“Chissà se fuori…”, una due giorni all’insegna della condivisione, un invito a contrastare la solitudine e a non temere il prossimo
Rovereto, città “della memoria e della pace”, ha accolto il 10 e 11 giugno oltre 200 tra LiberAttivi (volontarie e volontari dello Spi Cgil che diffondono il giornale e raccolgono gli abbonamenti), lettrici e lettori, autrici e autori, sindacaliste e sindacalisti per la ventinovesima Festa nazionale di LiberEtà, intitolata quest’anno “Chissà se fuori…“. Un titolo che vuole essere un invito a contrastare la solitudine e a guardare oltre il proprio orizzonte.
La prima giornata, che si è svolta nell’auditorium Fausto Melotti all’interno del MART, è stata dedicata innanzitutto ai vincitori dei premi letterari di LiberEtà e del concorso di cortometraggi Spi Stories, presentati da Neri Marcorè, da anni ormai mattatore del palco della Festa.
Si è aggiudicata il 28° Premio letterario LiberEtà, dedicato a romanzi autobiografici e di memoria, Evelina Loffredi, con “Su e giù sulla giostra della vita”, poi reintitolato per la pubblicazione “2021 Odissea nell’ospizio” (presto acquistabile su www.libereta.it). Protagonista un ultranovantenne che scegli di andare a vivere in una residenza per anziani dopo la morte della moglie. Una storia ambientata nel periodo delle restrizioni dovute al Covid, abitata ovunque dalla poesia, da un umorismo soffuso, dal dolore ma anche da una sorprendente vitalità. Secondi pari merito Maria Rosalba De Luca, con “Non posso restare”, storia di un’emancipazione femminile attraverso il lavoro in fabbrica e l’impegno sindacale, e Giancarlo Di Battista, con “La città del silenzio”, che racconta la vita in carcere attraverso gli occhi di un medico.
Vince invece il premio Guido Rossa, che raccoglie vicende dei turbolenti anni Sessanta e Settanta, Bruno Armento con “Dal Ponte Mirabeau”, storia di una vita rocambolesca, vissuta sempre con curiosità. Il racconto sarà disponibile in formato digitale su www.libereta.it.
Il concorso di cortometraggi “Spi Stories”, invece, ha visto arrivare in finale il regista francese Morgan Autexier con “La Belle”, il regista siciliano Kenta Krisà con “Comodini” e la giovanissima regista neozelandese Sophie Hampson con “Washed up”, cui è stato riconosciuto il primo premio, tremila euro da spendere in attrezzature tecniche. Un trio di finalisti che testimonia la portata internazionale raggiunta dal concorso creato da LiberEtà e Spi Cgil, arrivato alla 14esima edizione.
Il pomeriggio è stato animato dal talento di Neri Marcorè, che ha portato in scena il monologo “La paura” e i brani “Illogica allegria” e “C’è solo la strada” di Giorgio Gaber. Una selezione in linea con il tema della due giorni, che invita a superare la paura e l’isolamento e aprirsi al fuori, all’altro.
A introdurre la seconda parte del pomeriggio, presentata da Cinzia Zandro, improvvisatrice teatrale, è stata Monir Ghassem, stand-up comedian italiana di origini iraniane, con un monologo sull’esperienza dei giovani d’oggi di fronte a precariato e colloqui di lavoro. A seguire, la premiazione dei LiberAttivi di tutta Italia, volontarie e volontari dello Spi Cgil che si sono distinti nella diffusione del mensile LiberEtà e nella raccolta degli abbonamenti. Per il Veneto premiati Maurizio Busso, Spi Cgil Treviso, Antonella Butturini, Spi Cgil Verona, Silvia Cortella, Spi Cgil Vicenza, e Franca Leonardi, Spi Cgil Rovigo.
Il mattino di giovedì 11, nel Cortile Urbano di Rovereto, Lella Costa ha fatto ridere e commuovere tutta la platea dello Spi Cgil, con un monologo che ha toccato temi come cura, memoria e invecchiamento. Di solitudine, fragilità e cura si è parlato poi nella tavola rotonda “Fuori, insieme. La cura come gesto politico tra relazioni, lavoro e cittadinanza“, con Alba Bonetti, coach e formatrice di caregiver; Walter Massa, presidente dell’Arci, Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil, e Sandra Zampa, senatrice del PD.
Interessanti gli spunti di analisi di tutti gli ospiti. Riportiamo in primis le idee di Scacchetti su quanto può fare lo Spi Cgil nel contesto attuale, che è sicuramente inedito: non è mai successo nella storia che le persone avessero la possibilità di vivere così a lungo. Bisogna quindi immaginarsi come “aggiungere vita agli anni, non [solo] anni alla vita”, per citare Rita Levi Montalcini.
- Lo Spi Cgil fa tutela dei diritti individuali, rimanendo nella prossimità, dove può intercettare le fragilità.
- Lo Spi Cgil fa rappresentanza, provando a difendere i diritti e i valori collettivi che ha conquistato nel passato e che vediamo messi a rischio oggi, ma anche a occuparsi del futuro.
- Lo Spi Cgil fa mediazione sociale e costruzione della società. L’impoverimento culturale, sociale e politico è dovuto anche ai cittadini che si sono allontanati dalla “cosa pubblica”. Dobbiamo uscire dalla nostalgia dei tempi andati e immaginarci che le fragilità della vecchiaia siano un terreno di sperimentazione. Immaginare una società che accetta il dolore, la fragilità, la vecchiaia, la morte, e imparare ad apprezzare le peculiarità della vecchiaia, come la lentezza.
Altre riflessioni stimolanti sono emerse in chiusura, con Bonetti che ha sottolineato come dobbiamo partire dalla consapevolezza di essere ignoranti nella gestione della vecchiaia, abbandonare i tabù su vecchiaia e morte, che non fanno che aumentare l’ignoranza in merito, e migliorare le competenze di chi si prende cura degli anziani nei Centri Servizi per anziani. La senatrice Zampa ha invitato a credere che insieme si può cambiare: “Non dobbiamo abbandonare la speranza, perché cambiare è possibile, è già successo in passato“. Intanto bisogna fare insieme il primo passo. Massa ha invece ricordato Berlinguer, che disse “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno“, nell’affermare come, oltre alla cura e alla prossimità, nella lotta alla solitudine un valore aggiunto è la curiosità per ciò che è diverso da noi. E ha chiuso con un invito: “Siate utopisti, reclamate il possibile“. Per Scacchetti, la cura è al centro. È un fatto politico ed economico. Bisogna valorizzare relazioni e lavoro che ci sono dietro la cura, con un lavoro tra generazioni, chiedere un cambiamento delle politiche macro economiche e di prospettiva per il nostro Paese, abbandonando la scelta di investire nella sola “sicurezza”. Essenziale è invertire la cultura della paura e unirci insieme.
A concludere la mattinata, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha sottolineato, tra le altre cose, la centralità della solidarietà tra generazioni e tra lavoratori, lavoratrici, pensionati e pensionate, antitetica rispetto all’idea di competizione e concorrenza che impone la logica di mercato.