Ipotesi sicurezza del Ministro Crosetto. ROMANO (SIULP): “Anacronistica e foriera di pericoli per la democrazia l’ipotesi di istituire la Guardia Nazionale. Governo e maggioranza smentiscano immediatamente”.
“Siamo basiti e per questo senza alcun tentennamento esprimiamo la più ferma contrarietà all’ipotesi, così come avanzata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, di istituire una sorta di Guardia Nazionale. Si tratta di una proposta che riteniamo sbagliata e potenzialmente pericolosa, perché rischia di indebolire, anziché rafforzare, il modello di sicurezza civile del Paese, giacché lo allontana da quel modello democratico e costituzionale che è e deve rimanere l’unico riferimento di ogni scelta su tale materia. Senza voler sottolineare, inoltre, che tale proposta è anche in palese contraddizione con quanto dichiarato sempre dallo stesso Ministro allorquando affermò che intendeva ritirare i militari impegnati in Strade Sicure sostenendo che gli stessi servivano per fare il servizio per il quale erano stati addestrati e non certamente quello della sicurezza interna”.
È quanto dichiara Felice ROMANO Segretario Generale del SIULP, il primo sindacato dei Comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico.
“L’ordine e la sicurezza pubblica nel nostro Paese – sottolinea Romano – sono affidati all’Autorità civile nazionale (Ministro dell’Interno e non della Difesa), provinciale (Prefetto per la gestione politica e Questore per la gestione tecnica) e alle locali (Dirigente del Commissariato di P.S. ove esistente ovvero al Sindaco) che si avvalgono delle Forze di Polizia attraverso il coordinamento operato dal Direttore Generale della P.S.-Capo della Polizia in ambito Nazionale e dal Questore in ambito Provinciale atteso che la legge attribuisce, in via esclusiva, la titolarità dell’Autorità di PS alla Polizia di Stato, come stabilito dalla Legge n. 121 del 1981. Una norma speciale che disciplina in modo chiaro l’assetto democratico e civile della sicurezza pubblica del nostro Paese. Una volontà precisa scaturita anche dalle vicissitudini registrate in passato quando apparati militari hanno tentato di cambiare l’ordine democratico. Ogni tentativo, peraltro non affrontato nel Parlamento, di modificare o mettere in discussione questo equilibrio, come dimostrato dai tentativi falliti in passato, significa aprire una strada inquietante e pericolosa oltre che incompatibile con i principi democratici e costituzionali sanciti dalla nostra Costituzione. Ma quello che più preoccupa è il silenzio assordante della maggioranza di Governo che, almeno sino ad ora, non ha smentito tale ipotesi e tantomeno ne ha preso le distanze. Sulla sicurezza non esistono scorciatoie né soluzioni autoritarie che possano, rispetto al dogma che sicurezza e libertà debbano necessariamente viaggiare insieme in ogni democrazia avanzata e che per noi rappresenta un rapporto inscindibile, risolvere le problematiche che abbiamo, significando che piuttosto che inseguire soluzioni propagandistiche, meglio sarebbe che il Governo, ascoltando chi opera in questo delicato settore, affronti concretamente i problemi che incidono sulla sicurezza dei cittadini e sulle condizioni di lavoro degli operatori. Da anni – sottolinea il leader del SIULP – denunciamo la grave carenza di organici e la necessità di maggiori investimenti nella formazione e nelle risorse per il riconoscimento della professionalità e per l’insufficienza del personale che opera con una specificità unica subendo gravi sperequazioni retributive e previdenziali. Una specificità che anche nel contratto che stiamo discutendo trova legittimazione con idonee risorse per garantire maggiore operatività e presenza sul territorio oltre che i giusti riconoscimenti stipendiali e previdenziali. Non è un caso, infatti, che proprio sulla “previdenza dedicata”, irrinunciabile per garantire la specificità ed evitare la creazione dei nuovi poveri del pubblico impiego, c’è il rischio che possano saltare le trattative con conseguenti manifestazioni di piazza. Sono queste le vere emergenze da affrontare. Le donne e gli uomini in divisa meritano rispetto, valorizzazione e sostegno in termini concreti e non artifici che tentino di coprire le problematiche restringendo gli spazi di democrazia dei cittadini e degli stessi operatori. Ecco perché rinviano al mittente ogni tentativo di utilizzarli come strumenti di diatribe partitiche o di consenso politico. La sicurezza e la libertà sono due diritti fondamentali di ogni cittadino che prescindono dal colore politico della maggioranza che sostiene il Governo in carica. Ed in quanto tali, non possono né essere militarizzati né tagliati. Essi vanno difesi nello spirito democratico e nel dettato della nostra Costituzione e della Legge 121 del 1981 che è e resta il caposaldo di una democrazia avanzata quale è quella del nostro Paese. La sicurezza democratica, civile e costituzionale – conclude Romano – è un diritto fondamentale che si costruisce attraverso investimenti adeguati, coordinamento tra le istituzioni, rafforzamento dei servizi pubblici, contrasto alle disuguaglianze e alle marginalità sociali, promozione e rafforzamento della coesione sociale con tutela del diritto al dissenso e alla partecipazione democratica che deve essere accompagnata dal rispetto delle leggi. Per questo, nel riaffermare ogni nostra convinta contrarietà alla militarizzazione della sicurezza nel nostro Paese e quindi di qualsiasi iniziativa che possa agevolare tale involuzione, ci aspettiamo ora una smentita da parte del Governo e dalla maggioranza che lo sostiene, riguardo al fatto che non esiste alcuna volontà di equiparare la sicurezza interna ad organismi militari”.
Roma, 25 Giugno 2026
SIULP CS#36-2026 IPOTESI GUARDIA NAZIONALE MINISTRO CROSETTO