di Giada Fazzalari
Il patriottismo è un valore solo di destra? No, il patriottismo è da sempre valore dei socialisti; ma, purtroppo, i massimalisti hanno avuto gioco facile nel confondere, sin dagli albori del fascismo, patriottismo con nazionalismo. Patriottismo e nazionalismo sono due valori addirittura in antitesi, e lo affermiamo proprio oggi che è il 4 luglio, giorno in cui nacque Giuseppe Garibaldi (1807-1882), figura di riferimento del socialismo craxiano, che ebbe il coraggio di riconnettere il sentimento patriottico al Risorgimento, considerando il fascismo una tragica malattia infantile dello sviluppo della nazione italiana. Quando Craxi mise al centro del dibattito culturale degli anni ’80 la figura di Garibaldi, furono in molti a storcere il muso di fronte alla messa in discussione di un teorema ben consolidato dei massimalisti: essere patrioti significava essere criptfascisti, strizzare un occhio alle ragioni dei postfascisti. Furono i socialisti, ancor prima del magistero del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, a rimettere il concetto di patria al centro della scala valoriale della sinistra, e l’infrazione di quel tabù è più attuale che mai, perché ancora oggi a dirsi patrioti e patriottici sono in larga misura le persone di destra, perché quelli di sinistra meno ideologici fanno ancora fatica a dirlo pubblicamente senza rischiare di essere tacciati di ambiguità ideologica. Ma noi socialisti non dobbiamo vergognarci – sull’esempio di Craxi – di definirci patrioti, di amare anzitutto l’Italia, la nostra patria, e senza per questo essere nazionalisti, sciovinisti, razzisti, autarchici, isolazionisti. Essere patrioti significa mettere gli interessi del proprio Paese al primo posto, ma senza per questo considerare gli altri Paesi, l’Unione europea, la parte sana della globalizzazione, i migranti, gli altri visti da noi come una minaccia o come dei nemici. Siamo europeisti in quanto italiani, e siamo globalisti fin dove e fino a quando viene rispettata la nostra identità storica, la nostra sovranità e la nostra scala valoriale. Dire “Viva l’Italia!” – come facevano, appunto, Garibaldi e Craxi – è una dichiarazione di sinistra, e significa essere consapevoli che, per essere cittadini europei e poi del mondo, bisogna prima di tutto sapere da dove si viene, chi si è, a cosa si appartiene, altrimenti il rischio è quello di abbracciare una filosofia politica in cui lo sradicamento diventa funzionale alla crescente trasformazione, voluta dal capitalismo della solitudine, dei cittadini in anonimi consumatori globali. “Italia”, come diceva Pertini, non “nazione”. Noi socialisti dobbiamo dirci patrioti senza timidezze, e dobbiamo farlo proprio adesso che la parola patria è ritornata saldamente nella morsa delle destre e, che il mondo sta sempre di più virando verso forme di nazionalismo bellico e di identitarismo chiuso e minaccioso. Garibaldi, come Craxi, scontò in Tunisia l’ostracismo subito in patria, ma nel celebrare a distanza di molti anni il compleanno dell’“eroe dei due mondi” vogliamo rimarcare da queste pagine l’importanza di un patriottismo laico, tollerante, internazionalista, fiero, orgoglioso, ma non offensivo o tracotante. Non lasciamo il motto “Viva l’Italia!” in mano alle destre o addirittura ai neofascisti, perché il patriottismo è valore fondamentale della sinistra riformista.