Suicidio medicalmente assistito: il confronto in commissione Sanità

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Introduzione

Medici, ricercatori, sindacati, giuristi, associazioni esprimono parere sostanzialmente favorevole al progetto di legge Avs, Pd, Civici e M5s a prima firma Paolo Trande (Avs) sul suicidio medicalmente assistito. Unica voce espressamente contraria quella di Francesco Perboni di Provita e famiglia. 

È quanto è emerso nel corso della commissione Politiche per la Salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli che ha ascoltato i pareri sul progetto di legge che, di fronte a pazienti affetti da malattie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili, vuole regolamentare in Emilia-Romagna l’accesso al suicidio medicalmente assistito in coerenza con i principi costituzionali, la giurisprudenza costituzionale, la legislazione statale, che definisce i diritti fondamentali – tra cui il diritto alla cura e all’autodeterminazione –, e l’organizzazione dei servizi sanitari sul piano territoriale. 

“Non agire a livello nazionale non aiuta il lavoro delle Regioni”, ha premesso il presidente Muzzarelli per il quale “vivere fino all’ultimo giorno con dignità e senza sofferenza è un diritto. Il tema del fine vita non è solamente politico perché riguarda tante famiglie ed è giusto promuovere un sistema sanitario capace di prendersi cura delle persone nella lora interezza. L’autodeterminazione di ciascun individuo è una scelta personale e il ruolo delle istituzioni non è giudicare ma fare sì che avvenga in modo dignitoso e protetto”. 

“La legge si prefigge di dare piena attuazione e garantire equità di accesso e medesime condizioni a tutti i pazienti emiliano-romagnoli che presentino i requisiti che rendono non punibile l’aiuto al suicidio, come da ripetute sentenze della Corte costituzionale”, spiega la relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd) che ricorda come “la proposta valorizza il ruolo del Servizio sanitario regionale, delle professionalità coinvolte e della relazione di cura, prevedendo verifiche rigorose, valutazioni multidisciplinari e il pieno coinvolgimento del paziente. Restano centrali l’informazione completa, l’accesso alle cure palliative e la possibilità di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta: questa legge rispetta tutte le sensibilità. Riteniamo che una Regione abbia il dovere di utilizzare tutti gli strumenti che le proprie competenze consentono per tutelare i cittadini ed evitare disparità di trattamento”. 

Opposta la posizione del relatore di minoranza Nicola Marcello (FdI) per il quale “siamo contrari a ogni deriva che porti all’eutanasia, mentre siamo a favore del potenziamento delle cure palliative. Questa proposta di legge è una fuga in avanti da parte della Giunta e della maggioranza su una materia estremamente delicata che coinvolge aspetti etici, giuridici e sanitari fondamentali e che meriterebbe equilibrio, prudenza e rispetto delle competenze istituzionali. Mentre il Governo e il Parlamento stanno lavorando seriamente per individuare una disciplina nazionale condivisa sul tema, il centrosinistra in Regione decide improvvisamente di accelerare su una questione tanto delicata, rischiando di bloccare per settimane i lavori dell'Assemblea legislativa e lasciando in secondo piano le vere priorità degli emiliano-romagnoli”. 

Per l’assessore alla Sanità Massimo Fabi “è un onore affrontare un tema così importante. La proposta di legge è un atto di civiltà”. 

Gli interventi delle associazioni 

Francesco Perboni di Provita e famiglia è categorico: “La proposta va respinta. Se si inseriscono queste prestazioni nel Servizio sanitario regionale si mette la morte procurata tra le risposte pubbliche cambiando il volto del sistema sanitario. Ci sono rischi da evitare come abusi e abbandono delle persone sole e fragili. Il diritto di morire può essere percepito dal malato come ‘dovere di morire’ per non essere di peso. Le cure palliative devono essere un prerequisito concreto per ridurre la domanda di suicidio assistito. La Regione deve prima di tutto garantire il diritto a essere curati, non organizzare la morte ma garantire fino in fondo la cura. L’autodeterminazione non è un valore assoluto: quando una persona è sola non dobbiamo trasformare la sua richiesta di morte in una prestazione sanitaria”.  

Recapiti