30 Giugno 2026
Meritevoli decisi per legge, svuotato il ruolo degli organismi indipendenti di valutazione e sostituito il concorso con una procedura opaca e farraginosa per il personale interno
“L’approvazione definitiva da parte del Senato della Repubblica del DDL merito (AS 1778) proposto dal Ministro Zangrillo è un grave passo indietro rispetto alle reali esigenze dei dipendenti pubblici di vedere riconosciuta la propria professionalità e competenza. In più, assistiamo all’ennesima invasione di campo da parte della legge in ambiti che dovrebbero essere riservati alla disciplina dettata dalla contrattazione collettiva, ed è sempre più forte il rischio di un controllo diretto della politica sulla Pa”.
Lo si legge in una nota di Funzione pubblica Cgil.
“I più meritevoli vengono decisi per legge riportando indietro le lancette dell’orologio a stagioni passate già sconfitte dalla storia e della determinazione dei dipendenti pubblici, dove secondo il legislatore solo il 30% poteva ambire alle valutazioni (e quindi al trattamento economico) più alte; gli organismi indipendenti di valutazione vengono svuotati delle loro competenze e ridotto il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice, che passa sotto il controllo diretto della politica. E ancora: al concorso viene sostituita una procedura opaca e farraginosa per i passaggi di carriera interni, dove la trasparenza è messa in discussione alla radice con un percorso che premia la fedeltà al proprio dirigente più che le competenze dimostrate realmente e in maniera oggettiva sul campo”.
“Durante tutto l’iter parlamentare abbiamo rappresentato tutto ciò sia ai deputati che ai senatori e, nonostante la condivisione a parole di diversi punti che abbiamo sollevato, dobbiamo prendere atto che la maggioranza parlamentare, mal celando qualche imbarazzo, ha comunque preferito schiacciarsi sulla posizione del Governo senza accettare alcuna modifica proposta. Una legge sbagliata – prosegue la nota – che mette in discussione l’autorevolezza e l’imparzialità della pubblica amministrazione che mortifica e frustra le legittime ambizioni di riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della PA. Non hanno bisogno di pagelline, di competizioni forzate per raggiungere percentuali predeterminate di ‘migliori’ o ancora di meccanismi di selezione per la carriera dirigenziale opachi e senza garanzie di adeguata imparzialità, trasformando la dirigenza pubblica in mera esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo anche grazie allo svuotamento delle competenze degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV). Servono invece – conclude Fp Cgil – il superamento dei tetti di spesa per il salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga oltre ad una formazione di qualità attinente alle loro figure professionali”.