Una Guida MTB non pedala mai da sola. Anche quando è davanti al gruppo. - Accademia Nazionale del Ciclismo

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Chi osserva una Guida MTB dall’esterno vede quasi sempre la stessa scena. Davanti c’è lei, dietro il gruppo. Sembra la persona più libera di tutte. Decide il ritmo, sceglie il sentiero, apre la strada. Quasi viene da pensare che sia quella che si diverte di più.

La realtà è molto diversa.

Dal momento in cui il gruppo parte, la Guida smette di pedalare per sé stessa. Ogni decisione, ogni curva, ogni sosta e perfino ogni sorso d’acqua vengono influenzati dalle persone che ha intorno. È un cambiamento mentale enorme, che spesso sfugge anche ai biker più esperti. Essere una Guida non significa pedalare davanti. Significa assumersi una responsabilità che accompagna ogni metro del percorso.

Ed è proprio questo il primo insegnamento che trasmettiamo all’Accademia Nazionale del Ciclismo.

La vera differenza è dove guardi

Il biker guarda il sentiero.

La Guida guarda tutto il resto.

Può sembrare una frase semplice, ma racchiude l’essenza di questo mestiere.

Mentre affronta una salita, una Guida non sta pensando soltanto a quale rapporto utilizzare o a come superare il tornante successivo. Sta osservando il respiro del gruppo, il linguaggio del corpo dei partecipanti, il colore del cielo, il terreno che cambia consistenza e perfino il rumore delle biciclette.

Chi sta parlando meno del solito?

Chi ha smesso di bere?

Chi sta iniziando a irrigidire le spalle nelle discese?

Chi continua a sorridere ma, probabilmente, sta andando oltre il proprio limite?

Sono domande che un normale biker non ha motivo di porsi.

Per una Guida, invece, rappresentano informazioni preziose. Perché quasi tutti i problemi possono essere risolti se vengono riconosciuti in tempo. Una crisi di fame si previene. Un principio di disidratazione si intercetta. Una perdita di fiducia può essere affrontata prima che diventi paura.

Per questo una buona Guida sembra sempre tranquilla.

In realtà sta elaborando continuamente decine di informazioni contemporaneamente.

Guidare significa rallentare il proprio ego

Ogni biker, almeno una volta, ha provato la soddisfazione di essere il più veloce del gruppo. È una sensazione naturale. Fa parte dello sport.

Per una Guida, però, quella soddisfazione perde completamente significato.

Il suo obiettivo non è dimostrare di essere il migliore. È fare in modo che il gruppo viva la migliore esperienza possibile.

Significa rinunciare a una discesa affrontata al massimo delle proprie capacità perché qualcuno ha bisogno di vedere le traiettorie con più calma.

Significa fermarsi dieci volte per spiegare un passaggio tecnico senza pensare al cronometro.

Significa aspettare chi è rimasto indietro senza trasmettergli la sensazione di essere un peso.

È una forma di generosità professionale che si costruisce nel tempo.

Le Guide più apprezzate non sono quasi mai quelle che impressionano per la loro velocità.

Sono quelle che, a fine giornata, riescono a far sentire ogni partecipante migliore di come era partito.

Ed è una differenza enorme.

L’autorevolezza non si impone. Si conquista.

Esiste un momento che ogni Guida conosce bene.

Accade nei primi chilometri del tour.

Il gruppo osserva.

Ascolta.

Valuta.

Non lo fa per diffidenza, ma perché sta inconsciamente cercando una risposta a una domanda fondamentale: posso fidarmi di questa persona?

La fiducia non nasce dal tono della voce, da una divisa o da un brevetto appeso alla parete.

Nasce dai piccoli gesti.

Da una spiegazione chiara prima di un tratto difficile.

Da una sosta scelta nel momento giusto.

Da una correzione tecnica data con rispetto.

Da una decisione presa con calma quando qualcosa non va come previsto.

L’autorevolezza è un capitale che si costruisce lentamente e che può essere perso in pochi minuti.

Per questo la formazione di una Guida non può limitarsi alla tecnica di guida. Deve comprendere comunicazione, psicologia del gruppo, gestione degli imprevisti, orientamento, primo soccorso, conoscenza del territorio e capacità decisionale.

Sono competenze invisibili.

Ma sono proprio quelle che fanno sentire un gruppo al sicuro.

È questo il significato della formazione

Molti arrivano all’Accademia Nazionale del Ciclismo pensando di imparare a guidare meglio una mountain bike.

Naturalmente succede anche questo.

Ma, corso dopo corso, scoprono qualcosa di molto più profondo.

Essere una Guida significa cambiare prospettiva.

La bicicletta resta la stessa.

I sentieri restano gli stessi.

Quello che cambia è il modo di viverli.

Si smette di pensare esclusivamente alla propria prestazione e si inizia a ragionare sul benessere degli altri. Si comprende che ogni scelta può influenzare la giornata di un intero gruppo e che la vera soddisfazione non arriva quando si taglia per primi un traguardo, ma quando tutti, una volta tolto il casco, hanno negli occhi quella luce che soltanto una giornata perfetta in mountain bike sa regalare.

Forse è proprio questa la trasformazione più bella che vive una Guida.

Continuare ad amare la bicicletta come il primo giorno, ma scoprire che la gioia più grande non è più pedalare.

È vedere gli altri tornare a casa con la voglia di farlo ancora.

Recapiti
konrad