C’è una frase che ogni appassionato di mountain bike ha pronunciato almeno una volta.
“Non vedo l’ora che inizi la discesa.”
È comprensibile.
La discesa è spettacolare, divertente, adrenalinica. È il momento che molti aspettano per tutta la giornata.
Eppure esiste un piccolo segreto che le Guide MTB conoscono molto bene.
Le uscite più belle non si ricordano per la discesa.
Si ricordano per come si è affrontata la salita.
Soprattutto in estate.
Perché quando il sole è alto, il sentiero sembra non finire mai e il GPS continua a mostrare centinaia di metri di dislivello ancora da conquistare, la salita smette di essere soltanto un tratto del percorso.
Diventa un dialogo tra il biker e il proprio corpo.
L’estate cambia completamente il modo di salire
Una salita affrontata a maggio non è la stessa affrontata a luglio.
Le temperature elevate modificano profondamente il lavoro del nostro organismo.
Il cuore deve pompare più sangue non soltanto ai muscoli, ma anche alla pelle per disperdere il calore. La sudorazione aumenta, il consumo di liquidi cresce e la sensazione di fatica arriva prima.
È perfettamente normale.
L’errore più comune consiste nel voler mantenere lo stesso ritmo che si avrebbe in una giornata fresca.
Le Guide lo ripetono spesso durante i tour estivi.
Non è il caldo ad averci resi meno allenati.
Sono semplicemente cambiate le condizioni.
E il biker intelligente è quello che sa adattarsi.
La vera forza è partire piano
Molti ciclisti vivono la prima parte della salita come una sfida.
Si lasciano trascinare dall’entusiasmo, seguono il ritmo degli amici o cercano di recuperare qualche posizione nel gruppo.
Dopo venti minuti, però, il conto arriva puntuale.
Le gambe si induriscono, il respiro diventa affannoso e ogni tornante sembra più lungo del precedente.
Le Guide più esperte fanno esattamente il contrario.
Partono con estrema tranquillità.
Quasi sembrano andare troppo piano.
Ma è proprio quella gestione delle energie che permette loro di mantenere un ritmo costante fino alla vetta.
La salita non si vince nei primi cinque minuti.
Si costruisce un metro alla volta.
Il caldo si combatte anche con la testa
Quando la temperatura supera i trenta gradi, il fisico conta.
Ma conta ancora di più la lucidità.
Bere prima di avere sete.
Mangiare prima di avere fame.
Scegliere un tratto d’ombra per fare una breve pausa invece di fermarsi quando ormai si è in crisi.
Sono piccoli dettagli che fanno una differenza enorme.
Le Guide imparano molto presto che prevenire è infinitamente più semplice che recuperare.
Una crisi di caldo raramente arriva all’improvviso.
Prima manda tanti piccoli segnali.
Sta a noi imparare ad ascoltarli.
Ogni salita racconta qualcosa del biker
C’è chi affronta il dislivello con pazienza.
Chi si innervosisce.
Chi parla continuamente.
Chi si chiude nel silenzio.
La salita tira fuori il carattere delle persone.
Ed è uno dei motivi per cui una Guida osserva sempre il gruppo durante le lunghe ascese.
Non guarda soltanto come pedalano.
Guarda come reagiscono.
Perché è proprio lì che emergono la stanchezza, la gestione dello stress, la capacità di collaborare e quella resilienza che nessuna discesa riesce a mettere in evidenza.
La vetta non è il traguardo
Molti pensano che arrivare in cima significhi aver concluso la parte difficile.
In realtà è proprio lì che bisogna ricominciare a ragionare.
Reidratarsi.
Mangiare qualcosa.
Indossare eventualmente un antivento.
Prepararsi mentalmente alla discesa.
Le Guide sanno che moltissimi errori tecnici avvengono proprio dopo una lunga salita.
Quando la stanchezza abbassa la concentrazione e il biker pensa ormai soltanto al divertimento.
Per questo una breve sosta prima di ripartire vale spesso più di qualsiasi regolazione delle sospensioni.
È in salita che nasce una Guida
Una Guida MTB non si riconosce soltanto da come affronta un passaggio tecnico in discesa.
Si riconosce soprattutto da come gestisce una lunga salita estiva.
Dal ritmo che imposta.
Dalla capacità di leggere il gruppo.
Dal momento in cui decide di fermarsi.
Da come incoraggia chi è più in difficoltà senza metterlo sotto pressione.
Sono competenze che non si improvvisano.
Nascono dall’esperienza, ma soprattutto da una formazione continua.
È questo il cuore dei percorsi dedicati alle Guide MTB dell’Accademia Nazionale del Ciclismo.
Perché accompagnare un gruppo significa molto più che conoscere un sentiero.
Significa conoscere le persone.
E prima ancora, conoscere sé stessi.
Alla fine della giornata il panorama dalla vetta sarà lo stesso per tutti.
Ma chi avrà imparato davvero qualcosa non sarà quello arrivato per primo.
Sarà quello che avrà capito che la salita non era un ostacolo.
Era la parte più preziosa del viaggio.