Visibilità AI e GEO: cosa è cambiato per le aziende - Noetica

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Per anni abbiamo misurato l’efficacia di una strategia SEO sulla base della sua capacità di intercettare le ricerche degli utenti, posizionare un contenuto web e ottenere più click possibili in entrata al sito aziendale. Oggi questo percorso non è più così lineare: il processo è cambiato, così come l’obiettivo da perseguire.

Come abbiamo già detto parlando di AI Overview e GEO, l’introduzione degli LLM (Large Language Model) – i modelli linguistici di grandi dimensioni alla base di strumenti come ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e Perplexity – ha accelerato ulteriormente questo cambiamento imponendo alle aziende di ripensare alla propria presenza digitale.

Oggi gli utenti non si limitano più a digitare una parola chiave e a scegliere tra una lista di link presenti in SERP; sempre più spesso, infatti, fanno domande articolate e chiedono sintesi, confronti, consigli e spiegazioni operative. Le risposte arrivano direttamente all’interno di Google (senza cioè che l’utente debba approfondire sul sito aziendale) oppure dentro ad una piattaforma AI che seleziona, rielabora e cita le fonti che ritiene più utili, autorevoli e pertinenti.

Per le aziende questo scenario introduce una nuova priorità: non basta più essere trovati dagli utenti in target, ma bisogna diventare una fonte affidabile e “citabile” dai sistemi di intelligenza artificiale.

L’obiettivo di questo articolo è spiegare perché questo cambiamento riguarda da vicino le imprese e quali azioni possono intraprendere per migliorare la propria visibilità sulle piattaforme di AI.

Come sono cambiate le ricerche degli utenti?

Il cambiamento era già in corso prima dell’esplosione dell’AI generativa, ma gli LLM lo hanno accelerato. Abbiamo selezionato qualche numero per dare un’idea più precisa delle trasformazioni in atto.

Secondo lo studio di SparkToro e Datos, il 59,7% delle ricerche Google nell’Unione Europea e il 58,5% negli Stati Uniti si conclude senza un click verso un sito internet. In altre parole, in più della metà dei casi l’utente ottiene ciò che cerca direttamente nella pagina dei risultati senza visitare alcun sito.

Per le aziende questo significa una cosa molto concreta: il traffico organico non può più essere considerato l’unico indicatore della visibilità digitale e la principale KPI per valutare l’efficacia di una strategia SEO. Gli uffici marketing devono cambiare obiettivi perché non basta più lavorare per scalare la SERP e ottenere click; è necessario costruire contenuti capaci di essere intercettati, compresi e valorizzati direttamente negli ambienti in cui l’utente riceve la risposta.

Search Engine Land ha rilevato che le sessioni provenienti da fonti AI sono passate da 17.076 a 107.100 nel confronto gennaio-maggio 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024: un aumento del 527% anno su anno.

Questo secondo dato conferma che le piattaforme AI stanno diventando un nuovo punto di accesso alle informazioni. Anche se i volumi restano inferiori rispetto alla ricerca tradizionale, per le aziende il segnale è rilevante: gli LLM possono influenzare la percezione del brand e orientare in modo decisivo le decisioni degli utenti senza che questi ultimi abbiamo bisogno di visitare i canali proprietari. 

Il cambio di paradigma: dalla ricerca del click alla brand reputation

Alla luce di questi dati, è evidente che il reparto marketing aziendale debba porsi una nuova domanda: il nostro brand è abbastanza autorevole e riconoscibile da poter essere selezionato da un sistema AI?

Il punto, quindi, non è abbandonare SEO, contenuti o attività di posizionamento organico, ma ampliarli. Alle metriche tradizionali – traffico e keyword in primis – si affianca la necessità di monitorare anche nuovi segnali: presenza nelle risposte AI, citazioni del brand e reputazione digitale complessiva.

È qui che entra in gioco la GEO (Generative Engine Optimization) cioè l’insieme delle attività pensate per aumentare le probabilità che un contenuto venga selezionato e citato dai motori generativi e dagli assistenti AI.

Contenuti che “piacciono” all’AI e dove trovarli

Per un’impresa, quindi, lavorare sulla visibilità AI significa fare in modo che il proprio ecosistema digitale sia aggiornato, autorevole e coerente. Non solo sul sito, ma in tutti i punti in cui il brand può essere intercettato: motori di ricerca, piattaforme AI, canali social, testate giornalistiche, forum, etc…

Quali contenuti privilegiano gli LLM

Gli LLM premiano soprattutto i contenuti chiari, affidabili, aggiornati, facili da interpretare e che rispondono in modo diretto alle domande degli utenti; meglio poi se questi contenuti sono firmati da autori riconoscibili e competenti e se citano dati, fonti istituzionali e studi verificabili.

Gli LLM, inoltre, apprezzano i contenuti capaci di approfondire un tema specifico (aggiornandolo nel tempo). Anche la presenza di informazioni originali, esempi, casi studio, opinioni di esperti o dati proprietari può aumentare la probabilità che un contenuto venga considerato utile e autorevole.

Allo stesso modo, è importante che le informazioni vengano aggiornate quando cambiano normative, dati o scenari e che il linguaggio utilizzato sia naturale e vicino al modo in cui le persone formulano realmente le proprie domande.

In sintesi, gli LLM non cercano semplicemente testi ottimizzati, ma contenuti autorevoli e facilmente riutilizzati come risposte attendibili.

E da quali fonti attingono

Per trovare le informazioni da utilizzare, gli LLM non si limitano al sito ufficiale dell’azienda. Sul sito possono attingere ad articoli di blog, FAQ, pagine prodotto, contenuti firmati e pagine ben strutturate anche dal punto di vista tecnico. All’esterno, invece, cercano informazioni su LinkedIn, soprattutto per i contenuti professionali e i contributi di esperti, su YouTube attraverso titoli, descrizioni, sottotitoli, trascrizioni, capitoli e commenti, oppure su Reddit, forum e community, dove trovano domande reali, esperienze dirette e un linguaggio spontaneo.

Anche le recensioni presenti su Google Business Profile o su piattaforme come Trustpilot possono contribuire a rafforzare l’affidabilità percepita di un brand. Lo stesso vale per le citazioni su testate giornalistiche e media autorevoli. Persino le semplici menzioni del brand (anche quando non contengono un link diretto) possono aiutare i sistemi di intelligenza artificiale a collegare quell’azienda a determinati temi e ambiti di competenza.

La logica, quindi, è abbastanza chiara: il sito attesta la competenza del brand, mentre le fonti esterne la confermano. Più le informazioni sono coerenti tra loro e associate agli stessi temi, più aumenta la probabilità che un LLM riconosca il brand come fonte autorevole e lo citi nelle proprie risposte.

Gli interventi da prevedere per migliorare la visibilità AI del tuo brand

Le attività da mettere in campo possono essere organizzate in tre grandi aree: gestione dei contenuti del sito, interventi tecnici sullo stesso e attività esterne al sito per rafforzare la reputazione digitale.

1. Gestione dei contenuti del sito

Il primo livello di intervento riguarda i contenuti proprietari presenti sul sito aziendale: dato che i sistemi AI tendono a valorizzare contenuti chiari, aggiornati, ben strutturati e utili per rispondere alle domande degli utenti è necessario che le aziende lavorino su testi pensati non solo per posizionarsi con una keyword, ma per presidiare in modo completo e credibile un determinato territorio informativo.

Questo significa, ad esempio:

  • rispondere in modo diretto alle domande più frequenti degli utenti;
  • usare titoli e sottotitoli chiari;
  • organizzare le informazioni in modo logico;
  • aggiornare periodicamente i contenuti già pubblicati;
  • citare dati e fonti autorevoli;
  • valorizzare firme, autori, competenze interne e contributi di esperti.

In questo scenario, blog e glossari diventano strumenti ancora più strategici. Non servono solo ad alimentare il traffico organico, ma a costruire nel tempo l’associazione tra brand e temi di competenza. Più un’azienda pubblica contenuti utili, coerenti e aggiornati su un determinato argomento, più aumenta la probabilità di essere riconosciuta come fonte autorevole anche dai sistemi AI.

2. Interventi tecnici sul sito

La qualità dei contenuti è fondamentale, ma da sola non basta. Le informazioni devono essere anche facilmente leggibili e interpretabili dai motori di ricerca e dai sistemi di intelligenza artificiale.

Per questo motivo è importante lavorare anche sugli aspetti tecnici del sito. Tra gli interventi da valutare rientrano, ad esempio, il potenziamento dei dati strutturati, l’ottimizzazione del sito per gli agenti AI – sistemi autonomi che navigano le pagine web per conto degli utenti interpretando la struttura attraverso HTML, albero di accessibilità e rendering visivo – e l’inserimento del file llms.txt, un nuovo standard pensato per indicare ai sistemi AI quali contenuti del sito considerare prioritari.

Tutte queste pratiche sono in rapida e costante evoluzione. Nuove specifiche e linee guida vengono pubblicate con frequenza e gli standard attuali potrebbero cambiare rapidamente. Diventa quindi essenziale mantenersi aggiornati, monitorare le indicazioni ufficiali, sperimentare le soluzioni emergenti e intervenire sul sito ogni volta che nuove evidenze dimostrano la possibilità di migliorarne l’accessibilità per i sistemi di intelligenza artificiale.

3. Attività fuori dal sito per la Digital Reputation

Il terzo livello è forse quello che richiede il cambio di mentalità più forte: i sistemi AI non guardano solo il sito ufficiale di un brand, ma valutano la sua digital reputation attingendo ai “segnali” che arrivano da fonti diverse…

Le recensioni rappresentano segnali esterni di affidabilità e qualità percepita. Non conta solo il volume, ma anche la continuità nel tempo, la specificità dei feedback e la capacità dell’azienda di rispondere in modo professionale, sia ai commenti positivi sia a quelli negativi, come illustrato in questo articolo.

Anche Reddit, forum e community tematiche hanno un ruolo importante perché raccolgono conversazioni spontanee, domande reali, esperienze dirette e confronti tra utenti. Per i sistemi AI, questi contenuti sono utili perché aiutano a capire in quali contesti viene citato un brand, con quale sentiment e in relazione a quali bisogni. Naturalmente, la presenza in questi spazi deve essere gestita dall’azienda con attenzione: non in modo promozionale, ma con contributi utili, competenti e coerenti con le regole della community.

La pagina aziendale LinkedIn permette di consolidare il posizionamento ufficiale del brand, mentre i profili personali di figure interne autorevoli possono dare voce, competenza e riconoscibilità all’azienda. L’integrazione tra presenza corporate e personal branding aiuta a costruire un ecosistema di contenuti più credibile, utile sia per la community sia per i sistemi AI.

Anche YouTube può contribuire alla visibilità AI, soprattutto quando i video sono pensati per rispondere a domande specifiche degli utenti. Titoli chiari, descrizioni curate, playlist tematiche, capitoli e sottotitoli aiutano le piattaforme a comprendere meglio il contenuto dei video: l’’AI, infatti, non “guarda” un video ma può interpretarne le informazioni testuali e strutturali.

Infine, le testate autorevoli contribuiscono a rafforzare la percezione di affidabilità del brand. Una citazione in un articolo, un’intervista o un approfondimento di settore può funzionare come una conferma esterna della competenza dell’azienda, soprattutto quando il brand viene associato ai temi per cui vuole essere riconosciuto.

Il nostro consiglio: serve un approccio integrato

Per ottenere più visibilità AI serve un approccio integrato che – complice la GEO – possa integrare strategia editoriale, interventi tecnici sul sito e attività di brand reputation esterne ai canali aziendali.

Vuoi capire quanto il tuo brand è visibile nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale e quali interventi prioritari mettere in campo? Contattaci: analizzeremo il tuo ecosistema digitale e costruiremo una strategia integrata per rafforzarne autorevolezza, presenza e riconoscibilità.

Immagine in anteprima by unsplash.com

Recapiti
Sara Mariani