come già detto, lo stato di avanzamento finanziario risulta estremamente basso: appena lo 0,3%. Un dato che appare in parte contraddittorio rispetto all’avanzamento operativo descritto nei documenti ufficiali.
Utilizzo dell’idrogeno in settori hard to abate
L’investimento era stato concepito per favorire la sostituzione del metano con idrogeno verde nei settori industriali più difficili da decarbonizzare. Comparti particolarmente energivori come cementifici, cartiere, industrie del vetro e della ceramica.
La misura è stata eliminata dal Pnrr per circostanze oggettive.
La misura disponeva inizialmente di una dotazione molto elevata, pari a 2 miliardi di euro. L’obiettivo finale prevedeva l’introduzione concreta dell’idrogeno in almeno uno stabilimento industriale entro giugno 2026. Nel corso dell’attuazione però sono emerse criticità considerate talmente gravi da rendere impossibile il raggiungimento del target nei tempi previsti dal Pnrr.
Di conseguenza, nel corso della revisione del piano approvata a fine 2025 il target finale è stato completamente soppresso e le risorse ridotte da 2 miliardi a 1 miliardo di euro. La quota residua è stata in gran parte riallocata a favore della società Dri d’Italia Spa per la realizzazione di impianti siderurgici alimentati esclusivamente a idrogeno verde.
I progetti finanziati e l’impatto sui territori
Dopo aver passato in rassegna i vari investimenti del Pnrr riguardanti l’idrogeno, tracciamo adesso un quadro complessivo dei progetti finanziati. Parliamo in totale di 160 opere per un importo di circa 1,4 miliardi di euro. Nel caso delle misure prese in esame, troviamo molti progetti che interessano il territorio di più regioni (16) e altri invece che sono identificati come di interesse nazionale (41). Tali in