A trent’anni dalla sua fondazione, durante la guerra nei Balcani, fino ad oggi in Ucraina, la Mine Action Unit di INTERSOS continua a svolgere un lavoro fondamentale per la sicurezza delle comunità colpite da conflitti.
Nei conflitti armati, mine e ordigni esplosivi non uccidono solo durante i combattimenti. Spesso continuano a farlo anche dopo, quando restano nascosti sotto terra, tra le macerie, nei campi o lungo le strade. La loro presenza rende pericolosi anche i gesti più semplici della vita quotidiana, come andare a scuola o coltivare un terreno, trasformando il ritorno alla normalità in un percorso lento e rischioso.
È proprio in risposta a questa enorme criticità che INTERSOS crea nel 1996 la Mine Action Unit (MAU), un’unità specializzata nell’azione contro le mine. Lo fa per la prima volta in Bosnia, a pochi mesi dalla fine della guerra che aveva devastato il Paese, allora il più grave conflitto combattuto in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Circa metà della popolazione era stata costretta a fuggire durante il conflitto e, nel 1996, iniziava lentamente il ritorno di rifugiati e sfollati nelle aree di origine. I team di INTERSOS sul campo si resero però presto conto che la contaminazione da mine rappresentava uno dei principali ostacoli al ritorno della popolazione e alla ripresa della vita socioeconomica del Paese. La MAU di INTERSOS nasce quindi così, per la necessità di rendere sicuro il ritorno della vita sociale nelle aree interessate.
Nei dieci anni successivi INTERSOS interviene in molti altri Paesi, diventando un importante attore a livello internazionale, ottenendo l’accreditamento dei Centri Nazionali per l’Azione contro le Mine (Mine Action Centres, MAC) e operando in conformità con gli Standard Internazionali per l’Azione contro le Mine (International Mine Action Standards, IMAS).
Dopo l’esperienza nei Balcani, INTERSOS arriva in Angola, dove la guerra era ancora in corso e non sarebbe terminata fino al 2002. Qui il lavoro dell’organizzazione si concentra in particolare sull’assistenza alle vittime, uno dei cinque pilastri internazionali dell’azione contro le mine insieme a sminamento umanitario, educazione al rischio, advocacy e distruzione delle scorte e cioè l’eliminazione degli arsenali di mine antiuomo per prevenire il loro riutilizzo.
In particolare, nella città di Menongue, capoluogo della provincia di Cuando Cubango, gli operatori di INTERSOS si accorgono che, mentre alcune organizzazioni sono impegnate nelle attività di sminamento, i sopravvissuti agli incidenti causati dalle mine non hanno accesso a servizi di riabilitazione medica. Per ricevere cure si sarebbero dovuti spostare fuori città, un’opzione di fatto impossibile dal momento che l’area era completamente circondata da campi minati. Nasce così il Centro Ortopedico di Menongue. Il centro produce protesi e ausili in polipropilene, un materiale economico, resistente e facilmente riparabile con strumenti locali, adatto alle condizioni difficili dell’Angola meridionale.
Dal 1999 al 2007 la Mine Action Unit di INTERSOS è poi operativa in Kosovo, Afghanistan e Iraq, integrando il lavoro di sminamento con quello di protezione umanitaria. In seguito, con la conclusione delle operazioni su larga scala della MAU, l’azione contro le mine diventa una componente trasversale degli interventi umanitari di INTERSOS.
Mine Action in Ucraina
Con l’inizio del conflitto del 2022, l’Ucraina viene colpita da una massiccia contaminazione da mine e ordigni esplosivi, diventando oggi uno dei paesi più minati al mondo, con il 22% del territorio potenzialmente contaminato. A partire dal 2024, l’azione contro le mine torna così al centro dell’intervento di INTERSOS: grazie al supporto della Cooperazione Italiana (AICS) e alla collaborazione con partner partner ucraini e internazionali, viene attivato un progetto che ha l’obiettivo di ridurre i rischi di incidenti causati dalla presenza di ordigni inesplosi.
In Ucraina la MAU è presente nelle regioni di Kharkiv, Kherson, Mykolaiv e Dnipro, tra le aree più colpite dagli effetti del conflitto e dalla contaminazione da ordigni esplosivi. Le attività di Mine Action sul campo iniziano dall’identificazione delle zone contaminate. Attraverso ricognizioni technical e non-technical, i team documentano le aree a rischio: le prime prevedono l’utilizzo di metal detector avanzati e tecnologie di geolocalizzazione per delimitare con precisione le zone contaminate; le seconde si basano invece sul coinvolgimento delle comunità locali e sulle informazioni raccolte direttamente da chi vive quei territori.
Una volta identificate, le aree ad alto rischio vengono mappate e delimitate con una segnaletica standard, chiara e riconoscibile. Questo passaggio è fondamentale perché la popolazione sappia quali luoghi evitare e come muoversi in sicurezza, soprattutto le persone più esposte al rischio, come agricoltori, bambini, sfollati interni e persone con disabilità. Per questo INTERSOS realizza anche attività di sensibilizzazione, in presenza e online, per aiutare le comunità a riconoscere i segnali di pericolo e adottare comportamenti sicuri.