Philip K. Dick: il mondo di un autore cult del postmodernismo | Libri Mondadori

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Il "culto" di Philip K. Dick

Precursore della corrente Avantpop, tra i più importanti autori di fantascienza del mondo, Philip K. Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) non è sempre stato considerato un genio della letteratura.

Nei suoi 53 anni di vita lo scrittore rimase semisconosciuto ai più e apprezzato solo da una piccola cerchia di appassionati.

Sono passati più di 40 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 2 marzo 1982 in California. Il 3 agosto dello stesso anno usciva nei cinema americani Blade Runner, il film di Ridley Scott ispirato al suo racconto Do the Androids dream of Electric Sheep? - tradotto in italiano dapprima con il titolo Il cacciatore di androidi, poi con Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Una pellicola diventata subito un classico indiscusso della fantascienza che lo avrebbe reso famoso nel mondo intero, a sua insaputa.

Oggi Philip K. Dick è considerato un gigante, tra i grandi autori della letteratura contemporanea: lo "Shakespeare della fantascienza", capace di regalarci infiniti mondi da esplorare, senza smettere mai, però, di mostrarceli pieni dei nostri difetti, in cui non possiamo che specchiarci.

Nelle sue storie ha raccontato con un’incredibile capacità predittiva il mondo che sarebbe arrivato dopo di lui: l'ubiquità di Internet, la realtà virtuale, i software di riconoscimento facciale, la capacità della pubblicità di inviare messaggi personalizzati, le auto senza conducente...

Ma le sue storie partivano dal presente, non dal futuro: da quel “più umano dell’umano” di cui i suoi libri sono intrisi. 

Questo ne ha fatto un autore di culto, di cui Mondadori sta pubblicando tutte le opere.

L'ultimo arrivo in casa editrice è il Meridiano di Opere scelte. I due tomi curati da Emanuele Trevi offrono al lettore versioni inedite di Eye in the Sky e della cosiddetta Trilogia di Valis, tradotti da Paolo Parisi Presicce, oltre a un cospicuo apparato di commento per gli undici romanzi scelti, e alla Bibliografia che dà conto della messe di contributi critici pubblicati nell’arco di oltre mezzo secolo all’estero e in Italia. La Cronologia è firmata da Emmanuel Carrère.

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I libri di Philip K. Dick pubblicati nelle collane Oscar Mondadori

E Jones creò il mondo

E Jones creò il mondo (1956) mostra un Philip Dick ancora in cerca di una propria modalità narrativa, tra distopia orwelliana e fantascienza alla van Vogt, ma già maestro nel tratteggiare il ritratto dell’America paranoica del Dopoguerra: un mondo sospeso tra conformismo e paura del diverso, che si tratti di un alieno venuto dallo spazio o di ragazzi nati da esperimenti di laboratorio.

È il 2002 e terribili creature mutanti, conseguenza di un conflitto nucleare devastante, si aggirano sulla Terra. I sopravvissuti decidono di bandire ogni conflitto grazie alla dottrina del “Relativismo”: qualsiasi credo o filosofia è tollerato nella loro società, purché non lo si imponga ad altri. In questo contesto Floyd Jones, un ragazzo di provincia fragile e spaventato, sfrutta i propri poteri precognitivi – conosce il futuro, ma solo con un anno di anticipo – per diventare un potente leader globale e instaurare un totalitarismo basato sul culto della personalità e sulla xenofobia.

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Radio Libera Albemuth

In Radio Libera Albemuth Nicholas Brady lavora come commesso in un negozio di dischi a Berkeley, quando la sua esistenza viene sconvolta da una visione: un altro se stesso che lo osserva in silenzio. Per decifrare l’inspiegabile, Nicholas si rivolge all’amico Philip Dick, scrittore di fantascienza che della zona d’ombra tra reale e immaginario ha fatto la propria cifra stilistica. Quando Brady avverte un secondo segnale, la natura del contatto si fa chiara: dalla stella Albemuth un’entità aliena comunica con lui tramite un satellite, per spingerlo a un destino superiore...

Scritto nel 1976 da Philip K. Dick e pubblicato postumo, questo romanzo è il nucleo generatore della celebre Trilogia di Valis: un labirinto narrativo in cui il misticismo gnostico dell’ultimo Dick sfida l’incubo di un controllo sociale onnipervasivo degno di Orwell.

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Trilogia di Valis

Ricchissimo di elementi autobiografici, Valis (1981) apre la trilogia che occupò gli ultimi anni di vita di Philip K. Dick. Scritto in soli quindici giorni di febbrile ispirazione e intessuto di citazioni che spaziano da Wagner ai papiri di Nag Hammadi, il romanzo trasforma l’esegesi privata dell'autore in un labirinto picaresco dove lo sdoppiamento tra narratore e protagonista diventa l’unico modo per dare voce a una visione del mondo e della storia umana a metà tra confessione psicotica ed epifania gnostica.

Vast Active Living Intelligence System, in breve valis, è una rete di intelligenza aliena divina che un giorno contatta un terrestre, Horselover Fat, e trasferisce nel suo cervello un’enorme quantità di informazioni. Non sapendo come interpretarle, Fat chiede aiuto a Philip Dick e, come detective, i due amici si mettono sulle tracce di Valis (o Dio, che è lo stesso), muovendosi sul filo di una clamorosa rivelazione. Sempre che tutto ciò non sia in realtà un’allucinazione partorita dalla mente di Fat, impazzito dal dolore per la morte della sua amica Gloria…

L’invasione divina (1981), secondo romanzo della Trilogia di Valis, Dick prosegue la sua esplorazione del sacro abbandonando l’autobiografismo e spostando l’asse della narrazione verso un’epica fantascientifica dalle tinte mitologiche, in cui il tema della redenzione si intreccia a quello della fragilità umana. Mentre La trasmigrazione di Timothy Archer (ultimo romanzo scritto da Philip Dick, uscito postumo nel 1982) conclude la trilogia con un dramma umano che affronta il tema della morte e della metempsicosi.

Labirinto di morte

Giallo metafisico e fantascientifico, Labirinto di morte (1970) è uno dei romanzi più soffocanti e ipnotici di Philip K. Dick, un’esplorazione al contempo allucinata e lucidissima del concetto di realtà, oltre che il tentativo, come afferma lo stesso autore, "di sviluppare un sistema di pensiero religioso, astratto e logico, basato sull’arbitrario postulato che Dio esista".

Delmak-O è un pianeta di seconda categoria, ancora non segnato sulle carte dell’Interplan West. Un luogo inesplorato, dove quattordici persone dovrebbero stabilire una colonia, anche se nessuno ha detto loro cosa dovranno fare esattamente. Sono stati trasferiti d’ufficio dalle autorità, tranne uno, Ben Tallchief, che è stato inviato su quel mondo in risposta a una sua preghiera. Ma su Delmak-O le preghiere rimangono inascoltate.

Isolati da un malfunzionamento del satellite per le comunicazioni, impossibilitati a ripartire con i loro veicoli ormai privi di carburante, ignari del motivo per cui sono stati convocati, i coloni cadono presto preda della paranoia e della psicosi...

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Mary e il gigante

Mary e il gigante (scritto tra 1950 e 1953 e rifiutato dagli editori, uscito quindi postumo nel 1987) è uno dei primi romanzi di Philip K. Dick, che in queste pagine già introduce alcuni degli elementi che lo accompagneranno nella sua parabola letteraria, dalla “ragazza dai capelli scuri” alla parodia della società nelle piccole città americane, alla rielaborazione di quell’immaginario autobiografico che sarà al centro di tutta la sua opera successiva.

La "Mary" del titolo è Mary Anne Reynolds, una donna giovane e sensibile, poco più che una ragazzina in realtà, che si muove tra il padre abusante, che la spinge ad andarsene di casa, il cantante di colore Carleton Tweany, con cui ha una breve relazione, il “gigante” Joseph Schilling, più che maturo proprietario del negozio di dischi presso cui lei lavora, e Paul Nitz, lo smilzo pianista dall’aria sparuta che suona nel night dove si esibisce Tweany.

Nella California meridionale, nel soffocante clima dell’America maccartista dei primi anni Cinquanta, tra spettro del nucleare e relazioni improntate al sospetto reciproco, Mary compie un itinerario di consapevolezza ma anche di disperazione...

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L’esegesi

Nei mesi di febbraio e marzo del 1974, Philip K. Dick venne premiato, o maledetto, da una visione, una rivelazione sulla vera natura dell’universo che egli chiamò “2-3-74” e alla cui decifrazione dedicò il resto della vita, rintracciandone le premonizioni, tra l’altro, nei suoi stessi libri, a partire dai grandi romanzi fantascientifici degli anni Sessanta.

Frutto di questo immane sforzo di interpretazione del visibile, dell’invisibile e del proprio sé è un corpus di oltre ottomila fogli, per la maggior parte manoscritti, che lo scrittore definì la sua Esegesi.

Il volume L'esegesi ne presenta una scelta, trascritta e organizzata sulla base del materiale trovato nella casa di Dick alla sua morte: un tentativo di sopravvivere a quella lacerante illuminazione, pieno di sofferenza, pietà, alieni con tre occhi e robot, viaggi nel tempo e dimenticati culti cristiani, messaggi radiofonici e l’essenza della tragedia, come solo una delle menti più brillanti, immaginifiche e originali del xx secolo poteva generare.

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Redazione Libri Mondadori