Il contrasto alla povertà energetica è l’obiettivo del progetto Portinerie Energetiche, promosso dalla Rete delle Portinerie di comunità con il sostegno di Iren attraverso la Fondazione Banco dell’Energia, e in collaborazione con Leroy Merlin, (RI)GENERIAMO e il Politecnico di Torino. Camilla Munno, responsabile della rete nazionale delle Portinerie di comunità (rete di luoghi ideati dalla Rete Italiana di Cultura Popolare e marchio registrato), ci racconta genesi e caratteristiche del progetto al quale (RI)GENERIAMO è felice e orgogliosa di contribuire.
Cos’è la Rete Italiana di Cultura Popolare e di cosa si occupa?
Rete Italiana di Cultura Popolare è un’associazione di promozione sociale (Aps), ha sede a Torino ma opera su tutto il territorio italiano. È un ente di ricercazione che unisce sociologi, antropologi, urbanisti, economisti, ma anche educatori, artisti e operatori sociali. Il percorso che l’ha caratterizzata, iniziato con lo studio dei riti e delle feste nei diversi territori italiani, si è poi sviluppato in progetti che sperimentano nuovi modelli di socialità. Lo strumento di analisi e indagine delle comunità di prossimità che viene utilizzato è il Portale dei saperi, la prima piattaforma di welfare di comunità in grado di evidenziare bisogni e competenze di un quartiere o di un territorio, ideata insieme al primo Presidente della Rete, il Prof. Tullio De Mauro . Un dispositivo di attivazione di comunità che raccoglie bisogni, competenze e desideri delle persone e grazie all’uso dell’intelligenza artificiale permette di generare corrispondenze per gruppi di interessi, creando gruppi e facendo nascere attività culturali, a partire dalle risorse del territorio.
Come avete deciso di occuparvi di povertà energetica?
Nel 2020 abbiamo fatto partire il progetto delle Portinerie di comunità, la prima è nata a Porta Palazzo a Torino in una ex edicola, luoghi culturali e sociali che stanno rigenerando spazi e relazioni. Aperta in pieno lockdown, svolge servizi di prossimità attraverso l’ascolto delle comunità. Proprio grazie a questa fase di ascolto e recezione dei bisogni, il pagamento delle bollette energetiche è emerso come una delle nuove criticità diffuse. All’inizio per darvi risposta indirizzavamo le persone all’ecosistema di soggetti pubblici e privati con cui collaboriamo. Poi dialogando con Leroy Merlin, con cui collaboriamo da anni (ad esempio per il progetto degli Empori Fai da Noi, ndr), e con (RI)GENERIAMO (che nel 2021 è stata fra i firmatari del Manifesto “Insieme per contrastare la Povertà energetica”, ndr), è sorta l’opportunità di partecipare a un bando di Fondazione Banco dell’Energia, per progetti di contrasto alla povertà energetica. Il progetto presentato si è aggiudicato 100.000 euro grazie al sostegno di Gruppo IREN.
Com’è nata l’idea del progetto Portinerie Energetiche?
Dalla volontà di offire un sostegno dal punto di vista economico a persone e famiglie in difficoltà ecoomica e sociale, che non si fermasse allo sportello assistenziale ma proseguisse inserendo le persone in azioni culturali, offerta di servizi di prossimità o percorsi formativi sul tema della povertà energetica. La prima fase del progetto è iniziata tra ottobre e dicembre 2025, con l’attivazione di tavoli di lavoro con assistenti sociali, Comuni, consorzi socio-assistenziali e altri enti erogatori di contributi per la povertà energetica, nei territori piemontesi di Torino, Biella, Fossano/Savigliano, con l’obiettivo di capire chi faceva cosa, elaborare misure attive e comprendere come non sovrapporsi ma lavorare in rete. In particolare si è creato un proficuo rapporto con i servizi sociali, specialmente a Torino, che hanno iniziato a metterci in contatto con le persone in situazione di maggiore vulnerabilità. A gennaio abbiamo cominciato a incontrare direttamente queste persone, sottoponendo loro un questionario, definito insieme alla attuale Presidente della Rete, Chiara Saraceno, e al comitato scientifico, che ci ha permesso di elaborare, anche grazie a quanto era emerso nei tavoli di lavoro, i criteri di selezione per l’erogazione dei contributi: ad esempio la numerosità delle famiglie, l’Isee, la presenza di figli minori a carico o di persone con disabilità o malattie croniche, la situazione lavorativa in corso e eventuali bonus e sussidi percepiti.
Come sta andando il progetto e che risultati sono stati raggiunti finora?
L’obiettivo del progetto è arrivare a coprire un minimo di 300 famiglie nel corso del 2026, e siamo a più della metà. La richiesta è molto elevata, in buona parte si tratta di donne sole con figli o famiglie molto numerose. C’è un grosso problema legato alla difficoltà di comprensione della burocrazia, specie per le persone di lingua straniera, del linguaggio utilizzato ad esempio negli estratti conto delle bollette, del funzionamento del mercato energetico e dei bonus che si hanno. E poi c’è un problema di povertà in senso assoluto, all’interno del quale la povertà energetica si inserisce, ragionando sempre sul “dopo”.
In che senso?
Nel senso che l’obiettivo è il proseguimento della relazione che si è instaurata attraverso l’urgenza del pagamento delle bollette. Abbiamo ad esempio numerosi strumenti grazie ai quali possiamo inserire le persone in progetti culturali che prevedono la fruizione gratuita di eventi culturali come “La cultura è un dono”, attività che come abbiamo constatato riesce a dare sollievo alle persone e ad alleggerire il peso della loro situazione economica. Invitiamo anche le persone a fruire corsi e a vivere la socialità in spazi come le Portinerie stesse. In programma ci sono inoltre incontri pubblici con la Fondazione Banco dell’Energia per aiutare le persone inserite nel progetto a diventare più consapevoli dei propri consumi energetici e anche dell’importanza di saper gestire le spese familiari.
Quali sono i prossimi passi del progetto?
Dato il volume di richieste, credo riusciremo ad oltrepassare l’obiettivo delle 300 famiglie, con le quali la Rete delle Portinerie coltiverà nel tempo le relazioni. Trattandosi di un progetto pilota, c’è anche l’auspicio di poter proseguire ad affrontare il problema della povertà energetica magari con una nuova progettualità, ad esempio espandendo il progetto in altre Regioni in cui già siamo presenti, come Lombardia, Campania o Sicilia. Non solo per replicarlo, ma anche per rafforzarlo.