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Notizie dall’ultimo congresso mondiale di oncologia

No, non siamo state ad ASCO, il Congresso mondiale della Società americana di oncologia clinica che si è appena concluso. Ma lo abbiamo seguito dall’Italia. E abbiamo scoperto che sono stati presentati molti lavori scientifici sul tumore al seno, che fanno ben sperare. Eccone alcuni.

Lo stile di vita che aiuta

Una dieta mediterranea a basso indice glicemico, associata a 30 minuti al giorno di camminata veloce e all’integrazione di vitamina D, può contribuire a ridurre il rischio di recidiva nelle donne con tumore al seno ormono-positivo. È quanto emerge da uno studio condotto su 500 pazienti e coordinato dall’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, con la partecipazione di numerosi centri italiani e dell’Università di Toronto. Oltre a una minore incidenza di recidive, il programma ha favorito la perdita di peso e la riduzione della sindrome metabolica. 

I farmaci anti-obesità (forse) possono impedire l’evoluzione verso le metastasi

Lo studio ha coinvolto oltre 10 mila pazienti con tumore in stadio I-III che hanno iniziato la terapia con i farmaci GLP-1  RA dopo la diagnosi oncologica. Tra i pazienti, c’erano anche donne con tumore al seno.  I risultati? Una riduzione della progressione metastatica che è stata statisticamente significativa in quattro tipi di cancro, compreso quello al seno. Come hanno sottolineato gli Autori dello studio, questi risultati meritano di essere validati in studi clinici randomizzati prospettici e sarà necessario approfondire i meccanismi d’azione dei potenziali percorsi antineoplastici di questi farmaci.

Gli studi in fase 3 da tenere d’occhio

lidERA. Il lavoro scientifico riguarda una nuova terapia ormonale orale chiamata giredestrant per il tumore al seno HR+/HER2- in stadio iniziale dopo l’intervento chirurgico. I risultati dimostrano che riduce il rischio di sviluppare malattia metastatica, indipendentemente dallo stato menopausale.

OPTIMA. L’oggetto è stato un nuovo test genomico per ottimizzare le decisioni sulla chemioterapia nel tumore della mammella HR+/HER2- in fase iniziale. Lo studio ha esaminato la possibilità di utilizzare questo test per stabilire quali pazienti debbano ricevere la chemioterapia e quali possano evitarla. I risultati: in caso di punteggio ≤ 60 al test è possibile evitare la chemioterapia in sicurezza.

KEYNOTE-522. È stato valutato in risultati a lungo termine relativi all’utilizzo dell’immunoterapico Pembrolizumab associato alla chemioterapia, che rappresenta lo standard di cura per il tumore della mammella triplo negativo precoce ad alto rischio. Dopo un follow-up di 7/8 anni, questa combinazione continua a mostrare un vantaggio di sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia.

Linfonodi sentinella: talvolta si possono conservare

Lo studio SENOMAC ha dimostrato che nel caso di tumore al seno in fase iniziale e il coinvolgimento di uno-due linfonodi ascellari, è possibile evitarne l’asportazione, a condizione che le pazienti ricevano un trattamento adeguato dopo l’intervento. Lo studio ha coinvolto circa 2500 persone. Di queste, la metà è stata sottoposta a intervento chirurgico ai linfonodi ascellari, mentre l’altra metà l’ha evitato. I tassi di sopravvivenza a cinque anni sono stati rispettivamente del 94% e del 93%. Queste ultime hanno inoltre mostrato una funzionalità del braccio nettamente migliore. Dopo l’intervento chirurgico, quasi tutti sono stati sottoposti a radioterapia ai linfonodi, il 90% ha ricevuto una terapia ormonale e oltre il 60% la chemioterapia. 

Recapiti
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